La Cina sta continuando a costruire campi di detenzione per gli uiguri

La minoranza musulmana perseguitata dal governo cinese è sempre più vittima di soprusi nei campi voluti da Pechino. Secondo i nuovi dati raccolti da un think tank australiano, negli ultimi anni ne sono stati costruiti 380

(foto: GREG BAKER/AFP via Getty Images)

La Cina negli ultimi tre anni ha costruito nella regione dello Xinjiang 380 campi di detenzione per gli uiguri, la minoranza musulmana turcofona che risiede nella provincia del nord-ovest ed è oggetto di durissime repressioni del governo di Pechino. A scoprirlo è stato l’Australian Strategic Policy Institute, un think tank che si occupa di difesa e politica strategica – che ha raccolto delle immagini satellitari che mostrano queste nuove strutture, quasi 100 in più rispetto all’ultima rilevazione risalente a un anno fa. Una notizia che smentisce le dichiarazioni degli ultimi mesi del governo cinese secondo cui la costruzione di queste carceri, definite “sistemi di rieducazione”, si era quasi del tutto arrestata. I nuovi dati dicono invece che attualmente ce ne sono 14 ancora in costruzione, di diversi livelli di sicurezza.

Cosa ha rilevato l’Aspi

Nella mappa interattiva creata dal think tank si può notare come questi campi siano costruiti in prevalenza fuori dai centri abitati e in prossimità di plessi industriali, il che suggerisce che si tratti di veri e propri centri di lavoro forzato. All’interno, come riportato da varie inchieste internazionali e dalle testimonianze di alcuni sopravvissuti, i detenuti sono sottoposti a violenze fisiche e psicologiche e torture di vario genere (tra le altre cose, alle donne viene imposta una sterilizzazione forzata). Buona parte dei detenuti è stata oggetto di carcerazioni arbitrarie per crimini di lieve entità come possedere il Corano o non mangiare carne di maiale.

I funzionari cinesi, benché non abbiano mai ammesso ispezioni di organismi internazionali o di giornalisti in questi luoghi, continuano a dire che nei campi (di cui hanno negato l’esistenza per anni) non si perpetra alcuna violazione dei diritti umani, ma vengono attuati dei programmi di rieducazione volti a contrastare l’alto tasso di povertà nella regione e a eliminare le frange terroristiche della popolazione uigura. Ma le evidenze mostrano esattamente il contrario: chi è detenuto, a differenza di quanto dichiara il governo di Pechino, di rado può ritornare a una vita normale e spesso viene trasferito in altri campi, simili a carceri di massima sicurezza, dove proseguono torture e maltrattamenti.

Inoltre, anche fuori dal contesto dei campi di detenzione, gli uiguri sono tenuti sotto stretta sorveglianza dal governo. Ogni famiglia è tenuta ad aprire le porte della propria casa a un rappresentante dello stato cinese in ogni momento del giorno e della notte, e ogni movimento al di fuori della propria abitazione è monitorato online attraverso un’ampia rete di telecamere a circuito chiuso.

Fonte : Wired