80 ricercatori bocciano l’immunità di gregge per il coronavirus

È il senso di una lettera aperta appena pubblicata su Lancet, firmata da molti scienziati di diverse nazionalità e discipline

(immagine: Getty Images)

Un gruppo di 80 ricercatori ha lanciato un allarme sulla strategia contro il coronavirus che prevede di usare lo sviluppo di un’immunità di gregge nella popolazione a basso rischio per proteggere le persone più vulnerabili. “È un errore pericoloso non supportato da prove scientifiche”, scrivono in una lettera aperta pubblicata dalla rivista The Lancet, una delle più prestigiose in campo medico.

La lettera, chiamata il John Snow Memorandum, è stata firmata inizialmente da 80 scienziati di diverse nazioni e professionalità: si va dall’epidemiologia alla salute pubblica, passando per la medicina, la pediatria, la virologia e così via, tra cui anche gli italiani Anna Odone, Walter RicciardiCarlo Signorelli.

Vi si legge: “È importante agire in modo deciso e urgente. […] Restrizioni prolungate saranno probabilmente necessarie sul breve termine, per ridurre la trasmissione e compensare i sistemi di risposta alla pandemia inefficaci, per evitare futuri lockdown. Lo scopo di queste restrizioni è sopprimere efficacemente le infezioni da Sars-Cov-2 così da consentire un rapido rilevamento di focolai localizzati e una risposta rapida attraverso la strategia di testing, tracciamento e isolamento“. Secondo gli esperti, “Proteggere le economie è inestricabilmente legato al controllo di Covid-19, bisogna proteggere la forza lavoro e evitare l’incertezza prolungata“.

Le restrizioni in corso, riconoscono gli scienziati, hanno fatto tornare di interesse la strategia dell’immunità di gregge naturale, in sostanza lasciare che la popolazione più sana si infetti senza conseguenze serie per proteggere le categorie a rischio. Ma questa idea avrebbe dei grandi problemi. La trasmissione incontrollata del virus nei più giovani potrebbe infatti causare ancora più casi gravi e morti nella popolazione generale: dati dal mondo reale dimostrerebbero che non è possibile limitare l’epidemia in determinate fasce di popolazione e inoltre non sarebbe etico isolare grandi gruppi.

Non ci sarebbe per di più alcuna prova che esista un’immunità prolungata al virus Sars-Cov-2 dopo un’infezione naturale e un’eventuale immunità potrebbe addirittura risultare da diverse ondate di trasmissione su più anni. Seguire una strategia di gregge, quindi, lascerebbe vulnerabile la popolazione per un periodo di tempo indefinito, mentre la speranza è di contenere il virus finché non arriverà un vaccino.

Le prove sono molto chiare“, concludono i firmatari della lettera: “controllare la diffusione di Covid-19 nella comunità è il modo migliore per proteggere la società e l’economia finché non saranno disponibili un vaccino e delle terapie efficaci. Non possiamo permetterci distrazioni che minano una risposta efficace, perché è essenziale agire con urgenza basandoci sui dati a disposizione“.

Fonte : Wired