ART in Pills Libri: “Il piccolo campo” di Erskine Caldwell

Il piccolo campo di Erskine Caldwell e la famiglia degli Walden, nella seconda avventura della “Trilogia del Sud”

A cura di Viviana Filippini

Qualche giorno fa vi ho raccontato La via del tabacco di Erskine Caldwell, considerato il primo libro di quella che può essere identificata “La trilogia del Sud”. Il secondo volume che la compone è Il piccolo campo , pubblicato per la prima volta nel 1933. Dopo la bizzarra e povera famiglia dei Lester protagonisti de La via del tabacco, in questa nuova epopea ambientata nel profondo Sud degli Stati Uniti negli anni’30 i protagonisti principali alla ribalta sono la famiglia degli Walden, unita al loro perenne tentativo di arricchirsi cercando l’oro. Una sete di benessere tale andarà ad incidere sui legami tra i membri della famiglia, portandoli ad incrinarsi sempre più.

La famiglia Walden e la sete dell’oro

Una delle ultime edizioni de Il piccolo campo, edito da Fazi

Ne Il piccolo campo i personaggi sono minati da una necessità di possesso ossessiva, in particolare  Ty Ty  Walden e i due figli Buck e Sahw, sono impegnati in una ricerca spasmodica della ricchezza – l’oro– che non arriverà mai. I Walden sono talmente tormentati dal bisogno di avere, da ridurre  il loro terreno ad un insieme di enormi buche dalle quali ricavano solo terra e  niente più. Questo bisogno di possedere cose materiali, di avere oggetti (oro per stare bene) richiama alla memoria l’attaccamento alla “roba” di Mastro Don Gesualdo di Giovanni Verga.

Bisogno di riscatto sociale

Tutti gli uomini e le donne de Il piccolo campo combattono per avere qualcosa, ma soprattutto per migliorare il loro status esistenziale e avanzare di un gradino in più nella scala sociale. Un percorso arduo e complesso, che provocherà ammaccature e ferite profonde in ognuno dei protagonisti. Accanto alla fragilità del nucleo degli Walden, Caldwell inserisce, attraverso la vicenda di Will Thompson, sposato a Rosamond Walden, un’acuta riflessione sulla disoccupazione, sulla grave crisi economica e sulle tragiche conseguenze che si scatenarono come un flagello sugli Stati Uniti d’America dopo il 1929.

Povertà narrata vissuta in prima persona dall’autore

La povertà narrata da Erskine Caldwell è così viva e vera, perché lo scrittore la visse sulla propria pelle nei primi anni ’30, quando lui, come molti altri americani si trovarono a sopravvivere a momenti di estrema miseria. Caldwell utilizza una profonda spontaneità nella descrizione dell’umanità protagonista, tanto che essa appare grottesca e bestiale. Questa suo rappresentare la povertà in modo spontaneo e senza filtri, infastidì parecchio la società contemporanea dell’epoca. Caldwell ne subì le conseguenze, perché fu vittima di censura, della critica dei colleghi e persino dell’arresto.

Perché tanto scandalo?

La specie umana scelta da Caldwell per Il piccolo campo  è definita da Caldwell, da un lato, come un insieme di  uomini e donne animati da impulsi animaleschi, torbidi. Dall’altro, la stessa umanità è tremendamente fragile, a tal punto da non riuscire a controllare le proprie pulsioni. Le conseguenze di questa mancanza di autocontrollo è presente un po’ in tutti i personaggi, in alcuni in modo maggiore, in altri meno. La mancanza di self control sarà catastrofica per i Walden e il loro destino.

Il piccolo campo attuale ieri e oggi

Quello che stupisce de Il piccolo campo è la lucidità con la quale Caldwell tratteggia il loro cosmo americano degli anni Trenta, quella sua abilità narrativa di portare noi lettori dell’oggi a consocere un mondo del passato e a renderci conto che la nostra società, non è distante da quel tempo passato, nel quale i Walden tentarono, invano, la fortuna.

Fonte : Cultora