Il viaggio dei viaggi, intervista a Gianluca Barbera

  • Com’è nata l’idea di un catalogo-guida che trascinasse i lettori sulle tracce dei più grandi avventurieri della storia?

Dall’intento di scrivere una moderna Odissea, ancora più universale.

  • Il libro si apre con la frase “Fate che il presente si prenda cura del passato più di quanto il futuro è solito prendersi cura del presente”, incisa su una targa all’ingresso del museo dei grandi viaggi d’avventura. Cosa significa per lei questa frase?

È una riedizione del carpe diem, con in più un occhio al passato.

  • Il professore si chiama Terranova, come l’isola che rese celebri i fratelli Caboto. Perché ha scelto questo nome?

È un nome parlante. Terranova, Labrador, Baffin, sono nomi che rimandano a grandi esplorazioni ed esploratori del passato.

  • Gli alunni del professor Terranova sono descritti quasi come creature mitologiche; da dove ha preso lo spunto?

Mi fa piacere che l’abbia notato. Comunque non saprei. Forse dalla mia mitologia personale, o familiare.

  • Nel suo libro il viaggio è sia narrato dalla guida che vissuto in prima persona, attraverso gli occhi dei grandi esploratori del passato. Vuole essere un’espressione della molteplicità di mezzi e supporti attraverso i quali si può scoprire il mondo?

Esattamente. Una visione monadica del mondo.

  • I racconti di Darwin e colleghi sono molto dettagliati e ricchi di curiosità antropologiche, letterarie, zoologiche. Come si è documentato per scriverli?

Al solito modo. Numerose letture, che indico in fondo al libro. Il cinema e la Tv. Internet e Google map. E per finire molta invenzione.

  • C’è un capitolo che spicca su tutti, se non altro per l’argomento: l’allunaggio. Ci può raccontare come le è venuta l’idea?

La cena è realmente avvenuta. Ma si è svolta in tutt’altro modo. Volevo mostrare questi supposti eroi dello spazio in tutta la loro nudità, umanità.

  • Questo libro dà voce a personaggi molto diversi, seppure straordinari, da Darwin a Nobile. Ce n’è uno che ammira in modo particolare, o con il quale sente di avere maggiore affinità?

Mi sento vicino a tutti. Mi sono spezzettato e seminato dentro ciascuno.

  • “Si viaggia per conoscere, non per criticare”: questo è ciò che la guida cerca di spiegare agli alunni di Terranova. Ma secondo lei è ancora così?

Alcuni viaggiano per postare le foto su Facebook o Instagram. Altri per sé stessi. Ma va bene così. Ognuno deve assecondare la propria natura.

  • Se dovesse spiegare in breve che cos’è per lei il viaggio, cosa direbbe?

Per me viaggiare è prima di tutto leggere un libro.

Fonte : Cultora