L’aumento di stipendio di Tridico fu avviato dal governo M5s-Lega

“Mi ha sorpreso il modo in cui è stata trattata la vicenda, che soprattutto in rete ha scatenato centinaia di commenti sfociati anche in minacce e insulti alla mia persona. Ma a colpirmi è stato anche il fatto che nessuno mi abbia chiesto preventivamente una dichiarazione, con la quale avrei subito fatto chiarezza su molte cose”. Così in una lettera al direttore di ‘La Repubblica’, il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico prova a fare chiarezza in merito alla vicenda relativa ai suoi compensi.

La vicenda è nota: secondo quanto scoperto ieri dal quotidiano di Largo Fochetti, con un decreto interministeriale del 7 agosto, il Ministero del Lavoro avrebbe concesso sostanziosi aumenti ai presidenti di Inps e Inail. Lo stipendio del presidente dell’Inps sarebbe così passato da 62 mila euro l’anno a 150 mila lordi annui contro i 103mila del predecessore Tito Boeri. 

Tridico spiega che l’articolo di ‘Repubblica’ “ruota intorno a due falsi: per effetto del decreto interministeriale che stabilisce i compensi del Cda di Inps (e Inail), al sottoscritto sarebbe riconosciuto un arretrato di 100mila euro. Questo il primo falso. La realtà invece è che la nuova misura del compenso previsto per il presidente dell’Istituto decorrerà non da maggio 2019, bensì dal 15 aprile 2020, vale a dire da quando si è insediato il cda e ne ho assunto la carica di presidente. Il secondo falso è che non è nei poteri del presidente o di qualsiasi altro organo dell’Istituto determinarsi i compensi”. 

Tridico sostiene dunque di non aver avuto nessun ruolo nel decidere il suo stipendio: 

“Sul tema dei miei compensi mi sembra doveroso ripercorrere brevemente i fatti e le norme per come si sono succeduti. Sono stato nominato presidente Inps con decreto del Capo dello Stato in data 22 maggio 2019. Successivamente, a giugno 2019, con nota del Gabinetto del ministero del Lavoro venivano proposti i compensi del cda che si stava costituendo: 150mila euro lordi per il presidente, 100mila per il vice e 23mila per i 3 componenti del consiglio. Nel frattempo, la crisi di governo dell’agosto 2019 ha ritardato la nomina del cda. Così, solo dal 15 aprile 2020 ho assunto le funzioni di presidente del cda”.

Insomma, è lo stesso Tridico ad affermare che fu l’allora ministero del Lavoro, allora guidato proprio da Di Maio, a proporre gli aumenti contestati. 

Il software per stabilire i compensi nella P.A.

L’iter per la determinazione dei compensi fu però avviato secondo Tridico il 15 luglio 2019 dal “Dipartimento per il Coordinamento Amministrativo della Presidenza del Consiglio sulla “base di una Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 gennaio 2001 che fissa i criteri e gli indicatori da assumere a riferimento a tal fine”. Secondo il presidente dell’Inps, a fissare gli stipendi per le Amministrazioni Pubbliche ci sarebbe “un apposito software” che “restituiva un compenso per il Presidente Inps e per il Cda molto più elevato: per il Presidente di 240 mila euro, pari al compenso dei dirigenti centrali dell’Inps, e ai vertici di amministrazioni simili”. 

Si arriva così finalmente al decreto interministeriale del 7 agosto che stabilisce definitivamente gli importi. Insomma, chiosa Tridico, “i Ministeri vigilanti sono intervenuti per ridurre la misura derivante dall’applicazione di quelle regole”.

La replica della giornalista di Repubblica

Una lettera a cui la giornalista di “Repubblica” Giovanna Vitale, autrice dello scoop, ha replicato così: 

“L’articolo riporta fedelmente il contenuto di atti ufficiali, quale un decreto interministeriale che aumenta i compensi del vertice Inps e ne stabilisce la decorrenza “dalla data di nomina del presidente, del vicepresidente e dei consiglieri di amministrazione”. Scritto in modo tale da autorizzare il riconoscimento di arretrati, su cui infatti il collegio sindacale ha chiesto chiarimenti. Tutto il resto è libera interpretazione del professor Tridico”. 

Il Corriere della Sera: “Iter avviato da Di Maio”

Sul controverso caso della retroattività va detto che ad oggi nessun arretrato è stato corrisposto al presidente dell’Inps. Quanto all’aumento di stipendio, anche secondo le ricostruzioni di “Repubblica” e “Corriere della Sera” fu il ministero di Di Maio a proporre la cifra di 150mila euro. Secondo il “Corsera” quando Tridico venne nominato alla guida dell’Inps “dovette dividere l’emolumento di 103mila euro con il vicepresidente (transitoriamente Adriano Morrone), figura reintrodotta su richiesta del leader della Lega, Matteo Salvini”. A Tridico venne così attribuito un compenso di 62mila euro, il resto finì al vice. 

“Subito dopo, però, cioè a giugno 2019, Di Maio, in qualità di ministro del Lavoro, avviò l’iter per l’adeguamento dei compensi, legato anche alla riforma della governance di Inps e Inail che aveva l’obiettivo di reintrodurre il consiglio di amministrazione nei due enti, cosa in effetti realizzata alla fine del 2019”.

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Fonte : Today