Le 10 mila morti indirette da Covid in Lombardia: “Potevano essere evitate”

In Lombardia nei primi quattro mesi del 2020 sono stati registrati 24 mila decessi in più rispetto alle media degli anni scorsi. Solo 14 mila però risultano collegati al coronavirus. Un dato che mostra come in realtà le vittime della pandemia potrebbero essere molte di più di quelle comunicate ufficialmente dai dati. Lo rileva uno studio dell’University College di Londra, pubblicato sulla rivista Plos One. La ricerca ha preso in esame il numero di morti in tutto il Paese tra gennaio e aprile, confrontandolo poi con le stime basate sugli anni 2016-2019. Ne è risultato che in Lombardia è emerso il maggior numero di morti in eccesso rispetto a tutte le altre Regioni italiane: infatti, dati ufficiali sul Covid-19 alla mano, gli esperti hanno trovat0 10.197 decessi in più rispetto alle tendenze passate.

Si tratta del 43% di tutti i decessi in eccesso riscontrati nel primo quadrimestre del 2020. Una percentuale non indifferente che potrebbe essere collegata proprio a quelle vittime dell’epidemia di coronavirus che non sono mai state registrate come tali. Forse perché non sono state sottoposte a tampone o perché negli ospedali non ci sono mai arrivate. Sono poi da considerare anche una serie di persone che potrebbero essere decedute visti i ritardi e le difficoltà dell’accedere all’assistenza sanitaria, a rischio collasso per l’emergenza.

Questo fornisce un quadro completo della tragedia, andando oltre le morti per Covid-19 confermate e includendo i decessi che sono stati un risultato indiretto della pandemia. Queste sono le morti che, con una migliore pianificazione sanitaria, avrebbero potuto essere potenzialmente evitate“, ha commentato Gianluca Baio, ricercatore all’University College e autore dello studio. Marta Blangiardo, un’altra autrice dello studio, sottolinea che il report non sia in grado di spiegare un picco così elevato di morti in Lombardia non collegati direttamente al Covid, ma afferma che “la pandemia ha avuto un effetto schiacciante sui sistemi sanitari della regione, quindi l’accesso ridotto o ritardato all’assistenza sanitaria può essere un fattore“.

La ricerca ha anche evidenziato delle differenze geografiche nella mortalità, dal momento che nell’Italia centrale e nel Mezzogiorno non sono stati registrati più morti di quanto non prevedevano le stime basate sulle statistiche degli anni precedenti. Ma ci sono delle eccezioni: ad esempio, Pesaro nelle Marche ha contato l’84% di morti in più del previsto, mentre nelle aree circostanti questi sono stati perfettamente in linea con il passato. Oppure ancora, a Verona i tassi sono risultati appena superiori a quelli previsti, mentre a soli 30 chilometri di distanza Brescia faceva i conti con l’80% dei decessi in più. “Queste grandi differenze nella mortalità sollevano interrogativi sulla gestione della pandemia da parte delle autorità“, ha concluso Baio.

Fonte : Fanpage