Nel giorno della ripartenza la serrata dei commercianti romani: “Senza aiuti non possiamo riaprire”

Dal centro storico come via del Corso, San Pietro e Prati a viale Libia, fino alle vie dello shopping di Ostia: sono numerosi i negozi, i bar e i ristoranti che nel giorno della ripartenza hanno deciso di rimanere chiusi. Una serrata di protesta: “Senza aiuti non possiamo riaprire. Migliaia di dipendenti a rischio” – si legge nelle locandine affisse sulle vetrine. Quasi mille i negozianti che hanno aderito all’appello del gruppo Facebook ‘Io non apro’. Lamentano dipendenti con la cassa integrazione ancora non erogata, difficoltà di accedere al credito e troppe spese da sostenere per poter ripartire.

La serrata dei commercianti romani

In zona San Pietro, senza turisti e pellegrini, le entrate sono quasi azzerate. Tra le contestazioni anche la questione orari: “Ci pregiudica l’apertura ritardata alle 11.30” – racconta all’Adnkronos Valentina Troiani, una degli esercenti. “Le messe cominciano alle 7, perfino un bar perderebbe quel poco di affluenza che invece potrebbe avere garantita. Questa – ricorda – è una zona dove dopo il tramonto in giro non c’è nessuno. A che serve aprire alle 11.30 e chiudere alle 21.30? Abbiamo già perso la stagione più remunerativa che è quella che va da marzo a giugno. Fino al prossimo anno non avremo introiti, i costi saranno superiori agli incassi. Come sopravviviamo?”.

La crisi dei negozi di Roma: “Senza aiuti non possiamo riaprire”

Ma la crisi investe tutta Roma. “Non ci sono le condizioni economiche per fare utili, ma solo per creare ulteriore debito. In questi mesi avrebbero dovuto permettere alle imprese di tenere i motori accesi, invece così è come se dovessimo partire già ingolfati. Ingolfati di debiti: per settimane le nostre entrate sono state congelate, ma non le nostre uscite” – spiega a RomaToday Giulio Anticoli, presidente di Roma Produttiva, associazione che racchiude i commercianti di alcune vie del centro e anche le botteghe storiche.

Dietro ai manifesti di protesta vetrine vuote o con in esposizione capi e calzature della stagione invernale: “Tutta merce già pagata che rimarrà invenduta. Le collezioni primavera e cerimonia invece dovremo svenderle”.

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Per Roma Produttiva nemmeno i saldi prolungati potranno salvare gli esercenti. “Stimiamo che almeno il 10% non riaprirà più, ma il conto salato al tessuto economico della città si presenterà tra fine agosto e settembre. Qui è in corso una guerra fra poveri: noi contro i nostri creditori. Siamo allo scontro sociale. Manca una visione illuminata. Ma se muoiono le imprese, muore il paese”.
 

Fonte : Roma Today