Polizza vita, occhio agli eredi: perché è meglio precisare chi sono i beneficiari

La polizza vita costituisce un lascito sicuramente “interessante” dal punto di vista fiscale. Il “montepremi” erogato dalla compagnia di assicurazione, infatti:

  • non sconta l’imposta di successione,
  • non è pignorabile né sequestrabile,
  • in corso di rapporto i beneficiari possono comunque essere sempre modificati o revocati
  • il contraente può riscattare la polizza prima del fatidico “evento incerto nel quando, ma sicuro nel se”.

Se la polizza è fatta con l’intento preciso di lasciare un gruzzolo ai familiari, in ogni caso è meglio prestare grande attenzione alle parole che si utilizzano per stabilire “secondo volontà” le quote da assegnare agli eredi.

Parenti serpenti

La clausola standard più diffusa per le polizze vita prevede la dicitura “eredi legittimi”. L’espressione sembra neutra e pacifica ma cambia aspetto al momento della liquidazione per quota dell’indennità, soprattutto se tra i familiari “eredi legittimi” ci sono dissapori e incomprensioni. Secondo un orientamento dei giudici e degli interpreti, infatti, l’espressione “eredi legittimi” indica le persone cui andrà materialmente la somma, che dovrà essere ripartita in parti uguali a meno che non siano espressamente precisate le rispettive quote.

Secondo un altro orientamento, invece, l’espressione eredi legittimi impone di fare riferimento alla normativa in materia di successione e, quindi, se le quote non sono precisate, la somma dovrà essere ripartita con i medesimi criteri validi per le successioni “legali”.

Per comprendere la portata delle conseguenze dei due diversi orientamenti è sufficiente un esempio: nel caso di una famiglia composta da due genitori e tre figli, se uno dei genitori stipula una polizza vita con beneficiari gli “eredi legittimi” e poi muore lasciando un’indennità di 100mila euro  

– in base alla prima interpretazione ciascun erede avrà diritto a una quota di 25mila euro

– in base alla seconda interpretazione invece, il genitore superstite avrà diritto a 33.333 euro e i figli a 22.222 euro ciascuno.

Il contrasto interpretativo ha anche altre conseguenze: per la prima interpretazione, infatti, il beneficiario conserva il diritto all’indennita della polizza, ovviamente pro quota, anche se rinuncia all’eredità. Per la seconda tesi, invece, rinunciare all’eredità significa rinunciare anche all’indennità.

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La questione è stata posta all’esame delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Nelle more della decisione, che costituirà un principio di diritto per le future interpretazioni, per evitare qualsiasi problema meglio definire con precisione all’atto della stipula della polizza sia i beneficiari che le rispettive quote

Fonte : Today