Il Forteto, arriva la docu-serie su Crime Investigation

Per oltre trent’anni, dalla sua fondazione nel 1977, il Forteto è stato molte cose: il marchio su un’etichetta di un panetto di burro, un’azienda agricola in provincia di Firenze da quindici milioni di euro, un rifugio sicuro per bambini problematici, una comunità di recupero indicata dalle istituzioni italiane come modello da seguire. Ma questa immacolata immagine pubblica nascondeva una realtà diversa, un mondo dominato dal fondatore, Rodolfo Fiesoli detto “Il profeta”, chiuso e impenetrabile, regolato da violenza, umiliazione, ricatto e abusi. Una setta da cui uscire era quasi impossibile. La docu-serie in due parti, Il Forteto, in onda il 22 e 23 settembre alle 22.00 su Crime+Investigation (in esclusiva su Sky al canale 119) dà voce ad alcuni testimoni diretti della vicenda, assegnati alla comunità dagli assistenti sociali per uscire da famiglie disastrate da abusi, droga, povertà.

Una volta entrati al Forteto, Fiesoli spiegava loro che maschi e femmine dovevano vivere separati; le donne, considerate esseri inferiori, erano obbligate a tagliarsi i capelli e vestirsi da maschi. La famiglia tradizionale veniva raccontata come un nucleo chiuso e opprimente, mentre nel Forteto regnava invece la famiglia funzionale: coppie aperte, bambini figli di tutti. Ogni problema personale nascondeva un trauma di natura sessuale: i bambini erano forzati ad ammettere fantasie sessuali, vere o fasulle che fossero; chi non le ammetteva veniva messo alla gogna, umiliato, emarginato, picchiato.

Rodolfo Fiesoli e il suo vice Luigi Goffredi, arrestati la prima volta nel 1978 con l’accusa di plagio e molestie sessuali su una ragazzina con problemi psichici, tornarono dopo pochi mesi al Forteto come vincitori e vi rimasero per quasi trenta anni.  I genitori naturali erano tenuti lontani dai figli ospitati al Forteto, ma è grazie all’ostinazione e il coraggio di una madre che si aprì finalmente un varco nel muro di omertà: Dorina Scozzari riuscì a portare il caso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo e lo Stato italiano venne condannato nel 2000 a risarcire la sua famiglia. Fu un primo passo verso la giustizia, ma la situazione non cambiò immediatamente. Per molti non fu affatto semplice vincere un senso di appartenenza radicato profondamente e affrontare minacce e percosse senza casa, denaro, affetti. Il Forteto continuò ad ottenere in affidamento i bambini. Nel 2011 uno dei figli di Dorina, Giuseppe, dopo aver abbandonato la cooperativa, riuscì ad acquisire il materiale per riaprire  la causa contro Rodolfo e ne ottenne la condanna definitiva nel 2019.

“Le indagini e le inchieste, dovute e necessarie, non hanno posto fine alla sofferenza di chi ha vissuto un tale inferno”, spiega il regista Simone Manetti (Ciao amore, vado a combattere; Sono innamorato di Pippa Bacca). “In questo lavoro abbiamo volontariamente messo, al centro di tutto, il racconto dolente delle anime che quell’inferno lo hanno vissuto, lasciando al margine gli aspetti più strettamente legati all’inchiesta, perché era giusto porci in ascolto di voci flebili e potenti al tempo stesso, voci inascoltate per anni, invisibili, affinché ciascuno potesse raccontare il proprio incubo”.

Prodotta da Ascent Film per A+E Networks Italia, la regia della docu-serie è affidata a Simone Manetti e la scrittura a Carlo Altinier con la collaborazione di Andrea Giulia Santini, direttore della fotografia Sara Purgatorio. Il montaggio è di Filippo Orru.  Curata da Emanuele Cava, Leonardo Godano è il produttore esecutivo.

Fonte : Affari Italiani