Nuovo stop per l’economia italiana, migliorerà forse nel 2020 (ma Pil al palo se si alza l’Iva)

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine di una riunione sulle autonomie, Roma, 19 luglio 2019. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Dopo il timido accenno di ripresa del primo trimestre dell’anno, l’economia italiana ha subito un nuovo stop. Lo mette nero su bianco una nota dell’Ufficio parlamentare di bilancio che spiega come ”occorrerà attendere la seconda parte dell’anno per intravvedere qualche segnale di recupero”. Un recupero che i tecnici del Parlamento specificano che sarà insufficiente a spostare significativamente le lancette del barometro economico dallo zero, almeno per il 2019′. La situazione dovrebbe gradualmente migliorare dal 2020 anche se, specifica l’Upb, “quanto più l’orizzonte di previsione si allunga tanto più crescono incertezza e potenziali incognite”.

Rispetto al quadro di previsione pubblicato nella nota sulla congiuntura dello scorso febbraio, la crescita del Pil è inferiore per tre decimi di punto percentuale nel 2019.

Gli indicatori congiunturali più recenti, dice l’Upb, ”indicano una dinamica produttiva debole” con un ritorno alla contrazione dell’attività industriale nel secondo trimestre (0,8 per cento rispetto alla media gennaio-marzo).

La ripresa, secondo l’Upb, sarà sostenuta dalla domanda finale interna. I consumi delle famiglie, infatti, beneficerebbero delle misure a sostegno del reddito e del miglioramento del mercato del lavoro.

A far ben sperare sono proprio i segnali positivi arrivano invece dal mercato del lavoro. Nel primo trimestre l’input di lavoro al sistema produttivo, misurato dalle ore lavorate, è sensibilmente aumentato grazie soprattutto alla componente a tempo indeterminato, che ”ha più che compensato la forte riduzione dell’occupazione a termine”. Il miglioramento registrato dal mercato del lavoro ”non sembra tuttavia sufficiente ad allentare l’incertezza di famiglie e imprese”.

Segnali negativi continuano ad arrivare dagli indicatori sintetici del ciclo economico, elaborati da varie istituzioni. A solo titolo di esempio segnaliamo qui gli ultimi dati Istat sul commercio che certificano il crollo della propensione all’acquisto degli italiani.

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Come spiegano ancora i tecnici il prodotto interno lordo nel 2020 dovrebbe aumentare dello 0,7%. Un dato, quest’ultimo, che sconta la disattivazione delle clausole di salvaguardia “in assenza delle quali la crescita reale si fermerebbe allo 0,4%”.

pil italia 2020-2

Una tempestiva e credibile definizione della manovra di bilancio per l’anno prossimo favorirebbe un’ulteriore discesa dei tassi d’interesse, con benefici sensibili sulle attese di famiglie e imprese. Al contrario il protrarsi di incertezze sulle coperture di bilancio che verrebbero utilizzate in autunno per disattivare le clausole di salvaguardia potrebbe velocemente fare aumentare l’avversione al rischio degli operatori di mercato, trasmettendosi quindi sulla fiducia di famiglie e imprese, oltre che nei bilanci bancari”.

Quali rischi per l’economia

I tecnici economici del parlamento spiegano come i fattori di rischio che incidono sulla previsione sono in prevalenza orientati al ribasso: “Il quadro delineato sconta l’assenza di ulteriori restrizioni sul commercio internazionale e di nuovi shock di natura geo-politica, climatica e ambientale”.

“Eventuali manifestazioni di tali eventi sfavorevoli -avverte l’Ufficio- accentuerebbero la volatilità sui mercati delle materie prime e valutari e inciderebbero sulla crescita globale”.

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Fonte : Today