I cinque deputati che hanno incassato il bonus? Non furbetti, ma piccini

Tre sono della Lega, uno di Italia Viva e uno del M5s. Non hanno rubato nulla, ma rappresentano il livello basso della politica italiana

Sembra che l’estate italiana abbia trovato il tema di cui dibattere sul bagnasciuga delle sue spiagge, all’ombra delle statue nelle sue piazze roventi o sulle panchine rinfrescate dall’aria condizionata nei centri commerciali. Cinque parlamentari, tre della Lega, uno del Movimento cinque stelle e uno di Italia Viva, avrebbero fatto richiesta per il bonus partite iva da 600 euro. L’hashtag #fuoriinomi è stato per ore in trending topic su Twitter, mentre le analisi, i dibattiti, le discussioni si sono scisse in due diverse linee di pensiero.
Ci sono quelli che criticano il governo, che ha risposto all’emergenza Covid-19 con un welfare a macchia d’olio, di cui tutti possano beneficiare, anche chi ha continuato a lavorare e guadagnare come nulla fosse. I parlamentari per esempio, che a fronte di stipendi mensili da migliaia di euro possono fare richiesta del bonus 600 euro, dal momento che esso non prevede paletti specifici. Ci sono poi quelli che invece criticano i parlamentari stessi che ne hanno fatto richiesta, che non hanno violato alcuna legge, che in fin dei conti non si possono dunque definire “furbetti”, ma che hanno dimostrato di non avere alcuna etica e morale, di mettere se stessi davanti ai cittadini che rappresentano, di sottrarre risorse allo stato che potevano andare a chi davvero se la passa male, solo per gonfiare una busta paga già bella corposa.

La verità, più o meno, sta nel mezzo. È innegabile che la richiesta del bonus da parte dei cinque parlamentari sia un altro, ennesimo indicatore della classe politica infima con cui l’Italia si ritrova a dover fare i conti. Mentre il paese sta vivendo una delle crisi economiche peggiori che si ricordino, in milioni hanno perso il lavoro o si trovano in cassa integrazione, le attività chiudono o vivono un taglio radicale dei propri introiti, alcuni rappresentanti del popolo, tra i pochi a continuare a lavorare e guadagnare come nulla fosse, intascano uno scarno assegno da 600 euro, in quella che suona come una beffa, una presa in giro, una spartizione di spiccioli tra chi davvero ne ha bisogno e dei privilegiati che non si accontentano del loro privilegio. È il sintomo dei tempi che corrono, del momento buio della politica italiana, della forbice tra parole e fatti di chi proclama di operare per il bene altrui e invece mette sempre davanti il proprio tornaconto personale.

Ma il problema, in fin dei conti, sta a monte. Se cinque parlamentari da buste paga da migliaia di euro al mese, la cui attività lavorativa non ha risentito in alcun modo della pandemia, possono fare richiesta del bonus, significa che il bonus è stato concepito male. Perché si tratta solo della punta dell’iceberg, del visibile che nasconde l’invisibile. L’inchiesta di Repubblica ci ha raccontato in una chiave un po’ populista che la casta continua a fare soldi sulle spalle degli italiani, ma la vera notizia non è tanto che cinque deputati su 630 hanno agito in questo modo, ma che se lo possono fare loro, lì fuori c’è allora un esercito di migliaia di persone che se la passano bene ma che hanno beneficiato di un bonus rivolto a chi se la passa male. Il bonus insomma è sbagliato, perché non mette paletti, non fa distinzioni di reddito, perché consente a tutti di usufruirne in quello che è allora un grande spreco di denaro camuffato da welfare ad ampio raggio. E la colpa di tutto questo, allora, è di un governo che non è stato in grado di rendersene conto e che è complice di quegli stessi deputati senza scrupoli, perché ha consentito loro di agire in questo modo. Il governo, insomma, ha dato alla pessima classe politica italiana una nuova occasione di dimostrarsi tale. E in fin dei conti, i cinque deputati non hanno fatto nulla di legalmente sbagliato. 

Se allora è normale indignarsi per l’assegno staccato ai cinque parlamentari, bisogna farlo in misura uguale o maggiore anche nei confronti di chi ha permesso loro di farsi staccare questo stesso assegno. Sono questi ultimi ad aver legiferato male, un elemento a cui si aggiunge l’ipocrisia delle ultime ore, con vari membri dell’esecutivo che hanno alzato le barricate contro i loro colleghi beneficiari del bonus. Dimenticando di essere stati loro stessi a fornirgli l’assist, corresponsabili dunque della pochezza politica dei tempi che corrono.

Fonte : Wired