“Mancano almeno 4mila anestesisti”: l’allarme del primario di rianimazione

“L’allarme dei posti letto è reale, ma nasconde un’altra emergenza che ritengo maggiore relativa alla crisi personale”. A parlare è Marco Riccio, l’anestesista di Piergiorgio Welby, oggi primario di rianimazione a Casalmaggiore (Cremona) e consigliere dell’Associazione Luca Coscioni.  “Se letti e respiratori si possono acquistare il personale non si può creare, e tale mancanza è risultata fondamentale nella difficile gestione della prima ondata”, mette in guardia Riccio in una nota diffusa dall’associazione.

“Il rapporto ottimale paziente anestesista è di 1 a 4, quello paziente infermiere di 1 a 2. Già in condizioni di attività normali in Italia, secondo i dati Siaarti  (la Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva, ndr) mancano all’appello 4000 anestesisti”, dice il dottor Riccio.

“In vista della seconda ondata occorre innanzitutto sospendere in alcune aree tutte quelle attività non urgenti e coinvolgere nel settore pubblico anche il personale delle strutture convenzionate minori (come le piccole case di cura), spostandolo nei reparti Covid, cose non avvenute in primavera quando il sistema è andato al collasso”

Mancano anestesisti e rianimatori

Secondo i dati del 24esimo report settimanale “Instant” dell’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari (Altems) dell’Università di Cattolica di Roma, al momento le terapie intensive tengono ma siamo al limite. E anche il report ammette: “Sono aumentati i posti letto in terapia intensiva, ma non il numero degli anestesisti-rianimatori”.

Nel documento si mettono a confronto il numero di anestesisti e rianimatori per posto letto in terapia intensiva prima e dopo l’implementazione dei posti letto rivesti dal Dl34 e l’acquisizione di nuovo personale a valle di bandi per l’acquisizione di personale medico. “Prima dell’emergenza sanitaria il rapporto in Italia tra anestesisti e rianimatori e posti letto di terapia intensiva era di 2,5 – spiega il report – Se consideriamo la risposta strutturale delle regioni, ovvero l’acquisizione di personale tramite bandi per posizioni a tempo indeterminato e determinato, e l’incremento di posti letto previsto dal Dl 34 il rapporto scende a 1,6 (-0,9), con rimarcate differenze regionali”. 

Calabria e Marche le regioni con il valore più basso: 1,4 anestesisti per posto letto di terapia intensiva. Il Friuli Venezia Giulia, con 2 unità per posto letto, è invece la regione che mantiene il rapporto più alto. La regione che registra la riduzione più alta è la Valle d’Aosta (-1,7), passando da 3,5 anestesisti e rianimatori per posto letto prima dell’emergenza a 1,8. Veneto e Molise invece registrano il decremento minore, passando rispettivamente da 1,9 a 1,6 e da 2 a 1,7.

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“È necessario evidenziare – sottolinea Americo Cicchetti, professore ordinario di Organizzazione aziendale della facoltà di Economia dell’università Cattolica – come a fronte dell’aumento dei posti letto di terapia intensiva manca ad oggi un aumento in egual misura del numero degli anestesisti, venendo a minare il rapporto consolidato tra personale anestesista e posto letto in terapia intensiva”.

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Fonte : Today