La stilista dà ragione alla vicepreside sulle minigonne a scuola

AGI – Se parliamo di moda e di come vestirsi a scuola “oggi c’è poco decoro e molta sfacciataggine tra le adolescenti. La preoccupazione della vicepreside, pur fuori dal tempo, può essere ritenuta comprensibile. Il modello femminile di oggi è diventata la Lolita”. Silvia Vacirca, storica della Moda e docente di Moda e costume a Torino e alla Sapienza a Roma, parla con l’AGI del caso minigonne al liceo Socrate di Roma dopo la richiesta da parte della vicepreside di non indossare gonne troppo corte, che ha suscitato numerose polemiche.

Vacirca aggiunge che “bisognerebbe conoscere tutti gli elementi di questa storia”, ma che in generale “è auspicabile la presenza di un regolamento interno, un dress code che decida come a scuola ci debba essere un limite“. Anche perchè “le uniformi credo siano divertenti e consentano agli studenti di sentirsi parte di un gruppo”.

Con la necessità di ritrovare “il senso di decoro che oggi si è perso” e che rappresenta “un sintomo di una società decadente”. Vacirca racconta anche dell’importanza dell’uniforme nel corso della Storia e di come “sia una tradizione ancora viva all’estero”. Da Rousseau e i diritti dell’infanzia al 1919 quando, in Italia, “ci sono diverse testimonianze che raccontano come si andasse a scuola con il grembiule nero, il colletto bianco e il fiocco blu”.

Con il grembiule nero che indicava “rigore e disciplina”, tratti poi distintivi del ventennio fascista. Negli anni ’40 arriva poi la divisione “in grembiuli rosa per le femmine e blu per i maschi”. Ma l’uniforme aveva anche un altro obiettivo, più democratico: “I bambini venivano coperti anche perchè l’Italia era povera e andare a scuola era un lusso. E tutt’oggi ci sono pedagoghi che sostengono che sia una cosa buona”.

La rivoluzione sessuale del ’68, con l’abbandono graduale dell’obbligatorietà del grembiule, “ha introdotto un ulteriore principio di democratizzazione”. Tanto che adesso “sono le scuole private, elitarie, che prevedono una divisa e che la utilizzano come simbolo di uno status”. Anche ai giorni nostri “questa differenziazione però non è del tutto scomparsa: si vedono tanti adolescenti maschi con abbigliamento ‘street’ (spesso di lusso), apparentemente sportivo ma costoso e firmato. Ma non tutti possono permetterselo”.

Una cosa che si vede meno nelle ragazze “dove c’è più conformismo, con il modello ‘Instagram’ e delle influencer come Ferragni a dominare”, sostiene ancora Vacirca. Per cui “c’è un grande uso degli short e delle minigonne con disinvoltura incredibile. Le ragazzine appaiono spesso tutte uguali. C’è minore decoro e maggiore sfacciataggine. Il modello femminile di oggi è diventata la Lolita. Già a partire dagli anni ’90 ma con un aumento esponenziale in questi tempi. C’è questa immagine asessuata di ninfa che ha qualcosa di inquietante”.

E sulla reazione di alcune alunne che hanno deciso di protestare per la decisione della vicepreside indossando proprio abiti corti e short, Vacirca ricorda come si tratti di “un gesto spavaldo più che di ribellione, fatto con la consapevolezza che possa ottenere un consenso dalla società. è tipico degli adolescenti essere insofferenti all’autorità. Questa è una cosa buona anche se bisognerebbe capire che tipo di liceo è e che tipo di studenti lo frequentano”. 

Fonte : Agi