Little Forest, la recensione del film coreano tratto dall’omonimo manga

Song Hye-won ci aveva provato a rifarsi una nuova vita, a ricominciare da zero in quel di Seoul e a lasciarsi alle spalle un passato tormentato. Ma l’insostenibile concomitanza di studio e lavoro, collegata a una relazione sentimentale nella quale non si è mai sentita realmente coinvolta – anche per via della sua insicurezza e di un marcato senso di inferiorità – l’hanno obbligata a ripensare alla sua esistenza.
La ragazza è così tornata a quel piccolo paesino di campagna nel quale è nata e cresciuta, un’oasi di pace e tranquillità ben distante dalla frenetica vita della metropoli. Qui Song Hye-won ritrova gli amici di un tempo, la simpatica e stravagante Joo Eun-sook e l’affascinante Lee Jae-ha.
La protagonista deve fare pace con sé stessa e tentare finalmente di capire e metabolizzare il misterioso abbandono da parte della madre.

Un percorso catartico

L’omonimo manga di Daisuke Igarashi era già stato al centro di un dittico di film di produzione nipponica realizzati tra il 2014 e il 2015, accolti con favore dal pubblico che vi ritrovava le atmosfere dell’opera originaria.
Per alcuni potrà quindi risultare superflua la visione di questa seconda trasposizione girata in Corea del Sud, ma in realtà il cambio di cultura, location e atmosfere è servito per infondere un nuovo approccio a una storia dal carattere potenzialmente universale, che porta il pubblico a riflettere su ciò che è realmente importante.
L’eterna sfida tra una vita semplice e la ricerca di una carriera sicura è il cuore pulsante al centro della narrazione. E proprio nel legame con la natura e le tradizioni, Little Forest trova l’ideale arpione per scardinare le difese del pubblico, che rimarrà emotivamente coinvolto dalla vicenda della protagonista e dei suoi inseparabili compagni.

Cuore e stomaco

La ciclicità delle stagioni caratterizza cento minuti di visione dove i colpi di scena vengono saggiamente messi da parte in favore di una placida staticità di eventi e situazioni, permettendo al racconto e ai personaggi di crescere e maturare senza l’assillo di una narrazione fagocitante.
Lo spettatore è chiamato a prendersi un attimo per sé stesso nell’immedesimazione con la figura di Song Hye-won, e a lasciarsi conquistare dalla magia delle piccole cose.
Già disponibile in home video e tornato in sala per la complessa situazione relativa alla distribuzione di nuovi titoli, Little Forest ha inoltre il merito di mettere letteralmente l’acquolina in bocca, in quanto vengono esposte in modo chiaro e preciso le preparazioni di diverse ricette tradizionali coreane, con una cura tale che certi odori e gusti diventano immaginabili anche dall’altro lato dello schermo.
La regista Yim Soon-rye, tra le maggiori esponenti della corrente New Wave autoctona, trova l’accortezza di porsi senza eccedere di fronte all’efficace e fresco cast e all’avvolgente contesto paesaggistico, facendo di uno stile libero e immediato l’ennesimo punto di forza di un film in grado di offrire molto, almeno a chi sia pronto ad accoglierlo con un animo schietto e da sognatore.

Fonte : Everyeye