Genova ha il nuovo ponte, Mattarella non dimentica le 43 vittime: “Accertamento rigoroso delle responsabilità”

“Mi auguro che questo ponte sia amato e adottato dalla gente e diventi rapidamente parte della loro esistenza quotidiana. E credo che avverrà perché questo ponte è semplice e forte come questa città”. E’ stato l’architetto genovese Renzo Piano, che ha firmato il progetto per la ricostruzione, a celebrare ieri con le sue parole, sul palco della cerimonia ufficiale, l’inaugurazione del nuovo ponte di Genova San Giorgio. Da sopra il viadotto bagnato per una parte del pomeriggio dalla pioggia e poi illuminato dal sole e da un arcobaleno, la cerimonia è stata salutata dal passaggio delle Frecce tricolori, che hanno accarezzato dall’alto la vallata disegnando la bandiera italiana.

In apertura è stata suonata Crêuza de mä, la celebre canzone di Fabrizio De André e di Mauro Pagani nella versione inedita ideata da Dori Ghezzi e realizzata con la collaborazione di 18 grandi artisti italiani. Poi l’inno d’Italia e la musica eseguita dalla banda della Polizia, diretta dal maestro Billi. Una giornata di emozioni forti alla presenza più alte cariche dello Stato, dal Presidente Sergio Mattarella, al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e il presidente della Camera Roberto Fico.

Mattarella ha riservato il suo primo pensiero ai familiari delle vittime: subito dopo l’arrivo all’aeroporto è andato in Prefettura dove ha avuto un incontro privato con il Comitato delle persone che hanno perso i loro cari nella tragedia. Con loro ha parlato di una “ferita che non si rimargina”. “Le responsabilità non sono generiche – ha detto – hanno sempre un nome e un cognome, sono sempre frutto di azioni o di omissioni” ed “è importante ci sia un’azione severa e rigorosa di accertamento delle responsabilità”.

Il nuovo viadotto è stato riconsegnato alla città, ed è tornato a ricucire lo skyline della Valpolcevera spezzato il 14 agosto 2018, chiudendo così il percorso di ricostruzione in meno di 2 anni per ridare alla città il suo viadotto. Il ponte ha ricevuto la benedizione del nuovo arcivescovo di Genova, Monsignor Marco Tasca. Al termine della cerimonia il presidente della Repubblica ha incontrato anche una delegazione di lavoratori che gli hanno chiesto di firmare il caschetto protettivo. Si ricuce lo skyline di Genova ma non il dolore dei familiari delle vittime della tragedia del 14 agosto.

Nuovo ponte San Giorgio Genova, la commozione e il ricordo (video)

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“La demolizione del ponte? Ho visto la devastazione della demolizione, è stato dolorossimo. Ho capito quello che ha vissuto mio fratello sulla sua pelle. Non riesco ad accettare che lui sia stato assassinato”, ha detto Emanuel Diaz, fratello di una delle vittime del crollo del Morandi, Henry Diaz. Emanuel era sul viadotto, alla cerimonia pubblica, uno dei pochi familiari che hanno preso parte all’inaugurazione, mentre gli altri membri del comitato parenti delle vittime ha preferito incontrare solo privatamente Mattarella.

“Non riesco ad accettare che questa struttura magnifica vada nuovamente nelle mani del gruppo Atlantia – dice Diaz -. Si è capito che non è stato gestito questo ponte, i manager lo hanno lasciato ammalorare. Lo si capisce dalle diverse indagini. Il Ponte Morandi era a rischio crollo dal 2014 e il gruppo Atlantia lo sapeva. Il Morandi si è sgretolato. Queste persone hanno giocato con la nostra vita volutamente, hanno ucciso 43 persone e ne hanno messe in pericolo migliaia”.

“Le due sponde sono di nuovo collegate e questo ponte segna la strada. Allora rimettiamoci in cammino, per Genova, per San Giorgio, per la Liguria e anche per l’Italia”. Lo ha detto il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, durante la cerimonia di inaugurazione del ponte Genova San Giorgio. “Forse è simbolico che quella mattina di due anni fa piovesse a dirotto e invece pochi istanti fa ci fosse uno splendido arcobaleno. Spero che lo sia. Questo ponte oggi riunisce il due lati della Val Polcevera e allora per citare un ligure famoso che subì una grandissima ingiustizia, Enzo Tortora, che quando tornò dal suo pubblico in televisione disse semplicemente ‘Dove eravamo rimasti’. Lo dico anch’io, oggi siamo dove eravamo rimasti”, ha aggiunto.

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Fonte : Today