Romance Doll, la recensione del film romantico-erotico giapponese

Tetsuo trova lavoro in un’officina dedita alla progettazione e al relativo sviluppo di bambole gonfiabili. L’obiettivo del suo capo, un arzillo signore di mezz’età, è quello di creare il prototipo perfetto e rivoluzionare per sempre il settore. Dopo che il primo modello è stato sonoramente bocciato, Tetsuo si fa venire un’idea: usare il calco del seno di una donna in carne e ossa per realizzare poi quello della bambola. La modella ingaggiata per il bizzarro compito è Sonoko, che dopo l’iniziale conoscenza diventa la moglie del protagonista. Trascorrono gli anni e dato il successo dell’operazione Tetsuo diventa sempre più ossessionato dal proprio incarico.

Serio e faceto

Quando vi sono di mezzo le bambole gonfiabili è spesso facile scadere in battute di cattivo gusto o in approcci pecorecci, soprattutto contestualizzando l’insieme a quella società giapponese dove l’ossessione per il sesso è al contempo un tabù e una piaga sociale. Eppure vi sono esempi disincantati e sognanti, come Air Doll (2009) del maestro Hirokazu Kore-eda che, tramite il mezzo fantastico, offriva una storia ricca di grandi e struggenti emozioni.
Non si può purtroppo dire lo stesso per questo film della connazionale Yuki Tanada che riporta l’atmosfera su toni più terreni e non riesce a trovare la giusta quadra dal lato introspettivo.

Romance Doll tenta di andare al cuore dello spettatore, ma il ricorso a colpi di scena fortemente retorici e indotti alla lacrima facile toglie il corretto respiro di crescita alla narrazione, che si muove stancamente nelle due, eccessive, ore di visione.

Tra dramma e risate

Centoventi minuti fiaccati da una monotematicità di fondo che impedisce ai personaggi di emergere con i relativi punti di vista, con il ripetuto ricorso alle stesse ambientazioni che aumenta la sensazione di inesorabile ciclicità che toglie spontaneità all’intero insieme. Il lato comico è affidato a caratterizzazioni caricaturali delle varie figure secondarie coinvolte e le dinamiche romantiche peccano in forzature e costrizioni che impediscono il coinvolgimento da parte del pubblico.

Lo stesso versante erotico, ovviamente presente vista l’ambientazione trattata, è ridotto ai minimi termini e le spente performance del cast principale non riescono a migliorare di molto la situazione.
La regista, che in passato aveva convinto ben di più in opere come One Million Yen Girl (2008) e The Cowards Who Looked to the Sky (2012), fa intuire il suo approccio volutamente minimale che però mal si adatta a un plot già di per sé controverso, che sfocia in un epilogo ambiguo che potrebbe far storcere il naso.

Fonte : Everyeye