Il giorno sbagliato, la recensione del thriller con Russel Crowe

In principio era Duel. Steven Spielberg si innamorò del racconto di Richard Matheson a tal punto da inventarsi un film seminale, un’autocisterna (di cui non vediamo mai il volto del guidatore) che insegue senza motivo un pover’uomo colpevole soltanto di trovarsi sulla propria utilitaria per un viaggio di lavoro. Dovessimo trovare un collegamento tra quel capolavoro e il nuovo film di Derrick Borte, al cinema dal 24 settembre, dobbiamo tornare al 2007 quando proprio il regista di E.T. co-produsse Disturbia, buon teen movie sulla falsariga de La finestra sul cortile sceneggiato, proprio come Il giorno Sbagliato, da Carl Ellsworth, uno a cui piace riscrivere le opere di grandi maestri come John Milius e Wes Craven (suoi i remake di Red Dawn – Alba Rossa e L’ultima casa a sinistra). In questo caso, oltre alla caccia serrata di Russel Crowe (nemico senza nome ma più che mai visibile anche grazie a una stazza fuori misura) nei confronti di una donna (e suo figlio) sull’orlo di una crisi di nervi (un’ottima Caren Pistorius), nulla fa davvero pensare alle inquietudini esistenziali e alle ossessioni tipicamente americane di Duel. E non c’è nulla di sbagliato, anzi.

L’ordinaria follia del traffico cittadino

Rachel è una donna che sta affrontando tutte le delicate conseguenze di un divorzio: casa in affitto, i doveri di una madre, difficoltà a far quadrare i conti. Soprattutto, è sempre in ritardo, sia per il lavoro sia per accompagnare il figlio a scuola. Una mattina qualunque, a causa della pioggia che intensifica il traffico mettendo in crisi ancora di più la sua tabella di marcia (la sua cliente più redditizia la licenzia per aver mancato l’ennesimo appuntamento e suo figlio sa già che prenderà un’altra nota per aver mancato la prima campanella), suona con insistenza il clacson a un minaccioso pick-up nero fermo al semaforo nonostante il verde. “Madornale errore“, avrebbe detto qualcuno.

Certo, il movimento di macchina che filma il primo incontro tra le due vetture è praticamente identico a quello dell’esordio spielberghiano e conferma la riverenza di Ellsworth verso gli autori che lo hanno preceduto. Tuttavia, laddove Duel rifletteva sulle due facce dell’anonimato – da una parte l’uomo medio che si confonde nella società attraverso l’omologazione; dall’altra la minaccia di chi si nasconde attraverso la dissimulazione – qui il gioco del gatto e del topo assume i contorni di un thriller on the road senza alcuna implicazione significativa se non quella didascalica (attraverso il montaggio efficace dei titoli di testa) che ci ricorda quanto il caos delle grandi città, simbolo di una società allo sbando, possa generare mostri.

Una grande tensione e un’ottima protagonista

Il giorno sbagliato (Unhinged, questo il titolo originale: “instabile, pazzo, squilibrato”) è un thriller che si beve tutto d’un fiato grazie a una suspense continua e ben equilibrata. Vi invitiamo alla visione nella sala cinematografica perché il comparto sonoro, composto per la maggior parte dai motori a tutto volume e dalle frizioni degli pneumatici sull’asfalto, è davvero esaltante. È un film in crescendo, dato che il setup fa salire lentamente la tensione attraverso l’inesorabile ingresso di Rachel e suo figlio nel traffico alla ricerca della strada meno trafficata; una sorta di preambolo all’azione che potrebbe ricordare, molto alla lontana, i primi minuti di Drive di Nicolas Winding Refn. Anche l’uso e la messa in scena della violenza sono ben calibrati, dal prologo che sceglie di non mostrare esplicitamente una furia assassina che in questo modo appare ancor più devastante – tra l’altro, vedere in una mano una ventiquattrore e nell’altra un martello ricorda cortocircuiti implacabili come quello di Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia – per poi liberarsi di ogni freno stilistico fino al finale. Nonostante spesso appaia improbabile che in una grande città con superstrade, tangenziali e sopraelevate, l’inseguitore riesca sempre e improvvisamente a ritornare negli specchietti retrovisori della protagonista, gli inseguimenti sono la parte più succosa del film, con danni collaterali a effetto, incidenti spettacolari e una scia di cadaveri che fanno de Il giorno sbagliato un’opera che forse poteva prendersi meno sul serio.

E, se Russel Crowe ce la mette tutta per mettersi la maschera da assassino famelico senza tuttavia essere credibile fino in fondo, è invece ottima la prova di Caren Pistorius, classe 1990, vista in La verità negata, Gloria Bell e Slow West. Il suo è un personaggio più volte visto sul grande schermo, quello di un genitore in crisi che fa fatica a occuparsi del figlio come si deve e che grazie a un’avventura dai risvolti drammatici risale con coraggio e orgoglio sul piedistallo. Grazie a una bellezza velata dalla patina opaca del quotidiano – un contrasto che travolge senza eccedere – e a uno sguardo e una fisicità che riescono realmente a evocare il disagio di non riuscire a essere la madre che il proprio figlio vorrebbe, l’attrice di origini sudafricane e neozelandesi è davvero la sorpresa del film.

Fonte : Everyeye