Cosa dice il mercato immobiliare di New York sul futuro delle nostre case

Dopo la prima ondata di coronavirus, i più giovani sono in cerca di case più grandi per lo smart working, sfruttando anche i tassi bassi. Una tendenza che potrebbe diventare mondiale

Chrysler building, Manhattan, New York City (Getty Images)

Il momento in cui Tony Jao, esperto di mutui di base a New York, ha capito che Manhattan avrebbe cambiato il suo volto è stato quando molti clienti hanno iniziato a chiamarlo. “Stava iniziando la crisi coronavirus negli Stati Uniti”, spiega. “La media dei tassi di interesse a cinque anni è crollata, nel giro di tre settimane, dal 3,71% al 3%: in tanti mi hanno chiesto di rinegoziare il loro mutuo”. E quando i tassi di interesse scendono così tanto in America, “capisci che qualcosa di grosso sta per succedere in tutto il mondo”.

Dietro a una semplice parola, mutuo, e a numeri un po’ noiosi, i tassi di interesse, c’è una tendenza che regala un primo affresco della New York che verrà, dopo la crisi del coronavirus. Una città dove il concetto di casa, che prima della pandemia veniva vista come un semplice appoggio all’interno di una quotidianità fatta di bar, ristoranti e uffici, si rafforzerà parecchio. “Molti millennials lavoreranno da casa”, prevede Jao, una vita tra Queens e Brooklyn. Tanti, spiega, “stanno provando a cambiare appartamento già ora”, cercando mutui “per case più grandi, con una stanza in più da adibire a studio, e sfruttando i tassi al ribasso”.

Il crollo del mattone

La pandemia ha ferito in modo indelebile la metropoli che non dorme mai e il mercato immobiliare ne ha risentito: gli annunci di nuove case in vendita sono diminuiti fino al 70% in aree come New York. Ora però lo sguardo è già al futuro. “Troveremo una città stordita da oltre due mesi di shutdown, ma con una gran voglia di ripartire”, spiega Andrea Pedicini, real estate broker del gruppo Corcoran. Esperto di mercato immobiliare, da più di dieci anni a New York, vede la metropoli di oggi “a metà tra quella post 11 settembre e quella post 2008, con prezzi medi in flessione di un ulteriore 5-10% da qui alla fine dell’anno”, ma confermando “un aumento significativo del numero di transazioni”.

E le cifre potrebbero salire già dall’anno prossimo, motivo per cui molti, alla ripresa, sembrano già essere pronti ad acquistare e ad acquistare in modo diverso. “Gli ultimi mesi hanno dimostrato che disponiamo delle tecnologie per reimpostare le nostre abitudini”, dice Pedicini. Anche se “sul lavoro tendiamo comunque a cercare un senso di comunità basato più sul contatto fisico che su quello virtuale”, quindi è da escludere l’idea di una Manhattan svuotata, paventata da molti, così come sembra presto dare per spacciati gli uffici tradizionali.

Il trend in Europa

Il modo in cui cambierà il concetto di casa oltreoceano segue un trend presente anche in Europa, dove l’appartamento viene già visto come luogo da vivere e non come un semplice locale di appoggio. In Germania per esempio, come riporta il portale Iamexpat.de, la fetta di mercato immobiliare meno colpita dalla crisi coronavirus è quella relativa ai progetti di costruzione ancora in fase di pianificazione, dove organizzare gli spazi in modo diverso è ancora possibile. Mentre il coronavirus potrebbe portare a una rivoluzione del concetto di casa anche in Francia, dove secondo il portale Statista.com il 26% dei francesi ha dovuto trascorrere il lockdown in appartamenti tra i 30 e i 49 metri quadri.

Senza dimenticare il Regno Unito, dove si apriranno delle opportunità per chi si affaccia all’acquisto della prima casa, con i bisogni del mondo post Covid-19. “Coloro che lavorano in remoto e in professioni non colpite troppo duramente dalla crisi potranno persino aumentare i loro risparmi, perché spenderanno meno per viaggiare e uscire“, Laura Gardiner, research director alla Resolution Foundation di Londra, ha detto di recente al Financial Times. “Quindi, se i prezzi delle case diminuiranno, e lo faranno, saranno in grado di capitalizzare“.

Nonostante il mercato immobiliare newyorkese sia diverso da quello europeo, è sempre New York a tracciare la via: “Gli scenari a lungo termine dipenderanno dalle macro-tendenze dei prossimi mesi”, spiega Pedicini: “Ma sono pronto a scommettere che New York sarà anche su questo capitale del mondo”.

Fonte : Wired