Il sosia – The Double, la recensione del film mystery/sci-fi su Prime Video

Il giovane Simon lavora nello stesso ufficio da sette anni ma ancora nessuno lo prende sul serio, anche per via del suo carattere timido e impacciato. Il ragazzo è vittima non solo della propria insicurezza ma anche di quella sfortuna che non sembra lasciargli un attimo di tregua e si trascina avanti ogni giorno per inerzia, tra gli impegni professionali e le visite all’anziana madre. La notte, tornato nel suo piccolo appartamento, spia con un cannocchiale la bella collega Hannah, che vive nel palazzo di fronte e ha sempre ignorato le sue attenzioni.
Proprio in una di queste occasioni Simon è testimone del suicidio di un individuo che, dall’edificio in cui vive Hannah, si getta nel vuoto morendo sul colpo. Da quel momento le cose per Simon prendono una strana piega con l’arrivo al lavoro di James, un individuo identico in tutto e per tutto a lui dal punto di vista fisico ma dotato di carisma e fascino: quest’ultimo nel giro di poco tempo diventa il beniamino di tutti e Simon inizia a provare un misto tra ammirazione e gelosia per il suo doppelganger.

Dietro lo specchio

La fonte d’ispirazione dichiarata è quella letteraria, ossia l’omonimo romanzo di Fëdor Dostoevskij, qui adattato in un contesto pseudo-moderno che tende l’occhio ad atmosfere steampunk, ma Il sosia – The Double guarda palesemente a un grande classico del cinema quale L’inquilino del terzo piano (1976), con scene e dinamiche che risultano ben più che soltanto un gradito omaggio al cult di Roman Polanski.
Disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video, il secondo film da regista dell’attore Richard Ayoade è una sorta di naturale evoluzione del suo sorprendente esordio Submarine (2010).
Se lì vi era un coming-of-age atipico e stralunato che ricordava certi lavori di Wes Anderson, qui il Nostro si instrada su territori più cupi dove la psicologia del protagonista è ancora una volta al centro del racconto.
Ci troviamo davanti a una favola mystery nella quale la tensione trascende la storia stessa, smussata qua e là da una perspicace ironia e da un sottotesto romantico dal taglio platonico ma non meno incisivo data la piega presa dagli eventi.

Una discesa nell’abisso

Sin dall’inizio le vicende fantozziane – e non è un caso che proprio la letteratura russa, Gogol in primis, fosse tra le principali ispirazioni per la creazione dell’iconico ragioniere – delle quali Simon è consapevole vittima imprimono quel mood tragicomico pronto a caratterizzare gran parte della visione. In questo assume molta rilevanza il particolare setting in cui ha luogo la storia.
Ayoade ha ricreato infatti “un tempo senza tempo” che porta alla memoria sia la monotematicità urbana della fu Unione Sovietica, sia distopie orwelliane e relativi eredi come il Brazil (1985) di Terry Gilliam, tra corridoi infiniti e una fotografia tendente a colori spenti che rendono il luogo di lavoro come una sorta di stressante prigione quotidiana.
Quando il racconto parte in quarta si aprono suggestioni alla Fight Club (1999) e squarci pseudo-onirici che si pongono quale citazione al testo di partenza, con la tensione che aumenta a dismisura e il senso di straniamento che si esaspera all’inverosimile. Il sosia – The double cerca d’altronde per tutta la sua durata di destabilizzare e disorientare lo spettatore , con una fondamentale attenzione al comparto sonoro.
I rumori di sottofondo – i ticchettii, i suoni dei macchinari o le lancette di un orologio – giocano un ruolo importante ai fini dell’immersione nelle vicende raccontate e le canzoni giapponesi che spuntano qua e là aumentano ulteriormente lo spaesamento con una verve sottilmente ironica.
In questa realtà in cui degli arcaici spot televisivi ci insegnano che “le persone sono business”, Jesse Eisenberg si muove in duplice veste con un istrionismo a tratti incontenibile e trova adeguata controparte femminile in un’ottima Mia Wasikowska.

Fonte : Everyeye