5 drammi in costume per gli amanti dei classici della letteratura

Questa produzione della Bbc (ovviamente) è la pietra miliare del genere per chiunque sia un accanito seguace degli adattamenti dei classici letterari. La miniserie ispirata al romanzo più celebre di Jane Austen – probabilmente l’autrice inglese più saccheggiata dagli sceneggiatori televisivi di period – è la fedele – eppure innovativa trasposizione della brillante disamina della società secondo Elizabeth Bennet, alter ego della Austen – che osserva con ironia e amarezza le piccolezze delle persone che fanno parte del suo microcosmo. La sua attrazione verso con lo sfuggente Mr Darcy, qui interpretato da Colin Firth nel ruolo iconico (chi non ricorda la scena del tuffo nel laghetto? Chi non ricorda Bridget Jones e il “suo” Darcy, sempre impersonato da Firth?) che ha lanciato la sua carriera, viene minata dai pettegolezzi, dalle indiscrezioni e dal divario sociale. L’Inghilterra georgiana ricorda la società odierna e la sua pervicace diffidenza nei confronti delle donne “pensanti”.   Altro splendido classico della letteratura del XIX secolo, questa volta di Charlotte Brontë (le sorelle Bronte sono anch’esse tra le più amate dagli autori di period). Se la versione più famosa delle disavventure della tutrice orfana è probabilmente il film di Zeffirelli con William Hurt, questa versione televisiva però è la più introspettiva e avvincente. La diffidente tutrice che si innamora dell’iracondo e scontroso Mr Rochester per poi scoprire che nasconde un orribile segreto, quel finale dolceamaro e tutte le prove durissime che la vita offre loro sono qui riportate nel modo più vicino all’originale. Ruth Wilson, poi diabolica Alice di Luther, e Toby Stephens, futuro pirata cazzuto di Black Sails, allora sembrarono un errore di casting: lui troppo bello rispetto al duro Mr Rochester, lei troppo bella (e troppo alta) per incarnare la “povera, oscura, brutta e piccola, ma con un cuore e un’anima” Jane Eyre del romanzo. Eppure, funzionano.   Negli svariati adattamenti del capolavoro di Charles Dickens, – compresa una versione cinematografica di Alfonso Cuarón con Robert de Niro, la più conosciuta è probabilmente quella del 1999 con Ioan Gruffudd e Charlotte Rampling. Tuttavia preferiamo la versione di Sarah Phelps (già regista di Oliver Twist) del 2006 con Ray Winstone nei panni di Magwitch e Gillian Anderson in quelle di Miss Havisham. Nell’era dell’ossessione per gli spoiler, per il “come finisce” piuttosto che per il “perché finisce così”, decidere di guardare la trasposizione di libri di cui la trama è universalmente nota è una liberazione che ci permette di concentrarci sulla narrazione, sullo stile, sulla forma e – davvero – sui contenuti. La storia di Pip, ragazzo povero che diventa un gentleman londinese grazie a un misterioso benefattore, quella della graziosa Estella – virtualmente adottata dalla maligna  criptica Miss Havisham in nome di una folle vendetta – quella del galeotto vittima di un’incredibile ingiustizia, compongono una disamina crudele, cupa e fatalista dell’animo umano. Il motivo per cui questo adattamento è il più memorabile è la versione – agghiacciante e tristissima – di Miss Havisham della Anderson.   Il romanzo di Emily Brontë, la sorella di Charlotte, è per certi versi l’anti-Jane Eyre nel suo descrivere l’amore, quello sofferto e paziente della maturità contro quello passionale e autodistruttivo della gioventù. Tom Hardy è Heathcliff, l’epitome del giovane amante ribelle e arrabbiato, Charlotte Riley è Catherine l’eroina che si dibatte tra i due uomini che seducono le due metà della sua anima. La storia è quella di un orfanello raccolto dal benestante Earnshaw: impetuoso e istintivo, si innamora fin da piccolo della figlia del mentore, vitale e appassionata come lui, e con lei vive in simbiosi finché quest’ultima gli preferisce un uomo ricco e posato. L’ambizione di lei e lo spirito vendicativo di lui sono le basi di un rapporto fatto di amore, odio, gelosia e tendenze autodistruttive, il manuale della love story tumultuosa. Questa versione  in due parti del Peter Bowker di Viva Laughlin e World on Fire aggiunge al loro rapporto un lato sensuale fisico che costituì una svolta epocale nella messa in scena dei period.   Eravamo indecisi se optare per un altro tragico classico, la Tess dei d’Uberville di Thomas Hardy, oppure puntare a qualcosa di meno famoso come la saga di Poldark di Winston Graham. Alla trasposizione della vita dell’eroina malcapita di Hardy e della sua desolata esistenza divisa tra il prevaricatore Alec e  il debole Angel, abbiamo preferito le avventure dell’indomito Ross Poldark, anche perché il film di Polanski batte qualsiasi adattamento televisivo. Poldark segue  l’esistenza di un veterano della guerra indipendenza americana che torna in Cornovaglia e scopre la promessa sposa maritata a un altro. Ross ha un animo battagliero e intraprendente con uno spiccato spirito imprenditoriale, e decide di ottenere la propria rivincita riaprendo le miniere di famiglia e investendo audacemente. Sposa la rossa Demelza, una giovane poverissima e bistrattata per la quale inizialmente non prova nessun tipo di attrazione. Di Poldark  esisteva già un adattamento del 1975, ma questo del 2015 in patria, e poi nel resto d’Europa, è diventato un vero e proprio cult grazie all’approccio più sensuale e moderno (diciamo, alla Outlander) alla narrazione e alla figura del protagonista, (anti)eroe byroniano.

Fonte : Wired