My Gravity Girls tornano con I miss something and I miss everyone

La band emiliana dopo quattro anni pubblica un album intenso, con echi floydiani e suggestioni elettroniche. L’appuntamento con questo gioiello è il 25 settembre

L’incontro è avvenuto qualche anno fa, pochi per percepirne una assenza umana, infiniti per l’assenza artistica. Prodotto, registrato, mixato e masterizzato interamente dai My Gravity Girls nel loro nuovo studio, il The Catcher appena fuori Parma, I Miss Something and Miss Everyone uscirà il 25 settembre per Weakmusic, label fondata dalla band. Una sera di fine estate li ho raggiunti nel loro regno, per entrare in un mondo dove la musica è ancora suonata. Cinque ragazzi padani, musicalmente parlando, con una mentalità così anglosassone che neanche nella swinging London a volte si trovava. I Miss Something and Miss Everyone lo considerano un album di passaggio. Viene dopo un lavoro che hanno archiviato perché a un certo punto non ci si sono più riconosciuti (che coraggio in un epoca dove nulla si cestina e si procede per stereotipi) e prelude un nuovo sentiero che ho avuto il privilegio di ascoltare in alcune tracce. Il loro studio è una factory che si sono costruiti pezzo per pezzo e che ora servirà anche per produrre altri artisti. Se una c’è una cosa che gli manca, ma che fatica trovarla, è l’attitudine a costruire almeno un pezzo un po’ più ruffiano, da classifica. Forse un giorno arriverà ma non c’è urgenza. Se mai l’urgenza di questi ragazzi terragni, di pianura, è seguire un sentiero e farci vivere una esperienza unica con la sola forza della loro musica. Chi vuole viverli ha un ottima opportunità: aspettando il tour, in fase di definizione, presenteranno I Miss Something and Miss Everyone sabato 26 settembre alle ore 21 nel cortile della Biblioteca Civica di Parma. Bisogna prenotarsi. Bisogna esserci. Se la musica è viva e grazie a realtà come quella dei My Gravity Girls.

Nati dodici anni fa con una formazione primigenia di cui attualmente sono rimasti solo due membri, gli emiliani My Gravity Girls tornano dopo quattro anni dall’ultimo episodio discografico. Un’attesa che trova la sua giustificazione in un periodo difficile, che ha visto in diversi momenti all’orizzonte la messa in discussione dell’esistenza stessa della band, prospettiva a cui il leader Mattia Bergonzi ha infine reagito con un ritrovato amore per la musica, per la sperimentazione e per la ricerca sul suono. La rinascita parte dall’ascolto di un disco in particolare, Flotus dei Lambchop, capace di riaccendere la scintilla dell’interesse per il lavoro in studio, al punto tale da averlo spinto a costruirsi uno studio privato in cui poter sperimentare in assoluta libertà. La realizzazione dello studio, compiuta in un anno, è stata seguita dalla nascita di un nuovo assetto della formazione – composta ora dai due membri originari del gruppo (Mattia Bergonzi e il batterista Pietro Ruggeri) e da Francesco Carlucci (tastiere e sintetizzatori) e i fratelli Claudio (basso, sintetizzatori, cori e piano) e Simone Calandra (batteria) – e accompagnata dalla raccolta di nuovi strumenti, anche mai utilizzati prima da Mattia per comporre: “Passavo le notti a casa a registrare loop vocali che trasformavo in synth oppure registrare un giro di chitarra per poi cercare di distruggerlo con effetti digitali fino a renderlo irriconoscibile.” Molte tracce ad esempio sono nate partendo dai beat elettronici oppure da quelli creati con la batteria, ci sono sintetizzatori derivati dai campioni vocali processati, ispirati da un lavoro sulla spazialità del suono attraverso vari tipi di riverberi. Il risultato è un dream-pop cupo ma allo stesso tempo arioso, che oscilla tra atmosfere eteree e sospese e trasparente emotività.

Fonte : Sky Tg24