Ennio Morricone è stato il compositore più rivoluzionario della storia del cinema

Non indenne da difetti e incredibilmente prolifico, è stato capace di musicare anche 10 film l’anno per 20 anni di seguito, una macchina di melodie che non si è fermata mai

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Ennio Morricone è il mio compositore preferito e quando dico compositore intendo metterlo nella medesima categoria di Mozart” sembra davvero opportuno che il compagno dell’ultima fase della vita di Ennio Morricone, che ci ha appena lasciato all’età di 91 anni, sia stato Quentin Tarantino, cineasta che più di tutti ha portato al pubblico la fusione di cinema di serie B e serie A, le stesse due dimensioni in cui si è sempre mosso Morricone, a prescindere dalla sua fama e dal suo prestigio.

Non fosse stato proprio per Quentin Tarantino e per tutta la grande ondata di revival dello spaghetti western da lui introdotta a partire da Kill Bill, difficilmente Ennio Morricone avrebbe vissuto la seconda giovinezza che l’ha visto arrivare ai suoi unici due Oscar nonostante cinque nomination andate a vuoto tra il 1979 e il 2001. Prima quello alla carriera nel 2007, che lui stesso nel suo discorso d’accettazione dedicò a chi non aveva avuto i riconoscimenti che meritava in vita (difficile non pensare si riferisse a Sergio Leone), e poi quello del 2016 per Hateful Eight.

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Dotato di un carattere durissimo e spietato, Morricone non è mai stata una persona conciliante. Con lo stesso Tarantino ha avuto un rapporto stranissimo. A lungo ha mal sopportato l’uso che il regista faceva delle sue musiche nei propri film, ne ha parlato male e l’ha disprezzato fino a che non è scattato l’amore quando, per il suo primo film con una colonna sonora originale, Tarantino l’ha chiamato. La maniera in cui lungo tutta la carriera è tornato a collaborare con i registi che l’avevano assaggiato anche una volta sola spiega più di qualsiasi parola quanto potesse essere amabile e professionale, ma è anche vero che era dotato di una scorza d’amianto e che lo portava a frequenti polemiche e risposte dure.

10 film che non sapevate avessero la colonna sonora di Morricone

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Se gli ultimi anni di carriera gli hanno donato onori che non è scontato sì possano raccogliere in vita, è anche vero che quel che ha raccolto è stato seminato in più di 50 anni di carriera eccezionale, testimoniati da dieci David di Donatello accumulati e un numero impressionante di film musicati.

Ma Ennio Morricone non è stato solo compositore di musica da film, ha anche realizzato circa un centinaio di brani di musica classica, ma inevitabilmente è stata la parte cinematografica del suo lavoro quella che l’ha reso noto e che ha portato le sue idee riguardo la musica a tutti, professionisti e non. Tale è l’ingombro della popolarità dei suoi temi e di molti dei film che ha musicato che la parte più di nicchia della sua produzione ne esce schiacciata.

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Le colonne sonore in stile Morricone iniziano nel 1961 con Il Federale, storico film con Ugo Tognazzi diretto da Luciano Salce, stesso regista del suo secondo film, La voglia matta (sempre con Tognazzi). Erano anni in cui lavorava anche per la musica commerciale, sono suoi gli arrangiamenti di Sapore di sale di Gino Paoli e Se telefonando. A partire da quegli esordi Morricone, che all’epoca aveva circa 34 anni, musica 16 film in 3 anni prima di arrivare a Per un pugno di dollari, che non era nemmeno il suo primo western. Quell’incontro (che non è una novità, con Leone si conoscevano dalle elementari) cambia la sua carriera e ne amplia di colpo possibilità e orizzonti. Il sogno di qualsiasi compositore, un regista che gira i film a partire dalla musica e non chiede di comporre una musica per un film già finito, diventa l’occasione per sperimentare e creare colonne sonore come non se n’erano mai sentite che sì sarebbero fuse nei film come mai era stato fatto prima.

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Infaticabile lavoratore, in un’industria cinematografica come quella del cinema italiano degli anni ‘60, una che produceva film a getto continuo in quantità impensabili oggi, Morricone era in grado anche di comporre score per 9-10 film in un anno.

Solo tra il 1961 e il 1970 scriverà musica per tantissimi spaghetti western (tra cui, a parte quelli di Leone, figurano anche Tepepa, Il grande silenzio e Queimada) ma incontrerà subito gli autori emergenti. È sua la musica di uno dei film più importanti del decennio, l’esordio di Marco Bellocchio, I pugni in tasca, come di Uccellacci e Uccellini e Teorema di Pasolini. Ma ancora sempre prima del 1970 partorirà musiche che oggi riteniamo giustamente fondamentali come La battaglia di Algeri, Il clan dei siciliani e Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.

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In quel primo blocco di carriera si definisce uno stile Morricone subito chiarissimo. Contrariamente a tutto quello che era stato mai fatto in materia di musica da film nelle sue composizioni si affacciano i rumori. Prima ancora che il rock scoprisse il rumore è negli score di Morricone che le armonie si mescolano a suoni che diventano discontinuità rumorose come percussioni o vere parti di melodia. I colpi di frusta, gli urli o i sassi sfregati gli uni contro gli altri negli score western, la marcia militare di La battaglia di Algeri che sembra una mitragliatrice…. Su queste idee Morricone innesta dei temi spesso memorabili. Non sempre innamorato delle melodie semplici, quando le centra sono passaggi indimenticabili. Inutile elencarli qui, sono pezzi di immaginario collettivo che chiunque conosce.

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Nel 1971 Morricone è già un’istituzione, Il buono, il brutto e il cattivo l’ha lanciato nel mondo e il resto dei suoi lavori già hanno confermato tutto quel che si poteva confermare, eppure continua a musicare circa 10 film l’anno. Ha 45 anni e l’energia di un ragazzino, ogni autore che lo incontra vuole lavorare solo con lui. Pasolini non lo lascia più e nemmeno Elio Petri, a loro si aggiunge anche Argento da L’uccello dalle piume di cristallo in poi. Eppure il desiderio di fare è tale che Morricone partecipa anche a film molto più discutibili, sembra non rifiutare niente.

Sono sue le musiche di produzioni non proprio di alto profilo come L’esorcista II e Holocaust 2000 (due esempi tra mille), negli stessi anni in cui decide di lavorare a coproduzioni internazionali più blasonate come Il vizietto. Sono anche gli anni della deriva morriconiana più pericolosa, quella delle musiche talmente altisonanti e retoriche da sconfinare facilmente nel kitsch e nell’esagerato.

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A impedire che l’autocelebrazione musicale prenda il sopravvento negli anni ‘80 arriva finalmente la conferma internazionale, tutta una nuova generazione di cineasti lo richiede. Confinato nell’Italia non ci era mai davvero rimasto ma la collaborazione nel 1978 con Terrence Malick per il suo secondo film, I giorni del cielo, gli frutta la prima nomination all’Oscar e questo cambia tutto. In Italia già nel 1980 collabora con il primo film di Carlo Verdone (Un sacco bello) creando una musica memorabile, di nuovo con il suo marchio di fabbrica, cioè il fischio; è poi scelto per il poliziesco francese d’alto profilo Joss il professionista (con Jean Paul Belmondo) e come sempre non disdegna lavori meno snob musicando La chiave di Tinto Brass e il B Movie ad alto budget di John Carpenter, La cosa (non poche le polemiche riguardo questa colonna sonora). È però l’operazione mostruosa condotta con Sergio Leone per C’era una volta in America che lo mette sotto il riflettore più grande. È il suo score più grandioso e in certi punti anche più retorico e meno inventivo, una specie di grande riassunto di cosa sia lo stile Morricone pompato al massimo livello.

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In quel momento Ennio Morricone ha 60 anni, 30 anni di carriera alle spalle ma si trova di fronte uno dei lavori più importanti in assoluto che trasformerà in uno dei suoi score più noti con almeno tre temi conosciutissimi: lo score di Mission, coproduzione franco-britannica con Robert De Niro all’apice della fama, un film che gira il mondo ed è di nuovo nomination all’Oscar.

A quel punto Morricone ha scavallato due generazioni e va di moda in tutto il mondo presso cineasti che si sono formati con i B movie italiani che lo avevano fatto esordire. Brian De Palma lo vorrà per Gli intoccabili (altra nomination) e Vittime di guerra, Pedro Almodovar per Legami! e Roman Polanski per Frantic. Insospettabile invece arriverà successo mondiale di Nuovo cinema Paradiso che segna l’inizio di un’altra collaborazione fondamentale.

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Negli anni ‘90 iI ritmo di lavoro si abbassa a soli 6-7 film all’anno tra cui però compaiono anche molti lavori televisivi come La piovra. Ci sarà spazio per Bugsy di Barry Levinson (nomination) e U-Turn di Oliver Stone, per i nuovi meno riusciti film di Dario Argento e per qualsiasi nuova produzione porti il nome di Tornatore. Sono questi gli anni in cui lavorando meno ogni volta i suoi score si fanno più grassi, appesantiti ed esagerati.

Nel 2000 Morricone festeggia 72 anni con una nuova nomination agli oscar per Malena e un nuovo film con Brian De Palma (Mission To Mars). Nonostante il suo nome cominci a scomparire e tornare sotto i riflettori in occasione dei nuovi film di Tornatore, la sua attività in realtà non si ferma, divisa tra produzioni televisive e moltissimi documentari.

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Caso più unico che raro ci lascia un maestro che a 91 anni non aveva concluso la propria carriera, un gigante del cinema in tutti i sensi, un rivoluzionario del rapporto tra musica e immagini. Se Trovajoli e Nino Rota sono eccezionali accompagnatori di grandi autori italiani, Morricone è stato qualcosa di più. Fiero mestierante: poteva comporre musiche per qualsiasi tipo di film senza problemi ma anche contribuire alla ridefinizione di ciò che il cinema può dire e del ruolo del proprio comparto nell’economia di un film.

Fonte : Wired