L’ultima volta che la Corte Suprema ha “scelto” il presidente degli Stati Uniti

Era il 2000, a sfidarsi erano George Bush e Al Gore: durante l’Election Day di vent’anni fa divenne chiaro come la vittoria elettorale sarebbe stata determinata in Florida dalla corte federale. Ecco perché Trump vuole rimpiazzare subito Ruth Bader Ginsburg

Il 3 novembre si andrà a votare negli Stati Uniti e, complici la pandemia da Covid-19, il voto per posta e il ruolo del presidente, il risultato sembra più incerto che mai. La notte elettorale potrebbe rivelarsi un riconteggio delle schede, e in questo caso non si avrebbe un risultato per giorni o settimane; nel caso peggiore c’è chi dice che Trump potrebbe rifiutarsi di lasciare la Casa Bianca, anche se molti democratici, compreso Joe Biden, la considerano una situazione impensabile. Al massimo “lo scorteranno fuori” ha detto il candidato alla presidenza democratico.

Eppure Trump potrebbe usare il suo potere per evitare di perdere. Da quando è venuta a mancare Ruth Bader Ginsburg, e da quando è stata proposta la conservatrice Amy Coney Barret come nuovo membro della Corte è chiaro che i democratici hanno poche probabilità di opporsi. E “in questo senso potremmo vedere una lunga lotta post-elettorale svolgersi nei tribunali” ha detto Richard L. Hasen, professore alla Uc Irvine School of Law in un’intervista a The Atlantic. Secondo Hasen potremmo assistere a un meltdown elettorale peggiore delle elezioni presidenziali del 2000, quando per una decisione della Corte suprema Al Gore non ottenne il riconteggio delle schede elettorali in Florida, perdendo così le elezioni. Lo stesso Trump ha detto pubblicamente che in vista delle elezioni userebbe la maggioranza repubblicana della Corte Suprema a suo favore. 

Durante l’Election Day di venti anni fa divenne chiaro come la vittoria elettorale sarebbe stata determinata in Florida, stato avverso ai democratici, il cui governatore era il fratello di uno dei due candidati, Jeb Bush. Non proprio una situazione perfetta per l’allora candidato democratico Gore, che era dato in vantaggio a livello nazionale, ma non sembrava aver ottenuto abbastanza voti proprio in Florida, dove si stava giocando tutto. Durante la notte, però, il suo svantaggio diminuì. Alle 3 del mattino il margine di 38mila voti si era assottigliato a 11mila. Dieci minuti dopo,10mila. Trenta minuti dopo, 6mila. Alle 4 e 10 il margine era di 2mila voti. La situazione era incerta, Bush non aveva un margine significativo e quindi partì il sistema di conteggio automatico delle schede. Il mattino dopo il margine si era ridotto a 327 voti. Ci sarebbe stato un riconteggio.

Ovviamente i repubblicani si opposero al riconteggio, inizialmente senza successo: si iniziarono ricontare le schede manualmente. C’era molta tensione al tempo: si diceva che i democratici stessero sabotando le elezioni, falsificando le schede. Un incaricato democratico al riconteggio venne quasi linciato nel marasma generale. I tafferugli divennero un tale caso mediatico, che la Corte Suprema degli Stati Uniti intervenne accettando la petizione presentata dai repubblicani perché il conteggio fosse fermato. 

Forse per la prima volta nella storia americana la Corte della Florida ignorò la decisione della Corte degli Stati Uniti, di fatto opponendosi. Ma ci volle poco prima che la Corte Suprema fermasse il riconteggio, nominando Bush vincitore e di fatto intervenendo in un’elezione presidenziale. “Con tutto il rispetto, penso che sia ridicolo pensare che alla Corte importasse davvero qualcosa di quello che stava accadendo in Florida” ha raccontato Laurence Tribe, al tempo avvocato per la campagna Gore. Non fu una questione politica, la Corte Suprema, nonostante fosse moderata, volle ristabilire il ruolo predominante della corte federale su quella statale. Finendo così per intervenire nelle elezioni, e probabilmente, decidendone l’esito.

Tuttavia Gore avrebbe potuto opporsi e continuare la battaglia legale, ma il giorno dopo la sentenza della Corte decise di rinunciare, “in nome della nostra unità come popolo e della forze della democrazia”. Questo è un discorso che Trump non farebbe mai. La Costituzione americana infatti non garantisce un trasferimento pacifico dei poteri ma piuttosto lo presuppone. Questo significa che è necessario che a un certo punto lo sconfitto si riconosca come tale. E questo potrebbe essere un problema.

Al di fuori di ogni frode, il voto delle prossime elezione potrebbe impelagarsi in un riconteggio: per questo motivo Trump vuole nominare un giudice conservatore per avere dalla sua la Corte in caso di ballottaggio. In ogni caso quello che sappiamo con certezza, come stabilito dal 20esimo emendamento della Costituzione americana, è che il mandato del presidente terminerà a mezzogiorno del 20 Gennaio. Nel caso più assurdo due uomini potrebbero presentarsi per prestare giuramento. “Gli scenari sembrano tutti inverosimili”, ha scritto Politico

Fonte : Wired