Polvere di staminali per rimediare ai danni polmonari da coronavirus?

Un gruppo dell’università di Pavia ha messo a punto una ‘polvere di staminali’, ovvero un mix di proteine e altre sostanze solubili ottenute dalle staminali mesenchimali. Questo trattamento potrebbe in futuro aiutare non solo i malati gravi ma anche i guariti, ma ancora è necessaria cautela

(foto: Andrew Brookes via Getty Images)

Nella ricerca di un trattamento contro le polmoniti dovute a Covid-19, oggi si fa strada un’altra ipotesi: quella di utilizzare il cosiddetto secretoma, un mix di proteine solubili ottenuto dalla manipolazione di cellule staminali mesenchimali – cellule che si trovano in vari tessuti umani. In questo campo, recentemente un team di ricerca dell’università di Pavia ha sviluppato una tecnica per ottenere un secretoma in polvere, liofilizzato, e non liquido, come quello studiato finora, e negli ultimissimi anni il team italiano ha testato con successo queste sostanze in polvere su animali, dunque ancora in una fase preclinica, con altre malattie polmonari. Oggi i ricercatori di Pavia hanno appena pubblicato un articolo in cui spiegano perché questo trattamento potrebbe essere efficace anche nei pazienti con forme di Covid-19 molto grave, e anche per le persone che, dopo una forma grave sono guarite ma hanno un danno ai tessuti del polmone e potranno avere problemi polmonari cronici a lungo termine. Si tratta ovviamente di un primo passo ma i risultati potrebbero aprire una strada di studio interessante per individuare nuovi strumenti contro il coronavirus. La riflessione dei ricercatori è pubblicata sulla rivista Cells.

Cosa potrebbe fare il secretoma

Il secretoma è una un insieme vario di sostanze prodotte dalle cellule staminali mesenchimali.  Dentro ci sono proteine solubili di dimensioni micro e nanoscopiche, insieme a vescicole extracellulari, che negli ultimi anni sono spesso studiate come micro-navette trasportatrici di altre sostanze, dunque come agenti terapeutici. Questi componenti, interagendo con le cellule infette dal virus, da colpire, potrebbero regolare la risposta immunitaria e infiammatoria. “Il nostro gruppo ha osservato che il secretoma negli animali con altre malattie polmonari presenta anche effetti antifibrotici, dunque riducendo l’ispessimento polmonare”, ha spiegato a Wired Maria Luisa Torre, ideatrice del progetto e responsabile del Cell Delivery System Lab dell’Università di Pavia. “Per questo, potrebbe essere utile non soltanto nei pazienti con Covid-19 molto grave, ma anche per i guariti con esito fibrotico-cicatriziale. Secondo quanto appena emerso circa il 30% delle persone che hanno avuto l’infezione Covid-19 e guariscono potrebbe sviluppare problemi polmonari cronici da esito di Covid-19 (il dato arriva dal convegno digitale della Società italiana di pneumologia con StemNet, la Federazione delle associazioni di ricerca sulle cellule staminali e il gruppo italiano staminali mesenchimali Gism).

I primi indizi e le ipotesi

“Complessivamente diversi studi preclinici [su animali ndr]”, scrivono gli autori, fra cui Angelo Corsico, che ha coordinato lo studio, “hanno fornito prove congruenti e convincenti dell’efficacia terapeutica delle cellule staminali mesenchimali in diverse malattie polmonari”. Fra le patologie studiate in questi trial, ci sono la broncopneumopatia cronico ostruttiva e la fibrosi polmonare idiopatica. “Sulla base delle prove a disposizione”, proseguono gli autori,“abbiamo ipotizzato che il secretoma da cellule staminali mesenchimali, formulato come polvere liofilizzata e somministrato con iniezioni intravenose (oppure tramite inalazione del paziente), possa rappresentare un approccio adatto per il trattamento di pazienti con polmonite da Covid-19, in particolare quelli in condizioni molto gravi”.

Perché il secretoma potrebbe essere importante

Ovviamente i risultati citati dagli autori sono preliminari e peraltro non su Covid-19 per cui è necessario utilizzare il condizionale e procedere con cautela, non dimenticando che la sperimentazione segue percorsi lunghi. “Tuttavia”, aggiunge Torre ci sono già due trial clinici, in Cina, rintracciabili su Clinicaltrials.gov (qui e qui), in cui si sta studiando l’uso del secretoma inalato per il trattamento della polmonite da Covid-19. Questi trial stanno attualmente valutando la sua tollerabilità nei pazienti (la fase 1 della sperimentazione clinica)”. La speranza, prosegue l’esperta, è quella che nel caso di risultati positivi si possa procedere nella ricerca. “Anche perché”, sottolinea Torre, anche una volta che avremo il vaccino e che questo sarà stato somministrato su ampia scala, dunque la pandemia potrà volgere al termine, comunque i danni da Covid-19 si vedranno per molto tempo in alcuni dei guariti con problemi cronici ai polmoni”. 

Meglio il secretoma in polvere

Inoltre l’utilizzo del secretoma liofilizzato potrebbe avere dei vantaggi rispetto a quello liquido già in uso. “Questo intanto perché è più standardizzato e sappiamo dire esattamente quante e quali sostanze ci sono e in quale concentrazione“, conclude Torre. “Questo elemento potrebbe essere utile anche per ridurre i costi, soprattutto per i paesi in via di sviluppo che non hanno la possibilità ad accedere ad altre terapie più costose”.

Fonte : Wired