Il quasi golpe di Macron: ha sostituito il capo del Governo che era più popolare di lui

Il presidente francese Emmanuel Macron con l’ex primo ministro Edouard Philippe all’Elieso lo scorso 29 giugno 2020. (FOTO ANSA EPA/CHRISTIAN HARTMANN)

Rivoluzione di luglio in Francia, dove si è consumato una crisi di governo lampo: questa mattina infatti si è dimesso il premier francese Edouard Philippe, 49 anni, che era stato chiamato dal presidente della Repubblica Emmanuel Macron alla testa del governo nel 2017 dopo la vittoria alle elezioni presidenziali. All’epoca Philippe era membro del partito di centrodestra Les Républicains (LR) che ha lasciato senza entrare nel centrista partito governativo fondato da Macron, La République En Marche.

L’annuncio delle dimissioni è arrivato pochi giorni dopo che Philippe è stato rieletto sindaco di Le Havre a larga maggioranza. Da maggio, circolavano insistenti voci secondo cui Macron avrebbe messo mano ad un vigoroso rimpasto nel tentativo di rilanciare la sua presidenza a due anni dalla scadenza del suo mandato, in cui avrebbe potuto anche sacrificare il primo ministro. Una ipotesi che oggi è diventata realtà e che diversi commentatori vedono come un rischio in quanto Philippe potrebbe costituire un futuro rivale presidenziale a destra. Il dimissionario premier si congeda infatti dal governo con una popolarità che sfiora il 60%, secondo gli ultimi sondaggi, quasi 20 punti in più di quella del presidente Macron.

C’è chi dice che è per evitare di essere messo nell’ombra dal suo premier che Macron ha deciso di rinunciare a Philippe.

La nomina di Jean Castex al posto di Philippe potrebbe avallare questa ipotesi. Ex vice segretario generale della presidenza della Repubblica tra il 2011 e il 2012, Castex dal 2 aprile 2020 è stato responsabile del coordinamento della progressiva uscita dal lockdown attuato in Francia per contenere la pandemia di Covid-19. Uomo di destra, ma sconosciuto al grande pubblico, con un profilo più tecnico, da amministratore, lascia a Macron più margine di manovra nell’imprimere la sua linea politica all’esecutivo, togliendogli il pensiero di un premier potenziale rivale mentre accontenta l’elettorato della destra tradizionale con un sarkozista della prima ora.

Del resto fra i commenti raccolti dopo la nomina, l’opposizione sinistra e verdi in primis hanno subito criticato la nomina d Castex, una scelta che permette a Macron piena visibilità. C’è chi gli contesta addirittura quasi un golpe e lo accusa di aver azzerato in questo modo la carica di primo ministro, quasi volendosene appropriare.

“La difficoltà per Macron è che Philippe non è solo popolare, ma sarà difficile da sostituire ed è un potenziale rivale. La vera minaccia viene dalla destra politica ed è lì che Philippe è la principale minaccia. In questo scenario, Philippe è necessario perché fa appello agli elettori di destra”, ha dichiarato Jerome Fourquet, direttore dell’Istituto di sondaggi Ifop citato dal Guardian.

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Diversi commentatori del resto scommettono sulla totale lealtà di Philippe, che ha escluso di mettersi di traverso e di ostacolare la seconda corsa all’Eliseo di Emanuel Macron nel 2022. Forse l’anima non proprio ecologista del premier dimissionario può aver indotto il presidente a porre fine a tre anni di sodalizio con Philippe, segnato solo da qualche timido dissapore. Adesso che Emmanuel Macron ha imboccato un percorso politico rigorosamente verde, dal quale non potrà deviare, dopo il successo senza precedenti degli ecologisti che hanno conquistato città come Lione e Strasburgo. E che già parlano di dare battaglia a Macron alle prossime presidenziali. Un quadro che non può che impensierire il presidente che non vuole rischiare di finire in pasto ai “degagisti”, quelli che in Francia vogliono far fuori i politici “vecchi” e polverosi. Quanto a Philippe, si accontenterà della poltrona di sindaco di Le Havre? Forse si, in attesa della corsa all’Eliseo del 2027.

Fonte : Today