Michelangelo, un genio tra peccato e furore

L’acclamato regista russo Andrey Konchalovsky racconta il genio e la follia dell’artista Michelangelo Buonarroti, interpretato da Alberto Testone. In prima tv su Sky Cinema Due, martedì 11 agosto

Il Peccato ripercorre alcuni dei momenti della vita di Michelangelo per rivelare l’umanità più profonda del genio del Rinascimento attraverso la visione di Andrei Konchalovsky. L’Autore cerca di addentrarsi nel mondo dell’uomo del Rinascimento ricco di fantasie religiose, con tutti i suoi pregiudizi e tutte le sue credenze. Lo sguardo immaginifico del grande regista indaga un artista inarrivabile e un uomo in perenne ricerca, in lotta con i potenti del tempo, in conflitto con la sua famiglia e, soprattutto, con se stesso.

Le parole del regista Andrei Konchalovsky

“Il peccato” è dedicato al grande Michelangelo ed è inteso come una “visione”, genere che fu popolare nel tardo Medioevo ed ebbe il suo culmine con la dantesca Divina Commedia. Questo genere offre ampie possibilità di interpretazione dei personaggi e dei fatti per far luce sulla coscienza del genio, uomo del Rinascimento con le sue superstizioni ed esaltazioni, il suo misticismo e la sua fede nei miracoli. Voglio quindi esprimere non solo l’essenza del carattere di Michelangelo, ma anche “sapori e odori” dell’epoca in cui è vissuto, sanguinosa e crudele, ma piena di ispirazione e di bellezza. La poetica del film nasce dall’intreccio tra la barbarie, che non intende ritirarsi dalla scena, e la straordinaria capacità dell’occhio umano di vedere la bellezza intramontabile del mondo e dell’uomo da trasmettere alle generazioni che verranno”.

Andrei Konchalovsky

L’opinione di Antonio Forcellino, storico dell’arte

“C’è un Cinquecento cancellato dall’immaginario contemporaneo delle serie televisive e dei film hollywoodiani, che ci offrono un secolo fatto di mani troppo morbide, unghie laccate, capelli vaporosi, dove gli artisti, anche i grandissimi artisti come Raffaello, Michelangelo, Leonardo, sembrano delle cocottes accucciate ai piedi dei potenti. Nelle sue migliori espressioni questa messa in scena del Rinascimento somiglia più al mondo della moda con tutto il suo falso scintillio, che all’arte impregnata di sangue e di passione del Rinascimento italiano. Andrei Konchalovsky, con il suo film Il Peccato, ha frantumato questo finto universo rinascimentale inventato dal cinema e dalle serie TV. E non solo perché, da inarrivabile maestro del cinema qual è, ha saputo confezionare tecnicamente e visivamente un racconto inappuntabile fin nei dettagli, dove finalmente le mani sono tornate sporche e le unghie rotte dal lavoro, i capelli impregnati di sudore, della polvere del marmo, delle foglie d’oro e dell’azzurro di lapislazzuli con cui questi artisti cambiavano il volto del mondo.

Guardando questo film sembra di sentire perfino l’odore, o la puzza, degli ambienti spesso inospitali in cui si muove Michelangelo: della sua casa di Firenze e delle cave di Carrara dove cercava di estrarre le anime bianche che poi avrebbe consegnato al mondo e a noi, che ancora 500 anni dopo ci sbalordiamo di fronte a quelle anime di marmo.

Fonte : Sky Tg24