Coronavirus, a Roma 39 casi dal Bangladesh. La Regione reagisce: tamponi a tappeto e test in aeroporto

Trentanove casi in pochi giorni, dodici solamente nelle ultime 24 ore (qui il bollettino del 6 luglio). Sono i numeri dei contagi da coronavirus tutti collegati a rientri dal Bangladesh che preoccupano la Regione Lazio da due lati: sia per l’aumento dell’infezione, con il rischio di possibili nuovi focolai, sia per la gestione delle persone che in questi giorni sono arrivate da Dacca, capitale dello stato asiatico. 

La comunità bengalese si dice collaborativa e segue, ma il problema c’è come hanno sottolineato nelle ultime ore i vertici della Pisana. Un allarme che era stato lanciato già da fine giugno, ma forse non adeguatamente ascoltato. Ora la questione, però, sta diventando delicata. 

Test e tamponi in aeroporto: l’ordinanza della Regione

E così i rientri dai paesi a rischio, sono diventati la priorità da gestire per la Regione Lazio come ha sottolineato l’assessore alla sanità nel Lazio Alessio D’Amato nell’annunciare l’ordinanza messa in campo “per garantire che vengano eseguiti i test e i tamponi a tutti i viaggiatori del volo speciale in arrivo oggi da Dacca. Abbiamo trovato la piena disponibilità da parte di Aeroporti di Roma“.

In particolare l’ordinanza della Pisana prevede che “i passeggeri dei voli speciali provenienti da Dacca (Bangladesh) e autorizzati dall’Enac siano sottoposti, al loro arrivo, al test sierologico e a quello molecolare, affinché venga verificata tempestivamente l’eventuale positività e limitata la circolazione del virus; l’attività di esecuzione dei test sarà condotta dalla ASL RM3, territorialmente competente, avvalendosi anche della collaborazione delle USCAR; la ASL è tenuta ad assicurare che, nelle more dello svolgimento dei test e in mancanza di adeguata idoneità alloggiativa utile ad osservare l’isolamento fiduciario, le persone siano ospitate presso idonea struttura ricettiva, anche alberghiera, garantendo l’isolamento per il tracciamento necessario“.

“In attesa degli esiti i passeggeri dovranno esser posti in isolamento”

Il primo volo dal Bangladesh sul quale verranno effettuati i testi ai passeggeri è quello che atterrerà intorno alle ore 17.45 di oggi. “Dopo lo sbarco e dopo le usuali misure di prevenzione (misurazione della temperatura) verranno svolti, da personale del servizio sanitario regionale e dalle USCA-R, i test sierologici e i tamponi. In attesa degli esiti i passeggeri dovranno esser posti in isolamento“, ha spiegato D’Amato.

I passeggeri previsti sul volo sono circa 250. Una azione preannunciata già ieri, in sostanza, dal Governatore del Lazio Nicola Zingaretti: “I nuovi dati sui contagi ci dicono che la riapertura delle frontiere da molti Paesi ancora ad alto rischio richiede nuove e tempestive misure di prevenzione e controllo degli arrivi. Urgono decisioni per prevedere tamponi in aeroporto per le persone che nei giorni precedenti all’arrivo hanno soggiornato in questi Paesi“, scriveva domenica sui social.

La gestione dei bengalesi a Roma

Oggi, quindi, ecco che si passa all’azione. E se per la parte sanitaria la Regione sembra avere le idee chiare, l’emergenza ora diventa di come gestire queste persone.

La comunità del Bangladesh di Roma chiede che venga creata una struttura ad hoc che possa ospitare i casi sospetti e positivi nei pressi dell’aeroporto di Fiumicino in modo da dare anche un alloggio sicuro a tutte quelle persone in arrivo da Dacca e che, non saprebbero altrimenti dove alloggiare e non mettere in difficoltà i coinquilini degli stessi. 

Siamo d’accordo ad effettuare i tamponi, ma quello che davvero serve è allestire una struttura per permettere alle persone di stare in isolamento per 14 giorni – spiega a RomaToday Batchu, presidente dell’associazione culturale Dhuumcatu e portavoce della comunità  bengalese -. Sono tanti i ragazzi che vivono insieme ad altri connazionali e che, vista la necessità di restare in quarantena, rischiano di non avere un posto dove vivere facendo ritorno in Italia“. 

I controlli drive-in al centro di Torpignattara

Una cosiddetta “emergenza tetto” secondo Batchu che ribadisce la necessità di organizzare un presidio specializzato per “fare la quarantena ed evitare così qualsiasi rischio possibile e rendere così la vita meno complicata a questi ragazzi che arrivano, ma anche salvaguardare la salute pubblica dell’intera città“.

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Nel frattempo all’interno della Casa della Salute San Caterina della Rosa di Torpignattara, la Asl Roma 2 ha organizzato il servizio drive in per i bengalesi. 

Fonte : Roma Today