Arcuri diventa commissario anche per l’Istruzione. Basterà a salvare la scuola?

Stiamo diventando il paese dei commissari: dalle mascherine l’ad di Invitalia affianca la ministra per test e banchi negli istituti. Ma non si poteva partire due mesi fa?

(foto: Antonia Cesareo/Fotogramma/Ipa)

Il paese dei commissari. No, non solo quelli a cui il governo vuole affidare oltre cinquanta opere pubbliche del nuovo piano di lavori Italia veloce, ma anche quello della scuola. Già, perché da oggi l’Italia non ha solo una ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, di cui viene chiaramente certificata l’inadeguatezza. Ma anche un commissario che la affianca. E che, per così dire, somma missione impossibile su missione impossibile: da quella per l’emergenza Covid-19 a quella, tematica, sulla scuola. Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, l’uomo delle mascherine nel picco della crisi, anche stavolta dovrà prendere in mano la partita con poteri straordinari. E fare in modo che l’appuntamento di dopodomani mattina, cioè quello dei primi di settembre, non vada deserto.

La presunta didattica a distanza, d’altronde, non ha funzionato. Il 12,7% degli studenti è rimasto totalmente tagliato fuori dalle lezioni mentre un altro 20% ha partecipato saltuariamente. Lo ha appena spiegato l’Agcom nella sua relazione annuale da cui si evince che solo per 40 alunni su cento non c’è stato alcun problema. Per gli altri, invece, le scuole chiuse hanno significato un mezzo calvario, senza contare le esistenze dei genitori, messe in enorme difficoltà con la ripresa progressiva del lavoro in presenza e gli istituti ancora serrati. Insomma, bisogna tornare in classe. Con le misure del caso, ma è un’urgenza ormai assoluta. Una scadenza fatale, nel pieno di un’emergenza educativa già conclamata, per affrontare la quale la macchina del ministero di viale Trastevere evidentemente non basta. Occorre forzare e velocizzare gare, leggi, regolamenti e andare dritti alla meta del prossimo anno scolastico. Anche se forse ci si poteva pensare prima.

Da una parte, infatti, si inizierà a pubblicare bandi di gara molto light per comprare in tempi rapidissimi tutte le attrezzature necessarie, dai banchi singoli a nuovi test sierologici per docenti, dipendenti comunali delle scuole dell’infanzia e personale. Lanciando fra l’altro una mostruosa campagna di screening che mai sarebbe stata possibile, nei tempi ristretti delle prime settimane di settembre, nel rimpallo burocratico fra dicasteri dell’Istruzione e della Sanità. E ancora quantità enormi di gel igienizzanti, mascherine (a volte ritornano), arredi scolastici “utili a garantire l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2020-2021” e qualsiasi acquisto necessario a “contrastare l’eventuale emergenza delle istituzioni scolastiche statali”, come si legge nel dl Semplificazioni. Secondo Azzolina la nomina di Arcuri non è per nulla un suo commissariamento: spiega infatti di aver fortemente richiesto quella collaborazione. Senza rendersi conto che, se possibile, è anche peggio.

Se infatti così fosse, se cioè non fosse stata una decisione imposta sull’onda del sicuro stallo in vista della ripartenza ma maturata in armonia, non ci si poteva arrivare prima? Sono mesi che si discute in modi stucchevoli dei limiti e dei rischi della ripresa scolastica in queste condizioni infrastrutturali, gli istituti sono chiusi da marzo e nel frattempo la ministra rassicurava tutti sulla ripartenza a settembre (“Si torna in presenza e sicurezza. Avremo un miliardo in più per la ripartenza” dichiarava lo scorso 26 giugno, addirittura già all’inizio di maggio parlava di classi dimezzate e presenze alternate). Perché dunque attivarsi solo all’inizio di luglio, con l’operatività da garantire fra neanche due mesi e il rischio che le lezioni non ripartano proprio?

La logica dei commissari può avere un senso in certe fasi ma le nuove competenze assegnate ad Arcuri danno più l’idea di un braccio di ferro sulla pelle degli studenti e della spugna gettata da Azzolina come sempre poco prima del gong, proprio quando ci si stava rendendo conto di non avere tempo a sufficienza. Ovunque nel mondo un responsabile politico finito in un simile vicolo cieco avrebbe fatto un passo indietro. Da noi sorride a favore di telecamera rigirando la frittata del suo più grande fallimento, una ferita per tutto il paese.

Fonte : Wired