La filiera del foie gras scommette sull’export e punta sull’Asia

La filiera francese del foie gras si trova a dover affrontare una nuova sfida, quella della sovrapproduzione. Oltre 3.500 allevatori di oche e anatre del paese, riporta Italia Oggi, a causa della crisi sanitaria hanno dovuto far fronte a pesanti investimenti per l’adozione di misure di sicurezza e nuove strutture. La filiera si è risollevata in modo considerevole nel 2018, ma l’anno successivo è stato pessimo, a causa soprattutto dell’entrata in vigore della limitazione delle promozioni al 25% sui prodotti di grande consumo. Il risultato è stato il 10% di volume perso sul foie gras (un prodotto stagionale) considerato che il 70% del fatturato si realizza in occasione delle festività di fine anno. Nel 2019 il giro d’affari è sceso sotto i 2 miliardi di euro.

Nel 2020 i leader del settore (Labeyre, Delpeyrat, Larnaudie, Euralis) hanno ottenuto una deroga temporanea alla limitazione degli sconti. Mentre Ungheria e Bulgaria, da dieci anni i concorrenti più feroci, hanno subito a loro volta una severa epidemia di aviaria. Ma a tarpare le ali è arrivato il lockdown. Al crollo delle vendite nelle grandi superfici e dell’export si è aggiunta la chiusura dei ristoranti, che normalmente acquistano il 40% dei volumi.

Così a metà anno la filiera registra un calo del 20% rispetto al 2019. I produttori però hanno prontamente reagito, abbassando del 15% la produzione per il 2020. E mentre la ristorazione continua a soffrire, gli industriali del settore scommettono sull’export: Cina e Giappone in primis.

Fonte : Affari Italiani