A Cene in val Seriana non sarà un’elezione come un’altra

19 settembre 2020 09:58

Le grida dei bambini echeggiano finalmente nella via principale di Cene, in val Seriana. Sei mesi fa in questo piccolo centro a 16 chilometri da Bergamo c’era solo silenzio, interrotto dalle sirene delle ambulanze e dai lenti rintocchi delle campane. Ora le porte del municipio sono spalancate e la coda di persone in attesa è piuttosto lunga. A pochi giorni dalle elezioni comunali gli impiegati dell’ufficio anagrafe sfornano tessere elettorali per rimpiazzare quelle perse o per consegnare le nuove a chi ha compiuto 18 anni.

Nell’attesa, tanti danno uno sguardo alle due liste dei candidati. Sul manifesto in corridoio spiccano i simboli di Insieme per Cene e quello della Lega, che qui l’8 maggio 1990 elesse il suo primo sindaco in Italia.

L’androne è tappezzato di inviti a usare la mascherina e a mantenere il distanziamento. Sulle pareti ci sono gli orari di ricevimento degli assessori. C’è ancora anche quello del sindaco Giorgio Valoti, morto il 13 marzo a causa del nuovo coronavirus. Aveva settant’anni e lo aspettavano altri quattro alla guida dell’amministrazione. La sua morte è il motivo del ritorno alle urne a poco più di un anno dall’ultima volta.

Una storia comune
Nei suoi post su Facebook, pochi giorni prima di morire, Valoti esortava i compaesani a indossare la mascherina e a restare uniti. Poi le cose sono precipitate, così come per tanti altri nella bergamasca. Nelle settimane dell’emergenza che non sembrava finire mai – dal 20 febbraio al 31 marzo – a Cene, dove vivono circa quattromila persone, ne sono morte quaranta. Dieci volte tanto rispetto allo stesso periodo del 2019.

In tutta la provincia i decessi causati dal covid-19 sono stati più di seimila, di cui solo la metà riconosciuti nei report ufficiali. Alzano Lombardo e Nembro, i due comuni simbolo della pandemia bergamasca, sono lontani pochi chilometri. Qualche curva di superstrada, un paio di gallerie a costeggiare il fiume Serio. Tre giorni prima della morte del sindaco Valoti si era chiusa, senza risposte, la discussione sulla possibile zona rossa nel cuore della val Seriana.

Prima di aprire la lettera che gli ha lasciato il padre, Alessandro Valoti ha aspettato un mese. Musicista di professione, a 35 anni ha deciso di candidarsi anche lui per un posto in consiglio. L’ultimo sms il padre gliel’ha mandato l’8 marzo. “Sono al pronto soccorso”. Poi solo le comunicazioni dei medici, fino alla fine. Una storia comune da queste parti, dove tanti non hanno potuto salutare i propri familiari prima che morissero negli ospedali.

La lettera che Giorgio Valoti ha lasciato al figlio è di cinque pagine. Ci sono consigli e istruzioni, e una frase: “Se dovessi morire, Cene va a elezioni. Adesso tocca a te”. Dice Alessandro: “Mi ha raccomandato di pensare agli anziani, alla casa di riposo, alle persone in difficoltà. Era un sindaco d’altri tempi. Direi pragmatico, come tanti leghisti”.

Dopo trent’anni di maggioranza monocolore non è facile trovare nuovi obiettivi, rilanciarsi. Le vittorie bulgare degli anni novanta hanno lasciato spazio a qualche crepa nella fiducia degli elettori. Nel 2019 Giorgio Valoti aveva vinto per soli 89 voti contro Andrea Persico, ora candidato consigliere nella lista Insieme per Cene, guidata da Anna Gusmini.

Un tassello simbolico
Per scongiurare la sconfitta nel primo comune leghista d’Italia, la squadra è stata rinnovata. Il candidato sindaco Edilio Moreni, 66 anni, è stato assessore al bilancio. Ora è in pensione, dopo una vita passata a vendere auto su e giù per la valle. Battuta pronta, sorriso contagioso, lo incontro a casa sua. “Trent’anni di Lega sono tanti, ci sono matrimoni che durano molto meno, figuriamoci”, dice. “Dopo tutto questo tempo non è facile trovare nuovi stimoli. Noi però ci siamo”.

La riqualificazione del ponte ciclopedonale, chiuso nel 2018, le nuove piste ciclabili, i marciapiedi. Progetti straordinariamente normali che però in centri così piccoli decidono l’esito delle elezioni. “Qui non si paga l’addizionale comunale Irpef, non ci sono parcheggi blu, la casa di riposo ha rette molto basse. Tutte misure poco visibili, che abbiamo deciso di mantenere” nonostante le difficoltà.

A dare una mano a Moreni e alla sua lista è arrivato anche Matteo Salvini. Il leader della Lega è arrivato a Cene il 16 settembre. Ad attenderlo anche Davide Bortolotti, 98 anni, tesserato alla Lega da quando il partito è nato. In piazza Italia, di fronte al comune, Salvini ha ricordato Giorgio Valoti e poi è passato a ringraziare le persone del luogo, momento che non manca mai nei suoi comizi: “Vi siete rialzati, vi siete rimboccati le maniche”.

Nel suo discorso fanno capolino le parole sofferenza, coraggio, dolore. Il tono è emotivo. La verità è che perdere il primo comune conquistato dalla Lega in Italia sarebbe uno smacco. Certo, la Lega gioca partite più importanti, come quella per strappare la Toscana al centrosinistra, ma dal punto di vista simbolico la piccola Cene è un tassello a cui Salvini non vuole rinunciare. È un pezzo di storia del suo partito, in fondo.

Quando nel 1990 i rappresentanti locali della Lega nord decisero di sfidare i partiti tradizionali, neanche Umberto Bossi riuscì a convincerli di non farlo per evitare di “bruciarsi”. Si candidarono e vinsero a sorpresa, sbaragliando la Democrazia cristiana. Arrivarono giornalisti da ogni parte del mondo per raccontare la vittoria dei “barbari”.

Il primo sindaco leghista d’Italia, Franco Bortolotti, oggi ha 71 anni e ha deciso di non parlare con i giornalisti. Da aprile è tornato in municipio dopo una pausa durata più di vent’anni. È stato chiamato a coordinare i lavori pubblici dalla vicesindaca Marcella Bazzana, figlia di Renato Bazzana, che qui negli anni novanta è stato uno dei protagonisti della Lega. “Nelle settimane più difficili le persone chiamavano per chiedere se avevamo delle bombole d’ossigeno. Per settimane ne ho tenute tre in ufficio, le portavamo a chi ne aveva bisogno. Adesso quei momenti sono un brutto ricordo, è tornata la normalità”.

La sfidante
Battere la Lega nel suo fortino storico sarà un’impresa. Nessuno ci è riuscito in trent’anni. Ci prova Anna Gusmini, 38 anni, un passato da ciclista professionista. Nella sua carriera ha vinto il campionato italiano e vestito la maglia azzurra. “È stato un anno particolare. Non pensavamo di dover tornare al voto così presto e a causa della scomparsa di una persona che, al di là delle idee politiche, si è sempre impegnata per il paese”, spiega.

Domenica 13 settembre, sempre in piazza Italia, all’incontro con la lista civica che la sostiene hanno partecipato circa duecento persone, distanziate, con mascherina e obbligo di misurazione della temperatura all’ingresso. “Il nostro obiettivo è coinvolgere direttamente i cittadini nelle scelte”, dice Gusmini. “I mesi dell’emergenza sono stati carichi di preoccupazione e dolore. Ho un papà di 83 anni e avevo paura che si potesse ammalare e non ci fosse la possibilità di curarlo. In quel periodo ho deciso di impegnarmi ancora di più”.

Chiunque vincerà le elezioni dovrà fare i conti con la carenza dei medici di famiglia. Cene ne aveva due. Entrambi sono andati in pensione. Gli amministratori locali non hanno responsabilità. Ci dovrebbero pensare l’agenzia di tutela della salute (Ats), la regione e il ministero della salute. Ma le persone si rivolgono ai sindaci, e i sindaci provano a fare pressioni per far sì che arrivino i sostituti, mentre trovano spazi comunali per allestire gli ambulatori.

Sembra paradossale dopo un’epidemia che ha dimostrato quanto sia fondamentale la medicina territoriale, eppure la situazione da questo punto di vista mostra segni di crisi. Nella provincia più colpita d’Italia 50 medici su 666 hanno già lasciato. Altrettanti aspettano la fine dell’anno prima di andare in pensione. È così un po’ ovunque, dalla pianura fino alle valli. Un guaio. C’è la campagna annuale per il vaccino da organizzare e non sarà facile gestire l’aumento dei tamponi dopo la riapertura delle scuole.

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“La nostra email è piena di richieste inviate dai medici che chiedono il calcolo pensionistico”, conferma il presidente dell’ordine Guido Marinoni. “Cene è uno dei tanti casi in provincia di Bergamo. Un problema di cui si parla ancora troppo poco. A ottobre, quando arriveranno tante altre richieste di pensionamento, ce ne accorgeremo. Temo che sarà molto difficile trovare i sostituti”.

Qui però nessuno vuole più sentire il silenzio del medico dall’altra parte della cornetta. Il 20 e 21 settembre quella a Cene non sarà un’elezione come un’altra.

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Fonte : Internazionale