I flussi migratori sono una prerogativa del futuro, l’Europa deve farsene una ragione

Nel 2050 un bambino su 13, nel mondo, sarà nigeriano, 1 su 4 africano e l’Europa sarà in decrescita demografica. L’immigrazione non può essere fermata, ma gestita meglio di come stiamo facendo ora, sì

Arriverà anche l’esercito in Sicilia, dopo che negli ultimi giorni è salita la tensione sul tema migratorio. La ministra dell’interno Luciana Lamorgese ha annunciato che invierà i militari dell’operazione Strade Sicure e una nave-quarantena, dopo che diverse persone sono fuggite dai centri di accoglienza dileguandosi nelle campagne dell’isola. Se la politica populista punta il dito contro i fuggitivi paragonandoli a criminali che evadono dalle prigioni in cui stanno scontando la loro pena, la realtà è un’altra. I centri sono stracolmi, basti pensare che quello di Lampedusa ha una capienza di 95 persone ma ne ospita oggi 726. E la fuga di innocenti non è altro che un gesto esasperato di chi si ritrova in stanze pollaio, riempite all’eccesso in un momento in cui gli sbarchi stanno facendo segnare picchi importanti.

Nel mese di luglio in Italia sono arrivati via Mediterraneo circa 5mila persone. Era dal 2018 che non si registravano numeri simili, quanto basta per ridare benzina alla dialettica dei porti chiusi, del “quando c’era lui” riferito all’ex ministro dell’interno Matteo Salvini e dei migranti che portano le malattie, dal momento che sono stati rilevati alcuni casi di contagio tra i neo-arrivati. Al solito, l’attenzione nazionale si concentra sull’ultimo anello della catena, gli sbarchi appunto, ignorando tutta l’infrastruttura che sta dietro a questi arrivi. E se c’è qualcuno con cui ce la si può prendere se i flussi continuano a gonfiarsi, è proprio l’Italia, che con il suo approccio alla Libia non sta facendo altro che spianare la strada al business dell’immigrazione – non quello inesistente delle ong, come vorrebbe il Movimento cinque stelle, ma quello dei trafficanti libici di esseri umani.

A metà del mese l’Italia ha riconfermato il finanziamento alle missioni internazionali, tra cui quella libica. Dieci milioni di euro andranno alla guardia costiera del paese, da tempo sotto i riflettori per violazioni di ogni tipo dei diritti umani dei migranti, il resto verrà speso per la gestione migratoria sulla terraferma. Il problema è che come hanno sottolineato diversi rapporti, c’è scarsa trasparenza sul modo in cui vengono utilizzate queste risorse in Libia e una parte di esse è probabile entri nelle tasche dei trafficanti e dei gestori dei centri dell’orrore di detenzione dei migranti. Si verifica cioè il paradosso per cui queste persone non solo prendono soldi da migranti desiderosi di ricostruirsi una vita in Europa, ma anche da quella stessa Europa che per garantirsi un controllo dei flussi paga chi questi flussi li tiene in piedi: trafficanti, che hanno così nuovi buoni motivi per portare avanti il loro business; e torturatori, che rendono l’esperienza libica un incubo offrendo nuove motivazioni ai migranti incarcerati per proseguire il loro viaggio verso nord.

L’Europa, in particolare l’Italia, è dunque complice nel mantenere in piedi un sistema di questo tipo, attraverso la sua politica di esternalizzazione delle frontiere. Gli scafisti vanno avanti con il loro lavoro, i carcerieri anche e gli sbarchi non accennano a diminuire. La soluzione non è ovviamente quella salviniana dei porti chiusi: sbattere la porta in faccia alle vittime di un sistema di questo tipo, i migranti appunto, è solo un nuovo tassello nell’odissea che essi devono affrontare, un nuovo capitolo di violazione della loro dignità. Gli sbarchi non possono essere fermati, per il semplice fatto che è impossibile fermarli. Piaccia o no, il futuro che si prospetta davanti è un futuro migratorio, dove a un continente in emergenza demografica e sempre più vecchio come l’Europa si contrappone un altro continente, come l’Africa, dove la crescita demografica non si ferma ma dove a mancare sono le opportunità. 

Nel 2050 un bambino su 13 nel mondo sarà nigeriano, un abitante su quattro sarà africano, mentre l’Europa subirà una decrescita demografica di 30 milioni rispetto al 2017. I flussi migratori saranno allora una prerogativa degli anni a venire, ma a cambiare dovrà essere il modo in cui tali flussi migratori sono gestiti. Non sono, per esempio, gli arrivi a Lampedusa il problema, ma il modo in cui si arriva a questi sbarchi e anche le modalità con cui queste persone vengono trattate una volta nel Belpaese. La vergogna del nuovo finanziamento italiano alla Libia non sta nel fatto che favorisce i flussi migratori, ma nel tipo di flussi che favorisce: quelli caratterizzati da violazioni continue e perpetue dei diritti umani.

Piuttosto che finanziare la Libia per esternalizzare le frontiere, la sforzo futuro davanti all’evidenza migratoria sta nell’organizzare politiche dei flussi e di accoglienza che tengano conto della dignità umana e che considerino i migranti per quello che sono: un’opportunità per un continente sempre più vecchio, piuttosto che un problema. La lotta ai trafficanti di esseri umani dovrà andare di pari passo con processi massivi di regolarizzazione, così da guarire il sistema migratorio malato odierno. Solo in Libia oggi ci sono 650mila migranti di fatto in stato di prigionia, a cui negli anni si sommerà il surplus demografico del resto del continente africano. L’Italia e l’Europa devono capire che è arrivato il momento di gestire in modo propositivo questi numeri, piuttosto che, come oggi, scendere a patti con il diavolo pur di non occuparsene.

Fonte : Wired