Il problema della Germania con le infiltrazioni di estrema destra nelle forze armate

Negli ultimi mesi le istituzioni tedesche hanno dovuto gestire numerosi scandali che collegano l’esercito al neonazismo: ora potremmo essere arrivati alla resa dei conti definitiva

(foto: Martin Athenstädt/Picture Alliance via Getty Images)

La ministra della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer l’aveva definita una cultura tossica della leadership”, intrisa di simpatie neonaziste e potenzialmente in grado di rappresentare una minaccia per l’intera nazione. Da qualche mese la Germania ha scoperto di avere un serio problema con l’infiltrazione di esponenti dell’estrema destra nei ranghi dell’esercito, un nucleo di nostalgici arruolati in reparti d’elite delle forze armate che hanno, nel tempo, ottenuto influenza e prestigio, fino a formare una vera e propria catena di comando indipendente. 

Dopo mesi passati ad allontanare le mele marce, il governo di Berlino ha dovuto ammettere la natura sistemica del problema e il 24 settembre è arrivato l’annuncio del licenziamento del capo dell’intelligence militare tedesca Christof Gramm, autore di un tentativo di riforma considerato inefficace. È il punto di svolta nella lotta tra il governo tedesco e il cuore nero del suo stesso esercito, una resa dei conti che potrebbe essere decisamente meno scontata del previsto.

Gli estremisti in casa

L’esistenza di un nucleo di esponenti dell’estrema destra nell’esercito tedesco è diventato un tema rilevante in Germania a partire da gennaio 2020, con la pubblicazione da parte del Mad (il servizio di controspionaggio militare tedesco, nato per vigilare su eventuali attività anti-costituzionali interne all’esercito) di un rapporto che denunciava l’esistenza di oltre 500 soldati sotto processo perché sospettati di essere estremisti di estrema destra (l’apologia di nazismo è punita dal codice penale tedesco con pene fino a tre anni di carcere).

Venti di questi – cinque volte più che nel resto dell’esercito, in proporzione – erano arruolati nel Kommando Spezialkrafte (Ksk), un corpo d’elite istituito nel 1996 per difendere gli interessi della Germania nel mondo. Uno dei processi a carico dei membri del Ksk risaliva al 2017 e più precisamente a una festa di pensionamento organizzata per un tenente del corpo speciale, a base di musica rock neo-nazista, saluti romani e lanci di una testa di maiale. 

A maggio 2020, i riflettori erano tornati ad accendersi sul KSK, quando uno dei soldati era finito sotto inchiesta per violazione della legge tedesca sul possesso di armi, dopo che la polizia aveva trovato nella sua abitazione armi da fuoco ed esplosivi. Era solo l’antipasto di quello che sarebbe accaduto due mesi più tardi, quando un’indagine interna dell’esercito denunciò la scomparsa di 48mila munizioni e 62 chilogrammi di esplosivo in dotazione al KsK, scoperta che il governo aveva definito “allarmante e disturbante”.

La reazione istituzionale

Fin dalla pubblicazione del rapporto stilato dal Mad, l’allora neo-nominata ministra della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer – attuale presidente della Cdu, prima di lei il ruolo ministeriale era stato ricoperto per cinque anni e mezzo da Ursula von der Leyen – aveva immediatamente formato una commissione “per provare a capire com’è potuto accadere, perché è accaduto e cosa possiamo fare per non farlo succedere ancora”. 

Scavando nei processi e ascoltando testimonianze interne, la commissione aveva rilevato un quadro compromesso, che a luglio scorso aveva portato Kramp-Karrenbauer all’inedita decisione di smantellare una delle quattro unità che compongono il Ksk. Le indagini condotte dalla commissione avevano portato alla luce la testimonianza anonima di uno dei comandanti arruolati nel Ksk, secondo cui istruttori e ufficiali coltivavano una “tacita cultura dell’accettazione” che portava a silenziare ogni denuncia interna riguardante l‘influenza dell’estrema destra. Kramp-Karrenbauer, parlando con la stampa, aveva invece sottolineato l’esistenza di una “catena di comando parzialmente indipendente” formata da estremisti e così influente da non poter essere riformata.

L’atteggiamento delle istituzioni tedesche non è infondato e parte dalla scoperta, nel 2017, di un piano ordito da un gruppo neonazista chiamato Nordkreuz per sequestrare e uccidere oppositori politici ed esponenti pro-migrazione. Il gruppo, secondo le indagini, aveva collegamenti con la polizia e con l’esercito tedesco e attendeva un fantomatico “giorno X”, accumulando nel frattempo armi necessarie a un colpo di stato. 

La gravità della situazione è dunque risultata immediatamente ben chiara al governo, che a inizio settembre aveva anche dovuto affrontare il caso dei 29 agenti di polizia sospesi per aver partecipato a gruppi WhatsApp in cui erano state condivise immagini di svastiche, incitazioni a Hitler e fotomontaggi di migranti nelle camere a gas. 

Per questo il 24 settembre 2020 la ministra della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer ha annunciato la decisione di pre-pensionare l’attuale capo del Mad Christof Gramm, in carica dal 2015 e non coinvolto direttamente in nessuno dei recenti scandali. Una scelta che l’esponente della Cdu ha giustificato con la necessità di dare un volto nuovo alla “nuova fase” dell’esercito tedesco, ma che somiglia alla resa dei conti tra istituzioni ed estremismo di destra, la cui presenza nei ranghi militari è stata troppo a lungo sottovalutata. 

Fonte : Wired