Il governo libanese si è dimesso dopo le proteste che hanno scosso il paese

Prima le dimissioni di tutti i ministri, poi quelle del premier Hassan Diab. Da un’inchiesta di Reuters emerge che primo ministro e presidente erano stati avvertiti del potenziale pericolo del deposito di nitrato di ammonio

(foto: Marwan Naamani/Picture alliance/Getty Images)

Le giornate di proteste, a seguito della violenta esplosione nella zona del porto di Beirut, hanno segnato la fine del governo libanese. Dopo le dimissioni in blocco di tutti i ministri, comunicate il 10 agosto dal titolare del dicastero della Sanità Hamad Hassan, anche il premier Hassan Diab ha preso la stessa decisione e, in una conferenza stampa trasmessa a livello nazionale, ha annunciato la conclusione del suo mandato. “Voglio combattere con il popolo e seguirlo nella sua volontà di ricercare i responsabili di un disastro che è stato nascosto per sette anni. Lottare insieme per chiedere un vero cambiamento”, ha detto Diab, spiegando come il proprio esecutivo abbia fatto di tutto per salvare il paese, “ma la corruzione è un muro ancora troppo grande da abbattere”.

Il presidente Michel Aoun ha accettato le dimissioni e il governo rimarrà in carica solo per sbrigare l’ordinaria amministrazione in attesa che arrivi il prossimo. La scelta, tuttavia, non ha soddisfatto il movimento di protestal che ha continuato a manifestare fuori dal Parlamento. Ci sono stati anche scontri con la polizia: sono stati lanciati sassi contro gli agenti, che hanno risposto con i lacrimogeni.

Le nuove rivelazioni sull’enorme boom

Un’inchiesta di Reuters intanto apre nuovi scenari sui responsabili dell’esplosione del 4 agosto che conta oltre 200 morti, più di 100 dispersi e migliaia di feriti. L’agenzia stampa è, infatti, venuta in possesso di alcuni documenti riservati del dipartimento di sicurezza del governo libanese e ha ascoltato anche le testimonianze di vari funzionari di alto profilo. In base alla ricostruzione fornita, il primo ministro e presidente libanese sarebbero stati avvertiti, circa un mese fa, che le 2750 tonnellate di nitrato di ammonio depositate nel porto di Beirut rappresentavano un rischio per la sicurezza e che, in particolari circostante, avrebbero potuto provocare un’esplosione di grave entità. A quanto riferito dai funzionari libanesi, al premier Diab e al presidente Anoun sarebbe stata recapitata una lettera contenente i dettagli di un’indagine interna in cui si parlava esplicitamente del pericolo rappresentato dal materiale chimico. Non solo per il suo potenziale esplosivo, ma anche perché “facile da rubare e, quindi, da utilizzare in un possibile attacco terroristico”.

Anoun, la scorsa settimana, ha effettivamente ammesso di essere stato informato sulla cosa e di aver chiesto al segretario generale del Consiglio supremo di difesa di “fare tutto il necessario” per risolvere il problema, ma fino al momento dell’esplosione non era stata presa alcuna decisione in merito. Erano solo stati ascoltati alcuni esperti e stilati altri rapporti per avere un quadro generale su come svolgere eventuali operazioni di messa in sicurezza.

Dettagli che confermano le ragioni dei manifestanti scesi in piazza, che continuano ad accusare il governo di negligenza e di essere il principale responsabile di quanto è accaduto.

Fonte : Wired