C’è stato un primo caso di Covid-19 in Corea del Nord?

La città di Kaesong, vicino al confine con la Corea del Sud, è stata isolata dopo un primo caso sospetto di Covid-19: un disertore 24enne rientrato nello stato governato da Kim Jong-un. Ma per ora non ci sono certezze

(foto: Brendan Smialowski/AFP via Getty Images)

La Corea del Nord ha detto di aver isolato Kaesong, una città vicino al confine con la Corea del Sud per un sospetto caso di coronavirus, che potrebbe essere il primo ufficializzato nel paese. Il dittatore Kim Jong-un ha infatti dichiarato lo stato di “massima emergenza” dopo che un cittadino di 24 anni, fuggito tre anni fa al Sud, sarebbe entrato in Corea del Nord a nuoto dall’isola occidentale di Ganghwa, nel Mar Giallo, dopo essere passato attraverso un condotto di scarico per evitare il filo spinato.

Fonti di polizia hanno confermato che il mese scorso l’uomo era stato messo sotto indagine per il sospetto di avere stuprato una connazionale rifugiatasi in Corea del Sud, e la settimana scorsa gli era stato vietato di lasciare il paese. Secondo l’agenzia governativa nordcoreana Kcna, l’uomo avrebbe tutti i sintomi della Covid-19 e su di lui sarebbero già stati eseguiti dei test, mettendolo in quarantena. Stessa cosa per tutti coloro che hanno visitato la città negli ultimi cinque giorni. Va considerato che, secondo la Corea del Sud, sono oltre 30mila i disertori nordcoreani e negli ultimi cinque anni sono solo poco più di una decina le persone che hanno fatto ritorno nel regime di Kim.

Sempre l’agenzia governativa ha poi riportato che Kim ha convocato una riunione dell’ufficio politico del partito ammettendo la possibilità che il coronavirus sia arrivato nel paese. Insomma, se finora la Corea del Nord era considerata come zona Covid-free, la diffusione di questa notizia è di certo una sorpresa. Soprattutto se si considera che, a inizio luglio, Kim Jong-un aveva parlato di un “brillante successo” nel contenimento della pandemia, dicendo di non abbassare la guardia per scongiurare il rischio di una crisi “inimmaginabile e irrecuperabile”.

La smentita di Seul

L’agenzia tuttavia non ha confermato il caso. Anzi, da Seul viene addirittura smentito. La Corea del Sud ritiene infatti che il disertore nordcoreano tornato in patria non abbia contratto la malattia. Yoon Tae-ho, funzionario del ministero della Salute sudcoreano, ha detto che il giovane “non era segnato come caso di Covid-19 o come persona venuta a contatto con contagiati”.Lo stesso funzionario ha anche dichiarato che sono stati effettuati i test su due persone che erano state in stretto contatto con il presunto disertore ed entrambi erano risultati negativi.

Questo non mette a tacere i dubbi, esistenti dall’inizio, su possibili casi nel paese, soprattutto se si considera la sua posizione, vicina a grandi focolai del virus, come la Cina. Tuttavia, come spiega il New York Times, bisogna considerare il grande lavoro di sorveglianza sulle informazioni che esercita il governo centrale, una situazione che fa sì che gli unici dati di cui si è a conoscenza siano quelli diramati da Pyongang. Al contempo, altri analisti ritengono che un focolaio di Covid-19 potrebbe mettere seriamente alla prova il sistema sanitario pubblico della Corea del Nord così come la sua economia, già colpita dalle sanzioni internazionali. Al contempo, la scarsa infrastruttura stradale e ferroviaria del paese, insieme alle attuali restrizioni sui viaggi potrebbero, secondo altri, aver effettivamente funzionato a vantaggio del governo nordcoreano nel contenere il virus.

Fonte : Wired