L’ex Ad di Acea Donnarumma rischia processo. L’azienda: “Operato nel pieno rispetto delle procedure”

Rischio processo per corruzione per l’ex amministratore delegato di Acea, in quota cinque stelle, Stefano Donnarumma e per altre due persone. La Procura di Roma ha infatti chiuso un’inchiesta che riguarda fatti del 2019 e che chiamano in causa anche Corrado Gatti, all’epoca dei fatti membro del collegio sindacale di Acea, e Giuseppe Del Villano, gia’ direttore del dipartimento di Acea Affari e Servizi Corporate.

Secondo le accuse contenute nel fascicolo dei pubblici ministeri Gennaro Varone, Fabrizio Tucci e Daniela Affinito, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, Donnarumma avrebbe favorito la designazione di due collaboratrici di Gatti, una a presidente del collegio sindacale di Acea Ato2 e l’altra a sindaco di Acea.

Secondo l’accusa, Donnarumma “concordava con Gatti di agire come una squadra”, si legge nel capo di imputazione, e in cambio avrebbe dato parere favorevole alla determinazione della parte variabile del compenso spettante all’amministratore delegato promuovendo personalmente la concessione di un compenso straordinario a Donnarumma di 80mila euro. Gatti in questo modo avrebbe potuto avere la facoltà di designare propri collaboratori negli organismi di controllo delle varie partecipate di Acea spa. Giuseppe Del Villano direttore del dipartimento di Acea Affari e Servizi Corporate avrebbe avallato il suddetto scambio.

Nella fase delle indagini preliminari, nel luglio del 2019, il gip aveva respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Procura nei confronti di Gatti e di misure interdittive per Donnarumma e Del Villano.

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In una nota Acea spiega che “pur nel ribadire piena fiducia nell’operato della Magistratura, legge con stupore di presunte irregolarità riportate da alcuni organi di stampa e rivolte ad un ex componente del collegio sindacale, all’ex Ad e ad un ex manager. A tal riguardo la Società precisa, di aver operato nel pieno rispetto di tutte le procedure, sia di legge, sia interne, per la determinazione dei compensi riconosciuti, a qualunque titolo, ai propri Amministratori e Dirigenti, anche in ossequio alle disposizioni vigenti per le Società quotate, e di ritenere le contestazioni ipotizzate prive di fondamento”.

Fonte : Roma Today