El practicante, la recensione del thriller Netflix

Angel presta servizio come paramedico sulle ambulanze. L’uomo, sulla trentina, vive con la bella fidanzata Vane, aspirante veterinaria, e deve fare i conti con pressanti difficoltà economiche. Per concedersi qualche sfizio non esita ad avere comportamenti illeciti, rubando oggetti di valore di proprietà di persone decedute davanti ai suoi occhi, e il karma gli gioca un brutto scherzo quando rimane vittima di un drammatico incidente stradale proprio mentre si trova in servizio.
Il protagonista resta paralizzato dalla vita in giù e costretto probabilmente a trascorrere il resto della sua esistenza su una sedia a rotelle. Questo stato di impotenza accentua la crisi di coppia che già aveva fatto capolino negli ultimi mesi e Angel diventa sempre più geloso nei confronti della compagna, arrivando a spiarle il telefono e a controllare ogni suo movimento. Un’ossessione morbosa che avrà conseguenze imprevedibili.

Crazy time

Il quinto lavoro dietro la macchina da presa del regista catalano Carles Torras è un thriller psicologico che si inserisce appieno nella tradizione spagnola di genere, riportando alla mente seppur in un contesto differente le atmosfere di un altro grande cult a tema quale Bed Time (2011).
Ci troviamo infatti davanti a un racconto torbido e tetro che già dai primi minuti di relativa quiete fa presagire la tempesta in arrivo, dando modo di esporre con piccoli tocchi i lati oscuri della mente del protagonista.
Un uomo che si impegna a salvare vite ma non esita al contempo a macchiarsi di atti immorali e che per questo manifesta già i germi della latente follia in divenire, esasperata dall’evento chiave che rivoluziona il cuore narrativo e incanala la storia su un crescendo tensivo di rara ferocia.
Giunto nel catalogo di Netflix come original, El practicante si affida a un personaggio tanto respingente quanto affascinante per traghettare i novanta minuti di visione fino all’epilogo, e trova in Mario Casas l’interprete perfetto.
Il popolare attore iberico è ormai una certezza del cinema nazionale e riesce a essere credibile in un ruolo per nulla scontato, trovando il modo di sfumare su territori sempre più oscuri il suo psicotico alter-ego.

Il seme della follia

La figura di Angel comincia una discesa negli abissi che si rispecchia nelle contemporanee vicende di stalking che affollano spesso i telegiornali e, pur nei suoi ragionati eccessi, si rivela per questo maggiormente inquietante.
Ed ecco allora che il thriller si trasforma in una sorta di brutale horror esistenziale, uno slasher privo di sangue ma ricco di emozioni, ottimamente messo in scena.
Gli spazi chiusi diventano così ambientazioni claustrofobiche e irte di insidie, con le mura domestiche pronte ad assumere un nuovo aspetto in base al punto di vista dei personaggi, villain e vittime, e le sequenze in esterno mostrano invece le difficoltà nell’adattarsi a una quotidianità che solo chi è portatore di handicap fisici prova ogni giorno sulla propria pelle.
Anche senza ricorrere a eccessivi virtuosismi, lo stile di Torras è ammorbante e famelico, capace di suscitare un palpabile disagio in diverse occasioni con un paio di storyline secondarie non meno spaventose di quella principale.
Girato in tempi recenti, come sottolineato dal notiziario radio che parla della diffusione del Coronavirus, El practicante si rivela una solida e stratificata produzione di genere, abile nel mantenere fino ai titoli di coda le premesse suggerite in partenza.

Fonte : Everyeye