La strana coppia: perché DuckDuckGo usa le mappe di Apple

Il motore di ricerca che rispetta la privacy ha stretto un accordo con la casa di Cupertino per usare le sue mappe. Ma l’alleanza potrebbe avere implicazioni più importanti

Mappe di Apple e DuckDuckGoMappe di Apple e DuckDuckGo

DuckDuckGo, il piccolo motore di ricerca che difende la privacy degli utenti (e che può essere impostato come alternativa a Google e Yahoo-Bing sui quasi tutti i browser), ha annunciato che adesso utilizza le mappe di Apple per trovare punti di interesse e dare direzioni per la guida o a piedi. La scelta è stata dettata da una identità di vedute: sia Apple che Duck Duck Go dicono che al centro dei loro interessi e business model c’è il rispetto della privacy degli utenti. Niente tracciamenti, niente profilazioni, niente trattamenti scorretti dei dati.

Prima di vedere la questione delle mappe, occorre fare un passo indietro. Di cosa parliamo quando si parla di motori di ricerca e browser? Google, che è il colosso indiscusso del settore, intende certamente rimanerlo. E per riuscirci, è disposto a pagare. Ovvero, Google (cioè Alphabet, la casa madre) pagano le altre aziende perché la scelta di default per il motore di ricerca dei loro browser sia preimpostata su Google. Tanto poi sono pochissimi quelli utenti che cambiano, e quindi la “spesa” per l’acquisto di clienti vale la candela. Quanto paga Google? Nel 2019 Alphabet ha dato a Tim Cook 15 miliardi di dollariper essere la scelta di default su Safari negli iPhone (però ci hanno guadagnato più di 25 miliardi di fatturato in pubblicità).

Tuttavia, chi prende soldi da più tempo (anche se molti meno) è Firefox, che da quindici anni sopravvive in pratica grazie al business costruito con Google: la fondazione Mozilla dovrebbe incassare quasi mezzo miliardo di dollari per il privilegio di avere Google come motore di ricerca di default su Firefox. Non male per una non profit.

Mappe di Apple e DuckDuckGoLe mappe su DuckDuckGo

La risposta di DuckDuckGo

Solo Microsoft ha deciso di sfidare lo strapotere di Google e lo ha fatto con il suo Bing (l’evoluzione di vari prodotti di Redmond, l’ultimo dei quali era “Live Search”), dentro cui è confluito anche l’archivio di Yahoo nel 2009. Il business è ovviamente la profilazione degli utenti e la vendita dei dati per la pubblicità. Esattamente come fanno Amazon e Facebook, oltre a Google. E come invece non fa Apple.

Per questo DuckDuckGo ha deciso che, per resistere nella sua quarta posizione (dopo Google, Bing e il cinese Baidu) di Davide della ricerca web contro i soliti Golia del settore, l’unica strada possibile era considerare il nemico dei suoi nemici il suo migliore amico.

DuckDuckGo (il nome è uno scherzo su gioco fatto dai bambini dell’asilo nei Paesi anglosassoni, “Duck Duck Goose“, anatra-anatra-oca) è nato nel 2007 in un piccolo paese della Pennsylvania da un’idea di un piccolo imprenditore, Gabriel Weinberg, che ci aveva provato in tempi non sospetti anche a fare un social network (Names database) alternativo. L’idea di Weinberg era quella di costruire un motore di ricerca rispettoso della privacy, “aperto”, capace di filtrare risultati provenienti anche da altri motori di ricerca ma senza passare loro le informazioni sugli utenti, e guadagnare soldi attraverso un semplice sistema di pubblicità “tradizionale”. Se si cerca una pizzeria, compaiono gli inserzionisti di quella categoria, senza alcun tipo di profilazione degli utenti. Inoltre, DuckDuckGo ha dei referrals con Amazon ed Ebay: se si cerca e poi si compra un libro, una commissione va a DuckDuckGo (ma il prezzo per l’utente finale non aumenta).

DuckDuckGoDuckDuckGo

In seguito, l’azienda ha creato anche delle estensioni gratuite per la protezione della privacy durante la navigazione nei principali browser in commercio (Chrome, Firefox, Edge e Safari, iOS e Android). Con poco più di cento dipendenti, DuckDuckGo è in attivo e ha utili per uno o due milioni di dollari all’anno. Lo 0,0001% degli utili di Google, con una frazione delle ricerche: circa 75 milioni al giorno.

Questione di mappe

Se DuckDuckGo usa le mappe di Apple, che sono meno complete sia perché sviluppate in maniera meno aggressiva dei servizi equivalenti di Google, sia perché più rispettose della privacy degli utenti e quindi meno “ricche” di informazioni e risposte derivanti dal tracciamento (ma predisposte all’uso di terze parti), questo dal punto di vista di Cupertino è un esperimento interessante.

Da anni Apple cerca di guadagnarsi uno spazio vitale nel settore delle mappe riacquistandone il controllo rispetto a Google (soprattutto quando vengono utilizzate sugli iPhone dove sono ovviamente fonte di tracciamento geografico) e flirta con l’idea di aprire un proprio motore di ricerca per tutelare e “abbracciare” ancora di più i suoi utenti in un ecosistema perfettamente integrato verticalmente e autosuffciente. In un contesto del genere Apple può vendere il rispetto della privacy come una funzionalità della sua piattaforma e farsi pagare un prezzo premium dagli utenti.

Ma costruire un motore di ricerca da zero è un’impresa molto complessa e difficilmente realizzabile anche da un colosso della tecnologia. Microsoft ha faticato non poco per realizzare il suo e metterci dentro anche le mappe. E proprio queste ultime sono costate tempo, denaro e fatica anche ad Apple, con risultati che non sono mai stati quelli da prima della classe. Ecco dunque che riprende quota l’idea che Apple voglia in realtà comprare DuckDuckGo (se ne parla da tempo) ma ancora non lo fa sia per motivi di opportunità anche rispetto agli antitrust che la tengono d’occhio ma anche perché a Cupertino prendono un sacco di miliardi all’anno da Google per avere il suo motore di ricerca come ‘preferito’ e non vogliono perdere questo flusso di denaro. Tuttavia, questo è un settore dove Apple deve entrare se vuole continuare a essere rilevante.

Lo scenario è quello di una gigantesca partita a scacchi in cui anche il piccolo pedone DuckDuckGo conta moltissimo e può aiutare Apple a dare scacco matto a Google e Microsoft. Oppure non se ne farà di niente e DuckDuckGo rimarrà una piccola eccezione, autosufficiente, in un oceano di enormi orche assassine della ricerca web.

Fonte : Wired