Vincenzo, guarito dal Covid, dona il plasma per curare altri malati: “Un atto dovuto”

Colpiti dal coronavirus e guariti, ora sono pronti a donare il proprio plasma per curare altri pazienti, offrendo loro una speranza. La trasfusione del plasma di una persona guarita dal virus a pazienti gravi per passare loro l’immunità è una strada che si sta percorrendo con un discreto successo. Una terapia che sembra dare buoni risultati, anche se per ora le evidenze scientifiche non sono robuste. La terapia con plasma da convalescenti – si legge dal sito del ministero della Salute – prevede il prelievo del plasma da persone guarite dal Covid-19 e la sua successiva somministrazione (dopo una serie di test di laboratorio, anche per quantizzare i livelli di anticorpi “neutralizzanti”, e procedure volte a garantirne il più elevato livello di sicurezza per il ricevente) a pazienti affetti da Covid-19 come mezzo per trasferire questi anticorpi anti-Sars-Cov-2, sviluppati dai pazienti guariti, a quelli con infezione in atto.

Gli anticorpi (immunoglobuline) sono proteine coinvolte nella risposta immunitaria che vengono prodotte dai linfociti B in risposta ad un’infezione e aiutano il paziente a combattere l’agente patogeno andandosi a legare ad esso e neutralizzandolo. Questo meccanismo d’azione si pensa possa essere efficace nei confronti di Sars-Cov-2, favorendo il miglioramento delle condizioni cliniche e la guarigione dei pazienti.

Coronavirus, lo studio sul plasma autorizzato in 56 centri italiani

Il Comitato etico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma ha autorizzato lo studio nazionale comparativo randomizzato, denominato “Tsunami”, per valutare l’efficacia e il ruolo del plasma ottenuto da pazienti convalescenti da Covid-19. Lo ha annunciato nei giorni scorsi l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), in una nota, precisando che “il parere unico rilasciato dal Comitato etico” dello Spallanzani “ha validità immediata su tutto il territorio nazionale”. Lo studio “Tsunami” (acronimo di TranSfUsion of coNvaleScent plAsma for the treatment of severe pneuMonIa due to SARS.CoV2), attivato su indicazione del ministero della Salute, è promosso dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e dall’Aifa e vede al momento coinvolti 56 centri, distribuiti in dodici regioni.

E come sta avvenendo in altre strutture ospedaliere italiane, prosegue anche al Policlinico di Bari la sperimentazione della plasmaterapia. Come annunciato dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, “i primi nove donatori risultati idonei all’attività di screening sono stati convocati oggi dal centro trasfusionale del Policlinico di Bari per il prelievo/donazione di plasma in aferesi. La Regione Puglia entra così nel vivo della sperimentazione della immunoterapia passiva con plasma raccolto da pazienti guariti da infezione Covid-19”.

Emiliano ha voluto ringraziare “tutti coloro che, sconfitto il virus, con generosità stanno effettuando le donazioni in modo da permettere ai nostri medici di offrire una speranza a chi è ancora malato e alla ricerca di fare passi in avanti verso una cura”. Lo screening sui primi quattordici candidati donatori, da cui sono risultati i primi nove soggetti idonei, è stato completato dal laboratorio di microbiologia dell’azienda ospedaliera universitaria di Padova, per la determinazione del titolo di anticorpi neutralizzanti anti-Sars-CoV-2 sui campioni di sangue, ovvero la verifica della quantità di anticorpi sviluppata nei pazienti guariti.

Plasmaterapia, la testimonianza di un donatore 

Vincenzo Manzionna, 34enne barese, è tra i donatori che hanno deciso di aderire alla sperimentazione della plasmaterapia per curare i malati Covid. A marzo ha scoperto di essere stato colpito dal coronavirus. Ora è guarito ed è pronto ad aiutare nella ricerca di una cura: “Per me è un atto dovuto, sono felice di esserci. Dal primo giorno ho detto sì, io ci sono”. Qui sotto la sua testimonianza.

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Fonte : Today