Chi è il boss Michele Senese, “il pazzo” che da Afragola ha conquistato Roma

Pazzo, completamente. Incapace di intendere e di volere e, quindi, nemmeno responsabile delle sue azioni. O, almeno, questo dicono le perizie. Eppure Michele Senese, che all’anagrafe di camorra è noto proprio come “‘o pazzo”, in quarant’anni ha scalato le gerarchie della malavita, “enfant prodige” alla corte dell’allora potentissimo clan Moccia di Afragola che si è lanciato negli anni ottanta alla conquista di Roma, arrivando a dettare legge su Cinecittà, alleato con personaggi del calibro di Giuseppe Fasciani, Massimo Carminati e Giuseppe Casamonica. Per il gip Annalisa Marzano, che ha firmato l’ordinanza da 28 misure cautelari anche nei confronti del suo gruppo criminale, Michele Senese è tutt’altro che pazzo: lucido e consapevole, “rimane il capo assoluto e indiscusso”, capace di controllare il territorio anche dal carcere.

Michele Senese, il boss con la schizofrenia e l’epilessia

Michele Senese nasce nel 1957 ad Afragola, in provincia di Napoli. Da giovanissimo imbocca la strada della malavita. A 16 anni finisce in ospedale con una pallottola nello stomaco e 6 anni dopo, quando di anni ne ha 22, diventa “pazzo”: il ragazzo soffre di epilessia e schizofrenia. Lo scrive, nero su bianco, lo psichiatra Giuseppe Lavitola nel 1979, lo stesso che firma anche una perizia analoga per il boss Raffaele Cutolo. E con “il professore di Ottaviano”, oltre al medico, Senese ha in comune un altro episodio, quello dell’evasione dall’Opg di Aversa, il 5 febbraio 1978: anche “il pazzo” scappò facendo saltare in aria il muro di cinta.

In quegli anni la diagnosi di pazzia era uno degli escamotage preferiti per evitare la galera. Si erano fatti diagnosticare incapaci di intendere e di volere boss della camorra e anche personaggi legati alla Banda della Magliana. Michele Senese, in particolare, soffriva di schizofrenia paranoide in disturbo di personalità antisociale e ritardo mentale. E così, mentre inizia a costruirsi il suo impero di droga e gioco d’azzardo, parallelamente non si fa mancare episodi che con quelle diagnosi sono coerenti. Come quando, nel 1997, accusa la polizia penitenziaria di voler avvelenarlo oppure quando, intercettato in carcere a Rebibbia, dice di avere intenzione di andarsene in Germania una volta libero, aggiungendo che lui la lingua non l’ha studiata, ma una mattina s’era svegliato e parlava tedesco.

Michele Senese da Afragola a Roma per la Nuova Famiglia

I primi anni ottanta sono il periodo della massima potenza della NCO di Raffaele Cutolo e della guerra con la Nuova Famiglia, quel cartello di vecchi clan nato col preciso scopo di distruggere l’organizzazione del boss di Ottaviano. In quegli anni Senese è già il capozona di Afragola. Ha solo 22 anni, è il 1982, ma già in lui vedono l’erede di Angelo Moccia. Tanto che sarebbe stato proprio Carmine Alfieri, capo della camorra napoletana, a decidere di spedirlo a Roma, dove serviva avere una persona di fiducia.

Un suo arresto nella Capitale risale al 1983, nel periodo in cui sia la Nuova Famiglia sia la Nco avevano spostato gli interessi a Roma. Poco dopo, nel gennaio 1983, nella zona di Primavalle salta in aria l’automobile con dentro Vincenzo Casillo e Mario Cuomo, entrambi legati a Cutolo; l’esplosione uccide il primo, luogotenente del boss, e causa gravissime amputazioni all’altro, tra cui la perdita di entrambe le gambe. I sicari hanno piazzato circa mezzo chilo di esplosivo militare dietro la pedaliera. L’attentato viene rivendicato dai “giustizieri campani”, il braccio armato della Nuova Famiglia.

Nel 1984 scatta una operazione dei carabinieri contro la Nuova Famiglia nel Casertano. Complessivamente 116 ordini di cattura tra Aversa, Villa Literno e Teverola. Tra i destinatari ci sono il superboss Antonio Bardellino, il suo braccio destro Mario Iovine detto Marittiello, Francesco Bidognetti detto Cicciotto ‘e mezzanotte e Michele Senese, a cui l’ordine di cattura viene notificato in carcere.

Nel 1994 la Squadra Mobile di Napoli, in collaborazione con la Guardia di Finanza, sequestra beni per 8 miliardi di euro intestati ad Angelo e Gennaro Senese, fratelli di Michele: sono garage, appartamenti, 15 automobili di grossa cilindrata, oltre a una villa con giardino in via Telegono, una palazzina di due piani in via Torre di Morena, un villino in via delle Vigne, un palazzo e due depositi in viale dei Tamerici. Nel 1997 Gennaro Senese, 31 anni, viene ucciso a coltellate. Il corpo è nell’appartamento di un pregiudicato, ritenuto affiliato alla banda della Maranella, che dopo il ritrovamento nel corpo è irreperibile.

L’ascesa criminale di Michele Senese ‘o pazzo

Dopo pochi anni dal suo arrivo nella Capitale, Senese ha già avviato la conquista di Roma. Tra il 1987 e il 1990 importa hashish e cocaina dalla Spagna attraverso il clan Gallo di Torre Annunziata, tra il 1991 e il 1992 si allea con gli Abate di San Giorgio a Cremano e comincia a importare anche eroina dalla Turchia. A metà degli anni ’90 il clan Senese è una realtà ben consolidata nella Capitale, sempre meno legata alla camorra napoletana e sempre più indipendente, con rapporti stretti anche con la Banda della Magliana. La droga che si vende tra Laurentino, Cinecittà, Tuscolano, Primavalle, Ostia, Torvaianica, Fiumicino e Ciampino arriva tutta tramite la stessa organizzazione, quella che fa capo all’ex enfant prodige di Afragola.

Ma Michele Senese continua a rimanere pazzo, e così dribbla (quasi sempre) le condanne, tra assoluzioni e ricoveri in cliniche psichiatriche, senza che emergano prove di una organizzazione criminale da lui diretta. Ed in quegli anni si fa strada un’altra figura, di cui Senese sarebbe il padrino criminale: quel Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, ucciso nell’agosto 2019 nel Parco degli Acquedotti.

Nel 2009, quando viene arrestato, gli inquirenti tracciano di lui il ritratto di un personaggio in grado di comandare, organizzare, coordinare. Uno capace di fare da punto di riferimento per le altre forze criminali. Nel 2013 Senese viene arrestato per l’omicidio di Giuseppe Carlino, ucciso nel 2001 a Pomezia: avrebbe ordinato l’agguato per vendetta, dopo l’uccisione del fratello Gennaro. In carcere resta solo sette mesi, poi è di nuovo libero. Fino al 31 ottobre 2014, quando arriva la condanna all’ergastolo. Ma, anche durante la detenzione, il suo clan non si è estinto. E lui, anzi, ha continuato a guidarlo.

Fonte : Fanpage