Passaporto

Com’è dover aspettare mesi per avere un visto sul passaporto? In un articolo uscito su Le Monde lo scorso anno, e pubblicato da Internazionale, il filosofo camerunese Achille Mbembe scriveva che di tutte “le grandi sfide che l’Africa deve affrontare in questo inizio di secolo, la più urgente e pesante in termini di conseguenze è la mobilità della sua popolazione. In larga misura il futuro dell’Africa dipenderà da come e se le persone riusciranno a spostarsi”.

Tra i più vistosi e concreti cambiamenti dovuti alla pandemia ci sono le restrizioni imposte alla maggior parte delle frontiere. Con pesanti conseguenze per quella che il sociologo Marco D’Eramo definisce la più importante industria del secolo: il turismo. L’Organizzazione mondiale del turismo ha reso noto che nel primo semestre del 2020 ci sono stati 440 milioni di arrivi in meno rispetto all’anno scorso, un calo del 65 per cento, con una perdita di 460 miliardi di dollari. In questi mesi il numero di paesi che possono essere visitati senza un visto è diminuito del 33 per cento. Il Passport index calcola il World openness score, il tasso mondiale di apertura. L’indice era di 21.360 punti alla fine del 2019, poi scesi a 12.944 alla fine di maggio del 2020, e leggermente risaliti a 14.421 a metà settembre. Il passaporto più colpito è stato quello statunitense, anche perché era uno dei più forti: fino all’anno scorso era al terzo posto e chi l’aveva poteva entrare in 171 paesi senza bisogno di visto. Oggi è sceso al ventesimo posto, dopo la Moldova e prima della Turchia, e il numero di paesi visitabili si è ridotto a 87.

I cittadini statunitensi non possono più andare liberamente in Europa, in Canada e in molti paesi latinoamericani. “Gli americani stanno vivendo una limitazione vissuta finora dalla maggioranza della popolazione mondiale”, scrive il giornale online Quartz. “Prima della pandemia gran parte delle persone non poteva andare in molti paesi, proprio come succede oggi agli statunitensi”.

Fonte : Internazionale