Da Quota 99 a Quota 102: cosa succede con le pensioni

A che punto siamo con la riforma delle pensioni? Il prossimo venerdì governo e parti sociali si incontreranno per discutere del futuro di Quota 100. Le posizioni al momento sono molto distanti anche se – al contrario dei sindacati – l’esecutivo non ha ancora scoperto del tutto le sue carte limitandosi a smentire  le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane sui giornali. Certo è che per stessa ammissione di vari esponenti del governo in quota Pd, la riforma che prevede il pensionamento a 62 anni con 38 anni di contributi è destinata all’oblio. E giocoforza, la riforma che verrà approvata dovrà pesare di meno sulle casse dell’Inps.

Pensioni, la proposta (irrealizzabile) dei sindacati

Dal canto loro i sindacati non hanno mai fatto mistero di voler arrivare a Quota 41. La proposta delle parti sociali prevede in sostanza la possibilità per tutti i pensionati di lasciare il lavoro con 41 anni di contributi versati, a prescindere dall’età anagrafica. Inutile dire che il problema di una siffata riforma è il costo, assolutamente non sostenibile negli anni a venire. Governo e sindacati dovranno dunque necessariamente trovare un’intesa partendo da posizioni molto distanti.

La proposta sul tavolo: il doppio binario

Secondo il “Sole 24 Ore”, sempre molto informato sugli scenari previdenziali, il governo arriverà al tavolo con un’idea abbastanza precisa. L’idea è quella di concedere solo a chi svolge lavori gravosi la possibilità di uscire dal lavoro a 62 anni (o 63), mentre per gli altri si parla di una soglia di uscita di 64 anni e 37 (o 38) anni di contributi. 

Attualmente grazie all’Ape sociale i lavoratori gravosi possono godere di un’indennità a partire dai 63 anni di età. con 30 (o 36) anni di contributi, uno scivolo fino alla pensione di vecchiaia. Dal 2022, stando alle indiscrezioni del quotidiano di Confindustria, potrebbero ritirarsi dal lavoro senza lo scivolo pensionistico purché abbiano versato una certa quota di contributi.

In pensione a 62 o 64 anni

Ricapitolando. Stando a quanto racconta il “Sole” la proposta prevede una doppia uscita.  

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  1. I lavoratori che svolgono attività gravose: avranno la possibilità di lasciare il lavoro a 62 (o 63) anni con un’anzianità contributiva di 37 (o 36) anni “senza eccessive penalizzazioni”.
  2. Tutti gli altri lavoratori:potranno uscire dal lavoro a 63 o 64 anni e almeno 37 (o 38) anni di contributi, accettando però un taglio (ancora da quantificare) sulla quota contributiva dell’assegno. 

Va da sé che per chi non ha i requisiti dovrà aspettare i 67 anni della pensione di vecchiaia. Queste fin qui le ipotesi sul tavolo. Ne sapremo di più solo sul finire della settimana. 

Così il Pil sottozero taglierà le nostre pensioni

Fonte : Today