Cristiano Godano per la prima volta corre da solo con Mi ero perso il cuore

Disponibile in digitale, CD e doppio vinile Mi Ero Perso il Cuore  (Ala Bianca Group / Warner Music), il primo album solista di Cristiano Godano, da lui definito “una collezione di canzoni che raccontano i demoni della mente’, un disco attuale che ‘ha il coraggio della paura e esibisce questa poetica vulnerabilità”. L’INTERVISTA

Debuttare declinando i demoni della mente non è proprio la cosa più facile ma la la prospettiva cambia se protagonista dell’operazione è Cristiano Godano, anima dei Marlene Kuntz. L’artista di Fossano ha atteso di superare abbondantemente i 50 anni per pubblicare il suo primo album da solista, Mi ero perso il Cuore. Ne abbiamo parlato al telefono.

Cristiano il tuo Mi ero perso il Cuore, a ogni ascolto arrivi sempre più in profondità.
Sono spunti di riflessioni e mi fa piacere sapere che credi che esista un nucleo del disco. Non so se lo rintraccerei.
Ci hai fatto attendere per il debutto da solista.
Sono sempre un po’ propenso a credere che le cose arrivano quando devono arrivare. Posso avere il rammarico di essere premuroso verso me stesso. Forse potevo anticiparlo di un anno ma siamo lì.
Dove è la tua mente? Ti sei ritrovato? E’ un tema costante dell’album.
Rappresenta nella maniera più aderente possibile chi sono io quando sono a casa mia. Il mood è tra leggero e country più un lirismo che deve sfogarsi. I testi sono arrivati dopo. Non raccontano il mondo intorno ma ne sono l’emanazione. Mente e cuore sono in dissidio con la mente che prevale: vai a dormire con un assillo e il giorno dopo è uguale. Sono almeno quattro anni che sono poco contento della piega che sta prendendo il mondo.
Eppure pare che siamo in una fase di rinascita: nel caso durerà?
Non ho visioni così circostanziate, posso esprimere la mia sensazione. Prevale un po’ il pessimismo. Certi signori vogliono che stiamo nella rete per ottenere clic, vendere i nostri dati e c’è la forbice del 10 per cento ricco e il 90 povero che si amplia. Il covid (tutto sul coronavirus) è un monito della natura: lei se ne frega ma noi siamo una parte di lei che va verso l’auto-distruzione, è un monito ma l’establishment non ci fa ben sperare. Tornare dove eravamo prina è la cosa peggiore. Credo che Trump sappia che il riscaldamento globale c’è anche se dice di no. Sa pure che i suoi figli andranno su Marte. Ma questo non è prendersi cura dell’umanità. Chissà magari colonizzeremo altri mondi.
Davvero ti senti fragile dietro le parole che sono la tua forza?
A volte sì altre no. C’è anche da sorriderne, dietro a certi miti creati dalla poesia, scritti da persona talentuose ma umane.
Ti viene mai la paura di non sapere più scrivere come dici ne La Natura.
Ho fotografato un istante ben preciso. Finora la ho sempre sfangata. Un percorso nuovo mette paura poi esistono milioni di possibili espedienti per andare avanti. Quando non so che fare mi confronto con un libro, un saggio, la poesie. Il bello mi accende una voglia di bello che mi inebria.
Cosa c’è negli aloni di perplessità?
E’ una immagine specifica di Sei sempre qui con me: l’uomo allo specchio circondato da un alone di perplessità. C’è un mondo di assilli.
La sottile differenza tra sono qui con te e sono qui per te?
Una compenetra l’altra. Sono rassicuranti entrambe.
La bestia dentro di noi mi fa pensare al film l’Esorcista.
Buono e cattivo li incasello in archetipi e miti che ci riguardano come esseri umani. Non ho afflato religioso ma so che la scienza autorevole, quella legittimata, parla di una coscienza universale. Dopo la morte c’è energia. Non mi lascio irretire da idee new age ma quando interviene la scienza mi faccio attento e curioso.
Cosa vuol dire oggi essere compassionevole.
Qualità rara, usato molto nei periodi per me nefasti. Penso ai casi tristi dei migranti lasciati a illanguidire sulla nave: cercavo con i post di muovere a compassione, di invitare a non abituarci. L’arte fa capire la compassione.
Gli occhi che si abbassano, la stretta di mano pavida: chi è oggi l’uomo?
C’è un dualismo pavido, a volte pure troppo.
Cosa ti aspetti dall’estate 2020?
L’approdo naturale di Mi sono perso il cuore è nei teatri con la band. Non so quando capiterà ma se ci saranno cose solitarie lo gradirei molto. Mi piacerebbe suinare in radure, in masserie in luoghi dove con la musica si respira la natura. 

Fonte : Sky Tg24