Un volto, due destini: Mark Ruffalo mette in campo una duplice disperazione

Arriva su Sky la miniserie Hbo in cui l’attore interpreta sia lo schizofrenico Thomas sia il gemello Dominick che deve occuparsi di lui e toglierlo dalla struttura in cui è internato, calandosi in gironi infernali sempre più dolorosi

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La miniserie Un volto, due destini, produzione Hbo dal titolo originale I Know This Much Is True che arriva in tre serate dal 22 settembre su Sky e Now Tv, non attende nemmeno un minuto per gettare lo spettatore in quell’angoscia disturbante che caratterizzerà ogni svolta della vicenda: nel 1990 Thomas Birdsey (Mark Ruffalo), uomo affetto da schizofrenia paranoide e convinto di essere uno strumento di Dio, entra in una biblioteca e si sega via una mano. Ruffalo interpreta anche il gemello Dominick, in una doppia interpretazione straordinaria alla quale gli spettatori possono aggrapparsi come a una zattera in tempesta: perché appunto questi sei episodi sono un condensato di disperazione e dolore, in cui la bravura del duplice protagonista è una specie di faro nella notte più buia.

Dominick e Thomas fanno notizia fin dalla nascita, essendo nati a pochi minuti di distanza fra il 31 dicembre 1949 e il 1° gennaio 1950. Un clamore sordo e terrificante li accompagnerà per tutta la vita: cresciuti senza il padre, terrorizzati dal patrigno, perdono la madre per un cancro alla soglia dei quarant’anni. Quella sarà la goccia che farà traboccare l’infelicità di Thomas, il quale in seguito all’estremo gesto verrà internato in una struttura carceraria: il fratello cerca in tutti i modi di tirarlo fuori da lì, venendo a conoscenza della situazione tremenda nel carcere, ma nel frattempo deve affrontare anche la sua vita già di per sé disperata, ma ancor più soffocata da quell’ancora che lo trascina giù rappresentata dal gemello.

Dal menu dei traumi Un volto, due destini non si fa mancare nulla: malattie mentali, tumori, morti infantili, divorzi dolorosi, stress post-traumatico, incidenti stradali, abusi sessuali, suicidi, sieropositività ecc. Viene da chiedersi come mai ci si debba sottoporre a una tale via crucis seriale in un periodo storico già particolarmente non felice. L’unica risposta possibile è la parabola straordinaria di Dominick, un uomo che la vita ha schiantato in ogni modo possibile e immaginabile, ma il quale ha sempre resistito a tutto, mettendo la salvezza del fratello (ma anche della madre, della moglie ecc.) prima di ogni sua possibile chance di felicità. Ruffalo in questo senso è di un’intensità insuperabile: se ci vuole talento a rappresentare una persona schizofrenica con umanità ed equilibrio, ancora di più ce ne vuole per dare volto livido e disperato a un uomo “normale” ma dalla disperazione insondabile.

Oltre a una gestione registica mirabile, affidata a Derek Cianfrance (Blue Valentine), il cast è in effetti ricco di interpretazioni mirabili: Kathryn Hahn interpreta Dessa, l’ex moglie di Dominick, alla quale dona un’aura tragica ma compassata; Rosie O’Donnell è Lisa Sheffer, un’assistente sociale sempre sul filo fra rigida professionalità e compassione; e c’è anche Marcello Fonte, attore rivelazione nel Dogman di Garrone, che qui interpreta il nonno dei gemelli di origini italiane, la cui eredità familiare segnerà per sempre il destino dei protagonisti. Un volto, due destini insomma è una produzione complessa, dalle grandi sfumature (e dai rarissimi momenti di sollievo) ma che è sicuramente un’esperienza da affrontare col coraggio di una tanto attesa (e rimandata) catarsi.

Fonte : Wired