Raggi bis, la ricandidatura e la lenta implosione del M5s romano: cronaca di un mese di rivolte contro la sindaca

Le porte del Partito democratico sono e saranno chiuse, ma a sbatterle in faccia o quasi a Virginia Raggi sono stati in diversi anche della sua stessa maggioranza. Da quando la sindaca ha annunciato la ricandidatura alle elezioni amministrative 2021, nel Movimento Cinque Stelle romano è scoppiato il finimondo. Un mese di continui strappi, tensioni, accuse, chat infuocate. La notizia sembra aver fatto da detonatore a una bomba in realtà pronta a scoppiare da tempo. Che vecchi mal di pancia ribollissero nella maggioranza grillina non è una novità, ma il Raggi bis sembra aver portato il tutto a galla, isolando ancor di più la prima cittadina. 

La nuova fronda anti Raggi

Basta con i “vuoti slogan che lanciano soluzioni semplicistiche per problematiche complesse”, serve “un progetto serio che si fondi su proposte concrete, portato avanti da una squadra di persone, dotate di capacità e visione”. A dirlo con un post su Facebook riportato da tutti uguale sono cinque consiglieri pentastellati, una vera e propria fronda anti Raggi venuta di recente allo scoperto. Angelo Sturni, Alessandra Agnello, Donatella Iorio, Marco Terranova, Enrico Stefàno. Due di loro presidenti di commissione (Iorio all’Urbanistica e Terranova al Bilancio) si sono dimessi dall’incarico due settimane fa. Ufficialmente per motivi personali ma guarda caso poi sono finiti nella lista ufficiale dei ‘ribelli’.

E poi c’è Stefàno, del nucleo storico di consiglieri e attivisti romani, insieme a Raggi all’opposizione nell’era Marino. Qualche giorno prima del suddetto post che ha dato vita a una quasi “corrente” interna, aveva criticato la sindaca sempre sui social. Partendo dalle critiche di metodo nella scelta del candidato (calato dall’alto) aveva poi stroncato senza troppi giri di parole l’operato di Raggi parlando di “errori” commessi e di una “mancata idea di città”. Parole che hanno dato coraggio anche ai più timidi e ridotto ulteriormente il sostegno interno alla prima cittadina.

Perché accanto alla nuova “corrente” di malpancisti si aggiungono anche altri consiglieri che si muovono in autonomia in quella che è sempre più una partita tutti contro tutti. Vedi Marcello De Vito, presidente dell’Assemblea capitolina, che proprio ieri si è scontrato con la maggioranza sulla delibera Forum Sviluppo 2030-2050, e che prima dell’estate denunciò tre consiglieri ai Probiviri per violazione del codice etico. E ancora Simona Ficcardi e Gemma Guerrini, la prima sulle barricate da quando Raggi ha scelto la discarica di Monte Carnevale come nuovo sito di smaltimento dei rifiuti di Roma, la seconda non nuova a posizioni in contrasto con il gruppo consiliare e con la giunta. 

Le porte in faccia dal Pd

In cuor suo la sindaca sperava nell’appoggio alla sua candidatura da parte del Partito democratico, magari resa possibile da un’operazione di moral suasion del Movimento a livello nazionale. Che si potesse ripetere l’esperimento del governo giallorosso su Roma, questo sotto sotto era l’auspicio. Ma il no di Nicola Zingaretti è arrivato forte e chiaro. “Raggi? Per Roma è stata una catastrofe. Non è possibile nessun accordo”. E da qui salvo sorprese indietro non si torna. Quel che forse Raggi non si aspettava era di dover fronteggiare così tanto ostacoli anche “in casa”. 

Il mancato sostegno del vice Bergamo

Un annuncio quella di una nuova discesa in campo che, lo ricordiamo, non ha raccolto reazioni entusiaste nemmeno tra gli assessori della giunta, o almeno non tra tutti. Parole critiche arrivarono dal vicesindaco Luca Bergamo, un po’ l’outsider di palazzo Senatorio, grillino ma con forti legame a sinistra. “La candidatura deve essere il frutto di un confronto aperto su una visione del futuro” dichiarò al Corriere della Sera il numero due del Campidoglio. E ancora: “Sul candidato serve un confronto. Sindaca così sbaglia”. Già, perché andando oltre le singole battaglie il tema del dissenso è sempre lo stesso: l’assenza di dialogo. Glielo rimproverano da tempo gli eletti, contrariati da una gestione accentrata nelle mani esclusive della sindaca e del suo staff. E glielo rimproverano prima ancora gli attivisti.

La rabbia degli attivisti 

Uno su tutti il territorio dove la rabbia dilaga: il municipio VII. Di pochi giorni fa una lettera-denuncia degli attivisti grillini del parlamentino guidato da Monica Lozzi, la presidente ex grillina (passata con Ital Exit di Gianluigi Paragone) con una maggioranza M5s che però non ha intenzione di sfiduciarla, perché d’accordo con lei su quanto fatto a livello di programma elettorale. Oggetto della missiva della base, che cita diversi episodi, presunte operazioni di censura e cancellazione di post da parte del Movimento nazionale sulla pagina Fb locale. 

Ancora in VII municipio due attivisti hanno denunciato Raggi ai probiviri per violazione del codice etico del Movimento in relazione alla nomina, prorogata quattro volte, di Fabio Serini a commissario straordinario dell’Ipa, l’ente di previdenza e assistenza per i dipendenti capitolini, quando lo stesso era rinviato a giudizio nell’inchiesta sullo Stadio. E non c’è solo il VII municipio, anche in I il mal contento è venuto fuori ufficialmente. Gli attivisti hanno annunciato di aver sospeso le attività. Niente banchetti, sportelli informativi, gazebi, assemblee. E non solo per la campagna del referendum sul taglio dei parlamentari in programma per il 20 e 21 settembre. Lo stop di ogni iniziativa sul territorio riguarderà tutti i prossimi appuntamenti, elezioni comunali del 2021 comprese, almeno finché i vertici non batteranno un colpo.

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Insomma, una polveriera da qualunque lato la si guardi con un quadro generale nettamente peggiorato nelle ultime settimane. Inizialmente si pensava che la sindaca dovesse affrontare “solo” l’impervia prova di trovare 300 candidati per riempire le liste elettorali di Comune e municipi, impresa ardua dato il sostegno della base, lo abbiamo visto, ridotto all’osso. Oggi i problemi sono di ben altra portata. Nell’ultimo mese è successo di tutto e sempre in direzione ostinata e contraria a quella auspicata dalla prima cittadina, ormai sempre più sola, arroccata in Campidoglio con il suo cerchio magico di pochi fedelissimi. 

Fonte : Roma Today