La folle disputa di Kanye West con la Commissione elettorale del Wisconsin

Lo stato americano non ha accettato le firme presentate per la candidatura alla Casa Bianca perché false (ha firmato anche Topolino) e arrivate in ritardo. Ma gli avvocati del cantante e produttore sono pronti a dare battaglia sul significato di “dopo le 17”

(foto: Armando L. Sanchez/Chicago Tribune/Tribune News Service/Getty Images)

La corsa verso le presidenziali di novembre si sta trasformando per Kanye West in un percorso a ostacoli. Dopo aver annunciato online la propria intenzione di concorrere per la Casa Bianca e aver tenuto un solo – bizzarro – comizio e alcune – piuttosto deliranti – interviste, nelle ultime settimane il cantante e produttore sta tentando di presentare ufficialmente la propria candidatura, fornendo la documentazione utile, negli uffici elettorali degli stati americani. Finora l’hanno accettata solo in nove: in altri come in New Jersey e in Wisconsin, è stata respinta perché presentata oltre la scadenza o perché le firme raccolte sono state considerate false: la grafia di alcune sembrava essere la stessa, i nomi si ripetevano o erano chiaramente falsi o non erano correlati da riferimenti identificativi utili. Ma gli avvocati di Kanye West hanno deciso di contrattaccare e, in risposta alla Commissione elettorale del Wisconsin che ha rifiutato la candidatura, hanno prodotto un documento di 23 pagine in cui viene spiegato che quanto viene contestato è “fuorviante ed errato”.

La firma di Topolino e la questione dei secondi

Stando a quanto scrive il Milwaukee Journal Sentinel, il comitato elettorale dell’artista avrebbe presentato 299 firme utili per presentate la candidatura nello stato. Tra queste c’erano quelle di Bernie Sanders, Kanye West (ben due) e persino Mickey Mouse, ma secondo uno dei legali di West, l’avvocato Micheal Curran, spetta al “denunciante dimostrare che le firme non sono valide. Non si può semplicemente sollevare un problema, con poche o nessuna prova, e trasferire questo onere al candidato”. Anche tra quelle valide ci sono, però, dei dubbi: alcune persone hanno riferito di essere state costrette ad apporre la propria firma.

Inoltre ci sarebbero stati anche ritardi nell’invio della documentazione agli uffici elettorali, si diceva. La norma, infatti, prevede che arrivi non oltre le 17 del 4 agosto. Curran ha spiegato che il limite è stato rispettato perché il tutto è stato presentato entro i tempi stabiliti, almeno con un certo grado di interpretazione della legge. Nel memoriale difensivo c’è infatti scritto che “la legge statale dice che i documenti dovevano essere archiviati non più tardi delle 17:00, non facendo distinzione tra minuti e secondi. Per l’osservatore medio, arrivare prima delle 17:01 significa arrivare non più tardi delle 17:00”. Insomma, come va considerato il periodo tra le 17.00 e le 18.00? L’autore di The Life of Pablo ha reso questa questione apparentemente secondaria la sua ancora di salvezza per la presentazione della candidatura.

Sempre secondo gli avvocati del rapper, il ritardo nella presentazione dei documenti non sarebbe dipeso da loro ma da funzionari statali “particolarmente aggressivi”, che avrebbero chiuso gli uffici prima del tempo in un tentativo di boicottaggio del rapper. “Le persone di colore sono state a lungo emarginate in questo paese. E tentare di impedire a Kanye West di candidarsi, non considerando le voci di chi ha firmato per sostenerlo, significa continuare a fare proprio questo semplicemente perché le opinioni e le prospettive del signor West  non sono conformi a quelle del partito che rappresentano”, ha dichiarato Curran. Insomma, il team West scherza o fa sul serio? Probabilmente entrambe: nel mezzo, però, cerca ancora di arrivare alla Casa Bianca.

Fonte : Wired