Bruce Springsteen, dai Beatles ascoltati in macchina con sua madre alla prima band: ecco come il rock è entrato nella sua vita

Oggi Bruce Springsteen viene chiamato “The Boss”, eppure c’è stato un periodo in cui anche lui non era altro che un ragazzo pieno di sogni. Il più grande era quello di diventare un musicista ed è riuscito a realizzarlo: la musica è entrata a far parte della sua vita quando era solo un ragazzino e tra i suoi tanti ricordi di come questo avvenne, ne spicca uno che ha raccontato in un’intervista per la serie The First Time di Rolling Stone.

Bruce si trovava in macchina con sua madre quando a un certo punto la radio passò I Want To Hold Your Hand dei Beatles: “Le chiesi subito di farmi scendere – ha raccontato – poi corsi fino alla sala da bowling, percorsi un lungo corridoio illuminato da luci a neon, mi precipitai alla cabina telefonica, entrai dentro e chiamai subito la mia fidanzata dicendole ‘Hai sentito questa band chiamata Beatles?’. Da allora in poi per me tutto iniziò a girare intorno al rock ‘n’ roll e alle chitarre”.

Springsteen ha poi raccontato che in seguito ha esplorato anche altri generi musicali: quando ha saputo che in Inghilterra si stava facendo largo un nuovo genere musicale chiamato “punk”, il Boss si incuriosì e, pur non avendo mai ascoltato neanche una canzone di questo genere, decise di scoprirlo comprando una sfilza di dischi in un negozio che aveva iniziato a importarli.

La sua passione per la musica lo portò ben presto a formare la sua prima band: era un trio composto da chitarra, batteria e sassofono, si facevano chiamare i Merchants e facevano le prove nella cucina di uno di loro. “Quella band durò appena due prove – ha raccontato – questo è il mio unico ricordo”.

Eppure, da quei tre ragazzi che suonavano in una cucina è poi nata una stella. Pochi anni dopo Springsteen si è ritrovato a suonare in stadi gremiti di persone. C’è un ricordo dei suoi concerti al quale è legato particolarmente, ossia la prima volta in cui, durante uno show, il pubblico ha cantato Hungry Heart a squarciagola insieme a lui: “Era un’arena orribile che mi pare si trovasse a Chicago – ha raccontato – lo ricordo come uno dei peggiori posti dove ho suonato per la pessima acustica. Facemmo il soundcheck e il suono non era neanche male. Il posto non era abbastanza buono neanche per ottenere un suono brutto. Immaginate un po’ che posto era. Così pensai ‘Questo concerto sarà un disastro’. E invece quella notte – ha proseguito – attaccammo con Hungry Heart e l’intero pubblico iniziò a cantare. Alla fine fu uno show incredibile. Da quel momento in poi la gente continuò a cantare questa canzone a ogni concerto. E sottolineo che eravamo nell’era pre-internet”.

Probabilmente quella sera il Boss conquistò definitivamente il suo pubblico, con il quale ha un legame speciale e indissolubile: non a caso, ancora oggi, dopo anni e anni di carriera, sono ancora migliaia le persone che vanno a sentirlo a ogni concerto per cantare insieme a lui tante canzoni che hanno fatto la storia della musica.

Fonte : Virgin Radio