“The specials-Fuori dal comune”, l’autismo alla Festa del Cinema di Roma. La recensione

La commedia agrodolce diretta da Olivier Nakache e Éric Toledano (Quasi Amici, C’est la vie – Prendila come viene, Samba) racconta di un’organizzazione senza scopo di lucro che si occupa di bambini e adolescenti affetti da gravi forme d’autismo. E che lotta per poter continuare ad aiutarli. Con Vincent Cassel e Reda Kateb, arriva nelle sale dal 29 ottobre, dopo essere stato presentato alla Festa del Cinema di Roma. Ecco la recensione del film

The Specials – Fuori dal comune è l’attesissima nuova commedia agrodolce diretta da Olivier Nakache e Éric Toledano (Quasi Amici, C’est la vie – Prendila come viene, Samba) che racconta di un sotto-terreno non visibile agli occhi di tutti: da un lato quello in cui vivono giovani affetti da forme di autismo severo e, parallelamente, le Onlus e le organizzazioni no profit che se ne occupano con dedizione.

Il film ha come scenario la Parigi meno stereotipata bensì quella pulsante in cui si confrontano e si intrecciano vite vere.

Interpretato da Vincent Cassel e Reda Kateb, The Specials ha chiuso con successo l’ultimo Festival di Cannes e ha vinto il Premio del Pubblico al San Sebastián International Film Festival, raccogliendo molti consensi sia di critica sia di pubblico. Sarà presentato ad Alice nella città e arriverà al cinema dal 29 ottobre.

Motivi per vederlo? Mettetevi comodi perché ce ne sono parecchi. Ecco la recensione di The Specials – Fuori dal comune, una pellicola che va vista perché non si tratta solo di intrattenimento. C’è molto di più.

Recensione del film The Specials – Fuori dal comune

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Sia per l’intro sia per molte scene, questo film gioca con gli stilemi di generi lontani dal proprio: l’inizio in medias res, ad esempio, mostra una donna che corre in maniera concitata, inseguita da alcuni uomini. Sembrerebbe a tutti gli effetti il tipico incipit da action movie, con lei braccata dalla polizia o dalla malavita e invece si scopre dopo pochi frame che quella ragazza è affetta da autismo. E a inseguirla sono gli educatori.

Questo meccanismo è uno dei tanti escamotage di narrazione straniante che stanno alla base della pellicola, un modo che permette al film di non scivolare nel solito patetismo che si amalgama alla pietà: in The Specials non c’è pietismo ed è questo che lo rende esattamente come il titolo. Speciale.

Il protagonista Bruno Haroche, interpretato da Vincent Cassel, da 15 anni è responsabile assieme a Malik (Reda Kateb) di un’organizzazione senza scopo di lucro (La voce dei giusti) che si occupa di bambini e ragazzi affetti da forme di autismo gravissimo che nessun’altra struttura è disposta ad accogliere.

Parallelamente, Bruno e Malik insegnano a giovani provenienti da aree disagiate ad assistere quei casi rifiutati dalle istituzioni e classificati come estremamente complessi, svolgendo così una doppia missione sociale.

L’argomento delicato dell’autismo viene trattato in maniera originale, con un taglio inedito. Bruno sembra quasi un investigatore, un poliziotto, un detective che indaga e che prende di petto ogni “caso”, come nella migliore tradizione del noir.

Il cappellino di Bruno

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Bruno indossa sempre un cappellino da baseball e solo a 13 minuti dall’inizio lo toglierà, svelando allo spettatore il motivo – non certo fashion – per cui lo porta: sotto c’è il kippah, il copricapo ebraico. Da quel momento si scopre che uno dei motori che muove il lavoro e la vita di Bruno (e di Malik) è la religione, il fil rouge che intesse di amore puro l’altruismo portato avanti dai protagonisti.

Lo snodo narrativo cruciale è l’arrivo degli ispettori per fare un controllo alla Onlus, inviati dalla commissione generale Affari Sociali.

Sei nel mirino”, dice a Bruno il suo contabile, aggiungendo: “A partire da oggi smettila di dire a tutto il mondo che troverai una soluzione”.
Se frasi come “sei nel mirino” e l’atmosfera plumbea ricreata ad arte per innervare di suspense e ansia l’arrivo degli ispettori conferiscono venature da thriller alla commedia, in realtà dalle parole del contabile emerge semmai il vero focus della narrazione. La guerra tra soldi ed etica, tra economia e amore, uno scontro tra titani che diventa ancora più simbolico nell’essere pronunciato proprio dalla figura più legata ai soldi che esista. Quella del contabile, appunto.

La metafora del pattinaggio sul ghiaccio

Ci sono altre metafore che puntellano di simbolismo The Specials, ad esempio quella del pattinaggio sul ghiaccio.

I ragazzi autistici vengono coinvolti in questa attività e li vediamo spesso intenti a scivolare sulla pista, seguiti e tenuti per mano dagli educatori. Si tratta di scene emblematiche dello scivolare insidioso della vita, ancora più insidioso per chi come loro non ha un equilibrio e non può dunque contare sul proprio baricentro.

La calma di Bruno VS l’agitazione dei ragazzi

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Anche la contrapposizione tra la calma di Bruno e i ragazzi in stato di agitazione e violente crisi è un leit motiv che ci accompagna per tutta la visione. Avendo 15 anni alle spalle di comunicazione attraverso la violenza (quella dei giovani in crisi), Bruno risponde alla vita con una estrema imperturbabilità e pacatezza. Ad eccezione di una scena: quando gli ispettori gli dicono che deve chiudere l’associazione, Bruno attacca la calma al chiodo per esternare tutta la sua angoscia e la sua disperazione.

Lo stesso contrappunto calma-agitazione ritorna nell’accompagnamento musicale di alcune sequenze concitate, ad esempio quando i ragazzi corrono nel campo di calcetto con un sottofondo di pianoforte lento e dalla melodia armonica. Più che sottofondo, il sonoro emerge e pian piano si impone, quasi costringendo il pubblico a “switchare” i sensi e a fare predominare l’udito rispetto alla vista.

Un’inversione di tendenza che rende lo sguardo meno egemone, togliendogli quella tirannia che lo contraddistingue nella nostra società (e nella cinematografia, soprattutto). L’udito diventa fondamentale per conoscere questa realtà e le note del pianoforte cerano una pasta sonora che fa dell’emotional il filo conduttore, toccando i tasti giusti, le corde perfette per entrare in sintonia con la materia trattata.

Una visione corale

Proprio i rapporti tra educatori e ragazzi autistici stanno alla base di tutto, rendendo i sentimenti e le emozioni che li legano il nucleo narrativo.

Si tratta di un viaggio di iniziazione per entrambi, di esperienze che fanno crescere tutti, non solo i giovani problmematici.

È un film sulla comunicazione non verbale, diversa da quella delle persone normodotate ma che si riconferma linguaggio universale con cui tutti quanti possiamo parlare. Dal gesto di uno dei ragazzi di appoggiare la testa alla spalla di Bruno fino alle tesserine con le figure della logopedista grazie a cui due mondi apparentemente lontani si avvicinano (riuscendo a comunicare), in questa pellicola le parole hanno poco da dire. Sono i gesti a parlare per loro, come dimostrano quelli che legano Bruno e Joseph. Quest’ultimo è un ragazzo autistico a cui il fondatore della Onlus pare molto legato e infatti si scoprirà che si tratta del primo caso da lui seguito e in qualche modo salvato.

“In altri posti lo imbottivano di farmaci, trasformandolo in vegetale”, racconta la madre di Joseph agli ispettori che stanno conducendo le indagini sull’associazione La voce dei giusti.
Si capisce quindi che Bruno ha creato l’associazione a partire da Joseph e che il rapporto stretto che si è creato tra loro è quello che diventa il protocollo da seguire tra educatore e paziente. Trasformarsi in figure paterne, permettendo a Joseph e agli altri gesti d’amore filiale come appunto l’appoggiare la testa alla spalla. E, non da ultimo, rassicurare. La frase che è il motto ufficiale di Bruno, “Troveremo la soluzione”, è esattamente ciò che direbbe un padre.
Per lui infatti questo lavoro non è una professione ma una missione, motivo per cui non ha una vita personale al di fuori e quando tenta di costruirsela (partecipando agli shidduc, appuntamenti al buio per conoscere donne ebree con cui fidanzarsi) è perennemente interrotto da questioni lavorative.

Stilemi di altri generi cinematografici presi in prestito

La scena di lui che sta camminando sulla tangenziale si rivela un simbolo fortissimo di come i ragazzi problematici siano un ostacolo per chi “sta in carreggiata”, per chi è normale e quindi può stare “al volante” della propria vita.
Valentin cammina con lentezza, come se stesse pattinando sul ghiaccio (non a caso).

Anche Joseph sembra farlo durante lo spettacolo di teatro-danza con cui il film volge al termine: mentre Bruno nel pubblico lo guarda esibirsi con le lacrime agli occhi che avrebbe un padre, il ragazzo mentre balla sembra finalmente pattinare da solo su quel ghiaccio che non è più scivoloso e insidioso, senza bisogno di un educatore al suo fianco.

E la scena con cui The Specials si conclude non è meno significativa: Bruno toglie delicatamente il casco da boxeur a Valentin e lo accompagna a tavola dove per la prima volta mangerà assieme agli altri.

Un’autorizzazione temporanea straordinaria ha permesso a La Voce dei Giusti di continuare a svolgere il proprio lavoro. Anzi no: la propria missione.

Fonte : Sky Tg24