“Milano a un bivio: contagi o lockdown totale”

Sembra una storia già raccontata quella che illustra oggi La Stampa in un articolo a firma di Chiara Baldi e Francesco Rigatelli. Una storia che ha già portato lutti, eppure rischia di ripetersi senza soluzione di continuità: in Lombardia ci sono 2.419 nuovi contagi in un giorno, di cui 1.319 nell’area metropolitana di Milano. Più del 90% dei positivi è asintomatico, ma le ospedalizzazioni aumentano sempre di più. Eppure, dopo aver prefigurato nuove restrizioni persino per le scuole in tre province tra le più popolose, il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana ha pubblicato un’ordinanza con il freno a mano tirato: “Sono meno preoccupato che a marzo: conosciamo il virus e sappiamo meglio come curarlo”, ha detto ieri. Eppure il retroscena del quotidiano ci racconta tutta un’altra storia: 

Il momento più drammatico della giornata arriva intorno alle 21, quando agli ultimi piani di Palazzo Lombardia, con le luci ancora accese, al tavolo del Comitato tecnico scientifico si scontrano le due anime di questa storia. Da una parte «i tecnici», ovvero scienziati e massimi esperti della sanità lombarda che vorrebbero il pugno di ferro subito per evitare le lacrime di domani; dall’altra il governatore Fontana, con l’assessore Giulio Gallera, reduce da una riunione con i sindaci più importanti, Sala compreso, che invece cerca di frenare. E che, se proprio si deve, spera che sia Roma ad intervenire con una stretta.

È chiaro che i numeri del contagio sono in progressione, e spaventano. Ma nessuno se la sente di proclamare la chiusura totale. Perfino il presidente del Consiglio Conte assicura che Milano non verrà chiusa e con lei l’intera Lombardia, motori dell’economia del Paese. Ma dal Pirellone guardano comunque verso Roma, in attesa che sia il governo a dire l’ultima parola. A un certo punto fa capolino anche Matteo Salvini: «Sono qui come cittadino lombardo» dice prima d’infilarsi in un ascensore che lo porta ai piani alti per modulare la strategia della politica lombarda di fronte alla nuova seconda ondata. La partita è difficile. E basta fare un giro per la città per capire l’aria che tira.

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Il Pirellone quindi torna a sperare che sia Roma a prendere le decisioni più dure, deresponsabilizzando così l’ente. È una storia che abbiamo già sentito. Era febbraio, in provincia di Bergamo. E non è finita per niente bene. Speriamo che non si ripeta. Perché la storia torna sempre due volte: la prima in forma di tragedia. La seconda in forma di farsa. 

Un nuovo Dpcm in arrivo tra domenica e lunedì

Fonte: La Stampa →
Fonte : Today