A che punto è la pandemia di Covid-19 nel mondo?

La vista dall’Italia dell’andamento della pandemia non rispecchia la situazione globale, diversa da paese a paese. Con alcune situazioni particolarmente critiche a oggi

(foto:  Prayag Tejwani on Unsplash)

I nuovi focolai segnalati in diverse zone d’Italia, per certi versi attesi, e in generale i nuovi positivi mostrano che no Covid-19 non è una storia chiusa e che il virus circola ancora nel nostro Paese. Quel che appare però evidente, guardando all’oggi tra i nostri confini, è che vada decisamente meglio rispetto alla scorsa primavera, quando i numeri della pandemia – pur con tutti i limiti – fotografavano tutt’altra situazione. Anche considerando l’aumento dei nuovi casi degli ultimi giorni. Ma altrove non è così. A livello globale la pandemia la pandemia sta ancora galoppando, con alcune situazioni che più di altre destano preoccupazione.

Una prima fotografia la scattano le mappe e i numeri dell’andamento dell’epidemia. Se solo alla fine di giugno il numero uno dell’Oms parlava di una pandemia che stava pericolosamente accelerando, all’indomani dell’aumento di 150mila casi in un solo giorno, l’incremento più elevato nel giro di 24 ore, nei giorni scorsi la situazione non è molto cambiata. Anzi. Alla fine di giugno in un solo giorno sono stati notificati quasi 200 mila casi, globalmente abbiamo ormai abbondantemente superato i 10 milioni e mezzo di infezioni confermate e siamo oltre il mezzo milione di morti, con punte di quasi 7000 decessi al 27 giugno. Numeri simili non si avevano dagli inizi di maggio. Tanto che Tedros Ghebreyesus senza giri di parole ha dichiarato che il “peggio deve ancora venire”, riferendosi non solo alla situazione dei contagi ma anche alla mancanza di una lotta condivisa a livello globale.

Cominciando a esaminare più da vicino le situazioni delle diverse regioni nel mondo l’andamento appare per lo più in crescita per le Americhe, il Sudest asiatico, l’Africa e il Mediterraneo Orientale. Ma è solo zumando ulteriormente che si riesce ad avere una visione più dettagliata di quanto sta accadendo nel mondo, con alcune situazioni al momento più critiche di altre.

In India, per esempio, negli ultimi giorni si sta assistendo a un’impennata nei casi, che dall’inizio della pandemia hanno raggiunto nel paese quasi 20 mila nuovi infezioni in un singolo giorno, a fronte di numeri per lo più invariati per le morti. Sulle quali però c’è più di qualche dubbio, come riassume un articolo su Nature. Se da una parte è vero che la popolazione indiana è mediamente giovane, esistono dei limiti nelle diagnosi di morte da Covid, specialmente per le zone rurali, come raccontava l’epidemiologo indiano Jayaprakash Muliyil, che impedisce di avere una fotografia realistica dei decessi da coronavirus.

Anche negli Usa si sta assistendo in questi giorni a un aumento generale dei nuovi casi (ma non nei decessi) e nuove chiusure. Non di rado, riferisce il New York Times, si è avuto in alcuni degli stati che erano stati i primi ad allenare le misure di contenimento. È questo il caso della Florida o del Texas, ma sono tanti e diversi gli hotspot di coronavirus negli Stati Uniti come mostrano le elaborazioni del quotidiano oltreoceano, concentrati soprattutto negli Usa occidentali e sudorientali. Un pericolo per l’intero paese, ha dichiarato Anthony Fauci, direttore degli americani National Institute of Allergy and Infectious Diseases, mettendo in allarme sul rischio di avere fino a 100 mila contagi in un giorno, circa il doppio del record già registrato negli ultimi giorni, non nascondendo di essere piuttosto preoccupato al riguardo.

casi cv(Foto: Ecdc)

Gli Usa restano a oggi il paese più colpito dalle infezioni da coronavirus, seguiti dal Brasile e dalla Russia. Della situazione critica in Brasile si parla da tempo, soprattutto in relazione alle posizioni e alle dichiarazioni pericolose assunte dal presidente Bolsonaro, che avrebbero guidato una “paralisi istituzionale” nelle risposte alla Covid, fatale insieme alle diseguaglianze, soprattutto in materia di salute, di cui soffre il paese, spiega Alfredo Saad Filho su The Conversation. Ai primi di luglio il Brasile registra oltre 30 mila casi di infezioni al giorno e più di 1200 morti in un giorno.

(Foto: Ecdc)

Altrove accanto a misure di rilassamento in alcuni casi sono tornate anche quelle di chiusura e contenimento. In Europa – a lungo epicentro della pandemia e dove la situazione appare, a livello generale, sostanzialmente stabile seppur con qualche variazione, almeno per quel che riguarda il numero di nuovi casi da oltre un mese, ma con situazioni diverse da paese a paese – continuano le attività di riapertura e dal primo luglio l’Unione Europea ha approvato il rallentamento delle restrizioni di viaggio per una lista di paesi, lasciandone fuori altri (come Usa e Brasile appunto). D’altra parte, a fronte dell’emergere di nuovi focolai sono riprese anche le attività di chiusure: è successo per esempio in Cina, nei pressi di Pechino, dove sono stati ristretti i movimenti di circa 400 mila persone dopo la segnalazione di appena 18 casi. Succede però anche nel Regno Unito, proprio a ridosso dell’allentamento di alcune restrizioni previste per il prossimo weekend, in particolare a Leicester, dopo che buona parte dei casi segnalati in tutto il paese provenivano dalla zona, riferisce la Bbc. E nel Medio Oriente, in Iran – dove dagli inizi di giugno si segnalano ogni giorno oltre duemila nuove infezioni e sono tornate a crescere anche le vittime – l’uso delle mascherine diventa obbligatorio per gli spazi chiusi.

Anche in Africa il Covid sembra aver accelerato negli ultimi giorni, come osservato per l’Egitto, il Sudafrica, l’Algeria, i paesi più colpiti finora insieme a Nigeria, Ghana e Sudan, riferiscono gli Ecdc. Ma anche in Estremo Oriente, a Tokyo, i casi di infezioni dopo tempo sono tornati a salire, toccando numeri che seppur limitati rispetto ad altre situazioni non si vedevano da tempo nel paese.

Fonte : Wired