Coronavirus, il numero dei morti è ancora alto: “Sarà l’ultimo ad abbassarsi, nessun allarme”

I 262 morti dell’ultimo bollettino della protezione civile (111 nella sola Lombardia) sono un numero pesante. Ma non per forza di cose  allarmante. Lo ribadisce  l’epidemiologo Vittorio Demicheli: “Nessun allarme, lo diciamo da settimane, anche ora che la situazione sta rientrando verso la normalità: il dato dei decessi sarà l’ultimo ad abbassarsi definitivamente”. Il numero delle vittime nelle province lombarde torna a salire ma l’esperto spiega al Corriere della Sera che, anche se “è il dato più triste da comunicare, è anche l’ultimo degli indicatori che ci preoccupano in questo momento: i morti di ieri sono persone che hanno contratto l’infezione un mese fa. Sono lunghe storie cliniche, non riguardano il presente, mentre adesso l’attenzione è focalizzata su  eventuali riprese del contagio”.

“Prioritario è preparare il sistema a un’eventuale seconda ondata – dice il direttore sanitario dell’Ats lombarda – . Per questo ci sono tre elementi che più di tutti dobbiamo tenere sotto controllo: intanto le chiamate al 118. Poi il flusso nei pronti soccorsi. Quindi i contagi di giornata. La situazione è piuttosto tranquillizzante. La curva di richiesta di interventi in questo senso è piatta. Anche se resta leggermente più alta dei tempi pre-epidemia”. Per Demicheli, bisogna “evitare, come è successo nei tempi più critici, che la gente arrivi in ospedale in condizioni disperate: durante la fase di picco il 118 poteva gestire solo i casi più gravi”. “Penso che il virus – dice ancora – anche se in maniera ridotta sia ancora tra la popolazione. Ma più i giorni passano più possiamo sperare che il serbatoio sia sempre più piccolo per consentire una ripresa”.

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“I dati di oggi ci dicono che il  trend in Italia è sempre in calo, anche se resta il ‘caso Lombardia’,  con alcuni casi in più. Il dato dei decessi resta molto triste ma il  trend resta in calo anche in questo caso. Mentre per vedere gli  effetti della riapertura successiva al 4 maggio dovremo aspettare la  prossima settimana”. Serve ancora qualche giorno per tracciare un bilancio dell’epidemia post-lockdown, secondo il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco, il quale sottolinea comunque i numeri positivi che arrivano dalle terapie intensive: come abbiamo più volte raccontato, è proprio il numero dei pazienti ricoverati in terapia intensiva l’indicatore da tenere d’occhio; a differenza del numero dei nuovi casi accertati, il numero dei pazienti ricoverati in terapia intensiva non risente mai del numero di tamponi effettuati o del cambiamento delle strategie di testing regionali. Molti esperti concordano su questo punto: nei prossimi mesi l’eventuale aumento dei ricoveri in terapia intensiva sarà il vero campanello d’allarme sulla base del quale le autorità preposte potrebbero prendere decisioni sulla necessità di introdurre nuove misure e limitazioni.

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Fonte : Today